Bookabook, Cocci di Vetro e il Crowdfunding

Buon sabato! Come state?

Spero come sempre al meglio, nonostante tutto.

Oggi, farò un qualcosa di particolare per il mio blog, un qualcosa che non ho mai fatto, infatti in questo sabato soleggiato non sarò io a raccontarvi o parlarvi di un qualcosa, ma sarà un altra persona, Valeria, una scrittrice, tempo fa avevamo parlato del suo primo libro, ovvero “La Landa delle Strane idee“.

Titolo che a me personalmente era piaciuto parecchio, ma perché oggi sarà Valeria la principale narratrice di questo articolo?

Ebbene, Valeria vi parlerà di una nuova realtà riguardante la pubblicazione di libri (una realtà incredibilmente interessante) perché lei in prima persona è fase di campagna crowdfunding per iniziare la pubblicazione.

Quindi penso sia curioso leggere la presentazione di questo nuovo progetto da lei e sapere qualcosa in più sul suo nuovo libro “Cocci di Vetro  – brevi racconti a caccia di frammenti di luce“.

Tra l’altro nei prossimi giorni uscirà la recensione del nuovo testo di Valeria, che ringrazio perché sto avendo l’opportunità di leggere il suo libro in versione non editata e di recensirlo per prima, quindi a breve conoscerete la mia opinione a riguardo.

Ora, dopo questo piccolo accenno, lascio la parola a Valeria!

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L’inizio – Storia di un libro

Buongiorno (o buonasera) a tutti i lettori! Il mio nome è Valeria e oggi sono qui per dare la mia personale risposta alla domanda “cosa si cela dietro a un libro?

Cocci di Vetro e Frammenti di Persona

Cosa si cela dietro un libro? Ma quale libro? Ognuno di essi ha una storia diversa alle spalle e io vorrei raccontarvi quella del mio libro. Posso apparire egocentrica o narcisista (e non vi darei tutti i torti)… Ma credo che il mondo della scrittura sia così vasto, così ampio, che risulta quasi impossibile indagare quello altrui. Non che esplorare il proprio sia semplice.

Quindi, se vi interessa esplorarlo assieme a me, spero apprezzerete questi frammenti autobiografici dedicati ai miei lavori, ma a uno in particolare: Cocci di vetro – Brevi racconti a caccia di frammenti di luce.

L’Inizio

Partiamo, giustamente, dal principio. Il mese scorso ho inviato Cocci di vetro a Bookabook (una casa editrice in crowdfunding). Qualche settimana più tardi (anche in anticipo rispetto alle tempistiche previste) mi ha risposto dicendomi che avevo superato la loro selezione qualitativa.

E che a breve la mia campagna crowdfunding sarebbe iniziata…

Non solo un libro…

Prima di dilungarci a spiegare cosa sia Bookabook è meglio ripassare le basi: cos’è il crowdfunding? Io lo riassumerei così: non solo un libro, ma la possibilità di crearne uno.

Lo scopo di una campagna crowdfunding è quello di riunire in un’unica community un insieme di individui isolati che in comune hanno l’obiettivo di sostenere un progetto… O un libro. Quante volte ci siamo trovati dinnanzi allo scaffale di una libreria senza trovare un titolo che ci soddisfi? O, peggio ancora, trovarci fra le mani un libro orrendo senza sapere come sia arrivato addirittura sullo scaffale di una libreria? Personalmente mi è capitato spesso…

Sebbene questa sia una realtà, non è l’unica a nostra disposizione… Perché ne esiste un’altra, un’altra dimensione dove è il lettore a scegliere cosa finisce su quello scaffale della libreria. E questa realtà è il crowdfunding.

Cos’è Bookabook?

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Eccomi che finalmente corro a rispondere a questa domanda (dandovi anche il link del loro sito). Bookabook è una casa editrice in crowdfunding e il suo obiettivo è rendere i lettori protagonisti, tanto quanto lo sono gli scrittori. Dare a ciascuno la sua voce. È vero che le scelte del singolo consumatore influenzano i prodotti che vengono introdotti sul mercato, è una realtà già conosciuta… Ma quanta influenza ha il singolo nella massa? Quanto ci si può concretamente sentire partecipi? L’obiettivo di Bookabook è quello di abbattere questo limite.

La Storia di Bookabook

Bookabook nasce nel 2014 come una delle prime case editrice in crowdfunding, e che adesso può vantare una delle comunità di lettori più numerose in Europa. Nel 2015, il team di Bookabook si è ritrovato, ad Amsterdam, tra i finalisti per il premio internazionale per l’innovazione in editoria Renew the Book. A distanza di anni dai suoi inizi, Bookabook è rimasta salda nei suoi obiettivi e nei suoi ideali, portandosi a casa non pochi risultati… Come, ad esempio, il lancio di quello che sarebbe diventato un grande successo: Papà, Van Basten e altri supereroi.

Come funziona?

Sei un lettore? Sì? Non serve altro.

Basta iscriversi al sito e sarai, in automatico, responsabile della sorte dei libri che ti verranno proposti. E qui sorge il primo dubbio… Come faccio a sapere che quello che leggo è di qualità?

È qui la vera differenza tra Bookabook e il self-publishing; posso parlare per esperienza personale avendoli provati entrambi. Mentre nel self-publishing potenzialmente chiunque può avere accesso allo scaffale di quella famosa libreria, con Bookabook bisogna prima convincere il team e superare la loro selezione, per poi affrontare il giudizio dei lettori.

Per quanto possa sembrare ovvio, non penso sia da dare per scontato che io, lettore su Bookabook, non sto andando a caccia di qualcosa di “qualità”, ma di qualcosa che “mi piaccia”… Questo perché qualcuno ha già fatto la selezione per me.

Chiarito questi punti sorge un nuovo dubbio… E se la campagna va male? È una domanda più che lecita visto che il libro verrà pubblicato e distribuito solo se la campagna crowdfunding va a buon fine. Ma se ciò non dovesse accadere? In quel caso Bookabook si impegna a rimborsare ogni singolo preordine.

In Conclusione

Ecco che così si conclude questo mio frammento autobiografico. Sebbene mi sia dedicata agli aspetti più “tecnici” che biografici, mi sembrava corretto esporre in maniera esaustiva in cosa consiste questo mio inizio. E dare tutte li informazioni nel caso qualcuno voglia intraprendere a sua volta questa strada.

Valeria

Scrivere di Ciò che Si E’ Letto

Buongiorno, buon lunedì ma soprattutto buon inizio giugno (in ritardo) people!

Finalmente torno sul blog, non vedevo l’ora di poter scrivere questo articolo!

Oggi non parliamo di un libro in particolare, né di nuove uscite letterarie, né di poesia, parliamo però di un argomento sempre legato ai libri, una questione piuttosto importante su cui da qualche mese mi ritrovo a pensare.

Per la serie “parliamone” oggi ci facciamo quattro chiacchiere tranquille per ragionare sulla questione “scrivere di ciò che si è letto”.

Come ai vecchi tempi oggi con un bel bicchiere di té freddo ci mettiamo a parlare di svariati punti, io mi sa che ci vado piano col té però dato che il grande alleato ventilatore mi ha tradita facendomi prendere un raffreddore di quelli potenti, proprio a giugno.

Mi è capitato qualche volta, ma neanche tanto spesso, di entrare in quello che significa essere una bookblogger o una blogger più in generale.

Oggi vorrei soffermarmi su un dilemma che può attanagliare chi scrive di libri ovvero chi recensisce, chi ne parla, chi li racconta, insomma chi gestisce un blog che parla di libri.

Questo dilemma come vi dicevo mi attanagliava da qualche tempo, prima in maniera lieve poi con il passare delle settimane un grande interrogativo è cresciuto in me alimentato da quel dilemma iniziale, l’interrogativo in questione è:

Qual’è il modo migliore per scrivere di un libro che si è letto?

Una risposta a questa domanda (e un ulteriore conferma del fatto che non sono l’unica ad avere dubbi su ciò che scrivo) è arrivata nelle scorse settimane da Chiara del blog IlMioMondoInventato.

Chiara in un articolo racconta appunto quali sono i criteri utilizzati da lei per scrivere le recensioni che porta sul suo blog, io leggendo questo articolo mi sono posta la stessa domanda che si pone Chiara (oltre a quella di prima) “le mie sono buone recensioni?”

Ovviamente a questa seconda domanda io non posso rispondere, non sono io a poterlo dire.

Questo blog è aperto da un anno e mezzo quindi non da varie ere geologiche ma nemmeno da ieri insomma, le mie recensioni sono cambiate dall’inizio e questo penso sia evidente dando un’occhiata a quelle risalenti ai primi tempi, non sono cambiate solo le recensioni, è cambiato il mio stile di scrittura e la mia concezione riguardo al scrivere un buon articolo, o post.

Andando a guardare sul calendario non è passato molto tempo dal primo post ma il mio approccio è cambiato, si è evoluto.

Quindi mi è venuto spontaneo chiedermi quali sono gli ingredienti necessari per scrivere una buona recensione, le recensioni sono importanti per un blog che parla di libri, molto importanti e si cerca di descrivere un quadro a qualcuno che non lo ha ancora visto, oppure l’ha visto e vuole sentire l’opinione di qualcun’altro.

Trovo che una recensione scritta da qualcuno che si segue influenzi, positivamente o negativamente, un possibile lettore di un determinato titolo quindi una recensione ha il suo peso.

Almeno questo è quello che succede a me, mi è capitato ovviamente anche di acquistare e leggere titoli criticati che a me sono piaciuti, quindi bene o male che se ne parli le recensioni hanno una ripercussione secondo me sulla persona che ti segue e le legge.

Per quanto mi riguarda un buon 35% se non di più nelle mie recensioni rappresenta l’opinione personale, un 20% la scrittura o lo stile di scrittura che ritengo piuttosto importante e il resto la storia di per sè, quindi la trama, i fatti narrati e il resto.

La scrittura dipende sempre anche dal gusto personale, per esempio uno stile come quello di Simenon a me non entusiasma, è troppo coinciso e poco esaustivo dal punto di vista delle descrizioni, mi rendo anche conto però che a qualcun’altro una scrittura simile potrebbe piacere quindi l’opinione personale spalleggia l’intera recensione.

E’ un argomento interessante perché tutti (mi rivolgo ai bookblogger) scrivono le proprie recensioni in modo diverso ed è giusto sia così, in questo modo si ha un ritratto dello stesso titolo sotto punti di vista diversi, questo è un bene ma stando a questa considerazione non esiste un prototipo di recensione ideale ogni recensione è personale e ideale a modo suo.

Nelle mie recensioni di solito tendo a citare i punti positivi e negativi di un libro per poi analizzarli, a me sembra un buon modo per strutturare una recensione ma ci sono moltissimi altri modi per parlare di un libro.

Come scrive sempre Chiara la ricerca è molto importante, necessaria per parlare di un libro nel migliore dei modi è sempre utile sapere qualcosa dell’autore, qualche curiosità sulla pubblicazione insomma senza informazione non si può scrivere una buona recensione.

Ogni volta che mi siedo per scrivere una recensione al pc mi viene spontaneo domandarmi “sto facendo un buon lavoro?” e questo interrogativo persiste anche dopo averlo terminato “ho scritto una buona recensione?”, penso sia comune farsi queste domande.

Quando parlo di un libro non faccio mai spoiler, per il discorso di prima ovvero non importa come ne parli di un determinato titolo la persona che legge l’articolo potrà in futuro leggere quel libro quindi ritengo sia meglio non rivelare particolari che devono rimanere nascosti.

Di solito nelle recensioni non descrivo lo svolgimento della storia a causa spoiler appunto e anche perché quello che un potenziale lettore conosce della storia è scritto nella trama quindi io parlo solitamente della scrittura, dei punti salienti della storia (non tutta) senza entrare nei particolari, delle caratteristiche dell’opera, gli argomenti che tratta e ovviamente racconto le mie opinioni personali.

Magari per un lettore che segue determinati bookblogger penso che la cosa migliore da fare sia trovare il blogger che ha i gusti più simili ai suoi, non è la scoperta della’acqua calda quello che sto dicendo ma la ritengo una considerazione maturata nel tempo.

Bene, questo è quello che è emerso dalle mie personali considerazioni sulle recensioni e sui dilemmi legati a queste.

Ci tengo a dire che ognuno sul proprio blog scrive le recensioni come vuole sempre e solo lui (o lei), non voglio assolutamente insinuare il fatto che è meglio scrivere le recensioni in un determinato modo rispetto ad un altro, non fraintendetemi.

In questo articolo voglio solo parlare sinceramente con voi e dirvi un po’ come scrivo personalmente le mie recensioni, su quali criteri mi appoggio e aprire un sereno dibattito su cosa significa scrivere una recensione.

Voi cosa ne pensate? Ditemi la vostra ragazzi, vi aspetto!

A prestissimo!

Elisa

Stranger Things – Dobbiamo Parlarne!

Weiii bentornati!

Oggi, vi avviso, andremo a parlare di un argomento un tantino diverso da quelli che sono abituata a trattare e che voi siete abituati a vedere sul blog.

Tanto ormai su questo blog si parla di tutto ed è bello così, mixiamo argomenti!

Chiariamo subito che come sempre io NON farò spoiler.

Infatti oggi parleremo di una serie tv molto, molto famosa in questo periodo ovvero Stranger Things.

Ve ne avrei dovuto parlare settimane fa oramai ma volevo prendermi tutto il tempo per farmi qualche ricerca sulla serie e farmi la mia vera opinione con il passare del tempo.

Vi dirò come mi sono avvicinata a questa serie tv.

Dunque, in un caldo e noioso pomeriggio domenicale in cui il mio unico hobby era infastidire quel buon compare che abita con me (si parla del mio cane) di nome Adelmo, mi venne l’idea di farmi un giro su Netflix.

Io non sono quel classico tipo di persona che passerebbe tutto il giorno (a anche la notte) a vedere in continuazione serie tv e film, forse una volta lo sono stata ma con il passare del tempo  quella parte di me si è assopita.

Quindi non ho sempre voglia di vedere “cose” nuove, anzi preferisco passare il tempo scrivendo, ascoltando musica o leggendo.

Ma quella domenica addocchiando una nuova serie così interessante e con Winona Ryder (attrice che io amo), mi sono lasciata andare alla visione di questa serie.

Inutile dirvi che mi sono guardata tutte le puntate una dietro all’altra e ora sono già in astinenza.

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Episodi: 8

Stagioni: 1

Ambientazione: anni ’80

Genere: Fantascienza, Soprannaturale

Cast: Winona Ryder, Millie Bobby Brown, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Natalia Dyer, David Harbour, Noah Schnapp, Charlie Heaton e Finn Wolfhard.

Ideata da: Matt e Ross Duffer

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Trama

Il 6 novembre 1983 a Hawkins, una remota e tranquilla cittadina dell’Indiana, il dodicenne Will Byers, membro di un ristretto gruppo di quattro amici fraterni, sparisce in circostanze misteriose; allo stesso tempo in un laboratorio segreto nei dintorni della stessa cittadina un ricercatore è vittima di un’inquietante creatura. Dallo stesso laboratorio Hawkins, una stramba ragazzina approfitta della confusione generata dall’incidente per fuggire. Dopo aver trovato rifugio in un ristorante, inseguita da agenti del laboratorio, continua la sua fuga imbattendosi nei tre migliori amici di Will: Mike, Dustin e Lucas, che si erano messi sulle tracce del fidato compagno svanito nel nulla. La ragazza, che si identifica con il numero tatuato sul suo braccio, “Undici”, crea un legame in particolare con Mike, il quale accetta di nasconderla nella sua abitazione.

Si scoprirà poi che i piani degli agenti del laboratorio sono più subdoli e malefici di quello che si possa pensare.

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Recensione

Sono sicura che almeno qualcuno di voi abbia sentito parlare di questa serie prima di oggi e credo ve ne abbiano parlato in modo positivo.

Se così non è, ne parlo io.

Partiamo subito da uno di quelli che sono (a mio vedere) uno dei punti di forza di questa serie, ovvero il punto di vista e la caratterizzazione dei giovani.

In Stranger Things molti dei personaggi sono ragazzini o adolescenti ed è affascinante vedere in che modo affrontano alcune vicende come la scomparsa di alcuni loro amici ed è interessante vedere come gli adolescenti possano essere davvero cattivi.

L’ambientazione anni ’80 è curata nei minimi dettagli, io non sono cresciuta in quell’epoca però ho potuto vedere film ambientati e creati in quegli anni quando ero piccola e in un certo senso mentre guardavo questa serie mi sentivo sul divano di casa assieme ai miei genitori.

La recitazione è sicuramente un altro punto di forza perché da quello che ho potuto vedere ogni attore è riuscito a caratterizzare il proprio personaggio in modo convincente e fermo.

Uno dei miei personaggi preferiti è stato Hopper (David Harbour) che è il capo della polizia di Hawkins ed è un uomo ferito dentro dalla scomparsa della figlia, ci viene presentato come un “latin lover” vista la sua propensione ad intrattenersi (e ho voluto fare l’elegante) con molte donne.

Un altro dei miei personaggi preferiti è senza dubbio Jonathan (Charlie Heaton) che è il classico ragazzo preso di mira e non accettato perché considerato strano, insomma un outsider è il figlio Joyce (Winona Ryder) e il fratello di Will (Noah Schnapp).

Per quanto riguarda il mio personaggio preferito nella cerchia dei giovinotti molto giovani, ho amato Mike (Finn Wolfhard), anche se mi è piaciuto molto anche Will che a differenza degli altri però si è visto poco nella serie (non vi dirò cosa intendo con poco altrimenti sarebbe spoiler).

Ultimo personaggio preferito Undici (Millie Bobby Brown), adorabile, meravigliosa.

Direi, parlando di personaggi, di chiudere la parentesi con quello che forse mi è piaciuto meno di tutti non per il fatto che fosse poco caratterizzato o mal interpretato semplicemente non mi ha convinto come personaggio forse per il fatto che a volte fa delle scelte poco coerenti, sto parlando di Nancy (Natalia Dyer).

L’attrice è molto brava ma purtroppo il personaggio di Nancy non riesco proprio a farmelo piacere del tutto.

Stiamo parlando di una serie soprannaturale quindi, sempre senza fare spoiler, ci ritroveremo a vedere degli effetti ad un certo punto.

Questi effetti non hanno niente a che fare con quelli che conosciamo oggi, sono vecchio stampo, sono quegli effetti che riguardandoli oggi ti rendi conto di quanti progressi sono stati fatti in questo campo.

E’ una serie che io invito tutti a guardare, anche se non siete fan del genere fantascientifico o soprannaturale, perché trovo che una serie così non si possa catalogare sotto determinati generi.

Io guardando tutti gli episodi ho visto davvero molto, ci sono storie d’amore, ci sono rapporti d’infanzia molto affascinanti, ci sono rapporti genitori/figli, note di nostalgia e sopratutto sempre tanti colpi di scena e un crescente desiderio nello spettatore di vedere sempre altro senza fermarsi.

Su Stranger Things ci sarebbero da dire così tante cose ma ahimè rischierei di spoilerare tutti gli otto episodi, quindi non entrerò nel dettaglio.

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Quello che vi posso dire però è che non tutti gli eventi accaduti nella prima stagione sono stati chiari quindi spero che nella seconda stagione questi eventi “senza risposta” si chiariscano.

Sto parlando ad esempio del personaggio di Barb (personaggio adorabile) o della vicenda Nancy, Jonathan e Steve.

Parliamo un attimo dell’aspetto musicale, ci sono ovviamente tracce appartenenti agli ’80 e una delle tracce più citate è Should I Stay Or Should I Go dei The Clash (una delle mie canzoni preferite tra l’altro).

Insomma una serie imperdibile per gli amanti degli anni ’80 e delle classiche atmosfere Sci-fi anche se io sinceramente la consiglio veramente a tutti, che siate giovani o adulti non importa.

Voto (prima stagione):

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Guarderò senz’altro la seconda stagione, anzi sono in trepidante attesa e non vedo l’ora di gustarmela.

Detto ciò, correte a guardarla e noi ci leggiamo presto gente!

Rimanete connessi perché sta per arrivare una grande, grande, grande novità qui!!

A presto!

Elisa