La Battaglia della Vita – Charles Dickens

Buon lunedì!

Il fatidico giorno si avvicina sempre più e domani termineremo questa maratona, ma non pensiamo a questo momento triste

Questa sarà con tutta probabilità l’ultima recensione del 2019, alla fine sono riuscita a rispettare il mio obbiettivo iniziale in parte, perché avevo pensato di leggere tutti i quattro racconti di Dickens natalizi rimanenti, ma sono riuscita a leggerne solo tre.

Sono comunque soddisfatta però, perché dati gli impegni di questi giorni, e tutte le questioni, e il fatto di aver iniziato a leggere (e avere avuto questa idea) in ritardo, tre su quattro è comunque un buon risultato.

Ciò significa che parleremo de “Il Patto col Fantasma” nella prossima maratona natalizia del 2020.

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La Battaglia della Vita – Charles Dickens

Casa editrice: Newton Compton

Genere: Classici

Pagine: 99

Prezzo di Copertina: € 7,89

Prezzo ebook: € 0,49

Anno di Pubblicazione: 1846

Link all’Acquisto: QUI

Trama 

Pur essendo La battaglia della vita il libro di Natale che ottenne più scarsi consensi di critica (1846), vi sono in esso elementi che lo rendono interessante a una sensibilità contemporanea: e sono proprio le falle messe a nudo dai recensori ottocenteschi (eccessi melodrammatici, assurdità psicologica) ad attrarre il lettore moderno. La scrittura cioè svela la presenza di un conflitto (la battaglia del titolo), ma non riesce ad averne ragione. La “Iove story” del sottotitolo, asessuata e scarsamente credibile, conduce a un lieto fine matrimoniale che il dipanarsi della storia non sembra giustificare: più coerente infatti sarebbe la morte della sorella “sedotta”. Ma la spiegazione e l’interesse del racconto sono altrove, nel difficile rapporto tra arte e vita che diviene il motore segreto del racconto; l’amore mai dimenticato di Dickens per la cognata morta a diciassette anni, che la scrittura può far rivivere e consente (castamente) di possedere.

“Una volta (poco importa quando) e nella forte Inghilterra (poco importa dove) si combattè un’aspra battaglia. Fu combattuta in una lunga giornata d’estate, quando l’erba che ondeggiava era verde. Più di un fiore selvatico, formato dalla mano dell’Onnipotente perché costituisse una coppa profumata per la rugiada, ebbe in quel giorno la sua tazza smaltata piena di sangue fino all’orlo e cadde con un brivido. […] Il fiume si colorò in rosso, il terreno calpestato si trasformo in una poltiglia, ove quel colore dominante nel passato rimaneva, sempre più fioco, nelle pozzanghere inerti formatesi nelle orme lasciate dai piedi degli uomini e dallo zoccolo dei cavalli e luccicava debolmente al sole.”

Recensione

Allora, parliamo del terzo racconto che ho letto in questo periodo natalizio di Dickens, in teoria “La Battaglia della Vita” è il quarto in linea cronologica e viene dopo “Il grillo del Focolare” e prima de “Il Patto col Fantasma“.

E’ più breve rispetto agli altri racconti, ma è stato decisamente il più lungo da leggere, rispetto agli altri mi ha convinta di meno sotto quasi ogni aspetto.

Perché non mi ha convinta?

Lo stile di Dickens qui sembra meno scorrevole, non è una di quelle storie/racconti dell’autore che catturano il lettore fin dalle prime pagine, tutto mi è sembrato più debole, dai personaggi, alla trama in generale, alla successione degli eventi.

Nono sono riuscita ad affezionarmi a nessun personaggio, tranne Clemency che è un personaggio piuttosto particolare, gli altri che sono per i Dickens i veri protagonisti mi sono sembrati poco delineati.

Questo racconto viene definito quasi una “love story” ed è vero, è tutto incentrato su più storie d’amore, ma queste coppie che nel corso de racconto si svilupperanno mi sono sembrate “buttate lì”, ad un certo punto troviamo coppie sposate ovunque e fino a qualche pagina prima non si poteva nemmeno lontanamente immaginare un’affinità fra questi.

Sono comunque persone che si conoscono, ma da qui a sposarsi (nonostante il periodo)…

Accade inoltre un fatto che è il mistero dell’opera, verrà rivelato alla fine e ha un suo senso, ma non va decisamente incontro alla mie aspettative, il mistero riguarda Marion la figlia minore del dottor Jeddler che è promessa in sposa al giovane Alfred, prende una decisione improvvisa prima del ritorno di costui.

Sembra una fuga d’amore perché Marion sembra innamorata di Michael e noi scopriremo solo alla fine la natura dei sentimenti di Marion, il motivo della fuga, e il luogo in cui per anni la giovane è stata.

Non capisco se il problema è la brevità, che in questo caso può essere un problema, o è la successione degli eventi.

Non ho avvertito la solita cura e immersione di Dickens nei confronti dei personaggi, sono lasciati a loro stessi, non c’è un granché di background e a livello caratteriale li ho compresi fino ad un certo punto.

In più sembrano tutti vittima degli eventi, dopo questa partenza è quasi come se fosse accaduta una tragedia, mentre viene detto dopo che il dottor Jeddler (padre di Marion), conosce la verità e lui e la sorella della ragazza, Grace, hanno ricevuto negli anni lettere.

Non che questo riesca a tranquillizzare una famiglia, però tutti la credono praticamente morta e invece loro conoscono il suo stato di salute, c’è una corrispondenza insomma.

L’interesse poi durante la lettura si ridesta solo quando accade questo fatto della fuga di Marion e alla fine, è come se l’autore stesso volesse avvertire il lettore, forse perché cosciente del calo di interesse.

Dopo aver terminato la lettura sento di non aver assorbito nulla da questo racconto, è come leggere un libro che alla fine evapora nel cervello eliminando ogni tracci della sua esistenza.

E’ il racconto dei Dickens, fra i cinque natalizi, che ha riscosso meno successo rispetto agli altri e ne capisco il motivo.

E’ di certo diverso dagli altri anche per due elementi fondamentali, il fattore paranormale e il Natale, il testo è ambientato a Natale in una piccola parte, ma se l’autore non lo avesse specificato non avrei mai pensato a questo periodo leggendo la storia.

Il fattore paranormale qui manca, non è presente.

Un qualcosa che rende inquietante ed oscuro il racconto è il campo di battaglia, la proprietà dei protagonisti infatti si erge su questo terreno maledetto dove un tempo ci fu una terribile battaglia in cui molte vite umane furono sacrificate.

Comunque il fulcro della vicenda è Marion e suoi due pretendenti,

Cosa mi è piaciuto?

L’unico aspetto che vorrei salvare è proprio l’ambientazione, questo clima pesante dato il campo con un passato tremendo è suggestivo.

Un altro aspetto gradevole per me è stato il personaggio di Clemency, ragazza particolare e sbeffeggiata ripetutamente nel corso del racconto da altri personaggi, ha la reputazione di essere una giovane che non spicca per intelligenza.

Uno dei twist interessanti riguarda lei, ho preferito lei rispetto al personaggio di Marion o Grace.

Conclusioni

E’ di certo il racconto che ho gradito di meno fra i tre che ho letto in questo periodo, non mi è sembrato il solito Dickens, c’è da dire che il 1846 fu un anno impegnativo per l’autore e di ciò ne risente il testo.

Sembra che a volte Dickens abbia preferito perdersi in particolari non rilevanti invece di far entrare il lettore in confidenza con i personaggi, ero disinteressata nei confronti della vicenda, a tratti per delle piccole scintille l’interesse tornava ma spariva subito dopo.

Posso dire che questo è stato il primo scritto di Dickens che non mi ha soddisfatta.

Il racconto a volte non sembra nemmeno avere un motivo per il suo proseguimento, la ragione di questo è appunto la rivelazione finale che comunque non mi sembra degna di sorreggere lo scritto.

Voto:

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Il mio voto vacilla tra la stellina e mezzo e le due stelline, quindi avrei anche assegnato due stelline ma ho optato per questo voto ripensando alla lettura in generale, è stato un testo che non mi ha appassionata alla lettura.

E voi? Avete mai letto questo racconto? VI è piaciuto? Sì? No?

A domani!

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