Pillole Letterarie/PoetryTime

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Voce di Carne e di Anima – Alda Merini (poesie 2000-2009)

Ed: Frassinelli

 

Confusioni di piani estatici, fissi,

di esistenze asimmetriche,

di polluzioni notturne,

di fiori dell’assenza dimenticata.

Ecco che cos’è la terra priva di diritti umani,

ecco che cos’è la terra del peccato.

Il sangue misto di due occasioni perdute,

un paradiso dimenticato.

Le mie mani hanno soffocato l’agnello,

il peccato mi ha spartita in due,

il senso ha agito sopra l’anima,

l’anima è morta nel senso.

Ma anche allora il demonio che si fa spirito

rompe le acque del sacrificio,

e l’urlo non è né umano né divino:

è l’urlo di raccapriccio

di colui che sente vicino il suo inferno.

Elettroshock

Per ogni passaggio di corrente

usciva una spiga di sangue

sul labbro del poeta

che forse avrebbe voluto ingioiare

quel grumo

e trasformalo in un bacio.

La luna non si apre più

come un ventaglio

come sopra il fosso del manicomio

dove venni sepolta viva.

La mia bocca

mangiò la terra

ma le mie labbra

divennero turgide

per coprirti di baci

durante la notte.

#piccolistralciletterari#

#libriconsigliati#

PoetryTime

Il Pianeta degli Alberi di Natale

Dove sono i bambini che non hanno
l’albero di Natale
con la neve d’argento, i lumini
e i frutti di cioccolata?
presto, presto adunata, si va
sul Pianeta degli alberi di natale,
io so dove sta. Che strano, beato Pianeta…
Qui è Natale ogni giorno.
Ma guardatevi attorno:
gli alberi della foresta,
illuminati a festa,
sono carichi di doni.
Crescono sulle siepi i panettoni,
i platani del viale
sono platani di Natale.
Perfino l’ortica,
non punge mica,
ma tiene su ogni foglia
un campanello d’argento
che si dondola al vento.
In piazza c’e’ il mercato dei balocchi.
Un mercato coi fiocchi,
ad ogni banco lasceresti gli occhi.
E non si paga niente, tutto gratis.
Osservi, scegli, prendi e te ne vai.
Anzi, anzi, il padrone
Ti fa l’inchino e dice: ’Grazie assai,
torni ancora domani, per favore:
per me sarà un onore…’  Che belle le vetrine senza vetri!
Senza vetri, s’intende,
così ciascuno prende
quello che più gli piace: e non si passa
mica alla cassa, perché
la cassa non c’è. Un bel Pianeta davvero
Anche se qualcuno insiste
A dire che non esiste…
Ebbene, se non esiste, esisterà:
che differenza fa?

Gianni Rodari

PoetryTime

Natale

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.

Giuseppe Ungaretti

PoetryTime

Hai scordato quel villaggio perso tra cortine e cortine
di paludi in una terra che è tutta boschi di pini
dove anche le strade sono solo pozze e sterpaglia e negli orti
non sta mai uno spauracchio: non li vale il raccolto.
La vecchia Nastasia sarà morta e anche Pesterev, certo,
e, se non lo è, se ne sta seduto in cantina, ubriaco perso,
o sta costruendo qualcosa con la testata del nostro letto:
una specie di steccato, forse, o una parte del tetto.
E in inverno tagliano legna laggiù e solo di rape si vive,
e una stella ammicca per tutto il fumo in un cielo di neve,
e non una sposa in bianco è alla finestra ma il grigio ornato
della polvere, più il vuoto dove un tempo abbiamo amato.

Joseph Brodsky

La Mia Top Three Letteraria del 2018

Buon venerdì e buon quasi inizio weekend!

L’ultimo weekend di semi-libertà prima del delirio totale, e l’ultimo weekend di maratona che passeremo assieme, infatti manca poco, pochissimo, al 24 e ai nostri consueti saluti prima delle vacanz- ma non pensiamo alle cose tristi!

Oggi sono qui, come da tradizione, per parlarvi dei tre libri migliori letti dalla sottoscritta nel 2018, come ogni anno ci tengo a terminare il mese di dicembre con almeno un piccolo recap, in questo caso anche se il mio spirito di lettura dai primi mesi in poi è sparito nel 2018, c’è comunque qualche lettura che mi ha conquistata e oggi sono qui per parlarvi dei tre libri migliori secondo me letti quest’anno.

Iniziamo subito, e ovviamente voglio sapere nei commenti i vostri tre libri preferiti di quest’anno che sta per concludersi!

Terza posizione

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La Passione di Artemisia – Susan Vreeland

Casa Editrice: Beat

Recensione: QUI

“La passione di Artemisia” narra dell’incessante lotta della prima grande pittrice celebrata e riconosciuta nella storia dell’arte: Artemisia Gentileschi, la donna che, in un mondo ostile alle donne, riuscì a imporre la sua arte e a difendere strenuamente la sua visione dell’amore e dell’esistenza. Violentata dal suo maestro, Artemisia subì, nel corso della sua vita, non soltanto l’onta di un processo pubblico nella Roma papalina, e l’umiliazione di un matrimonio riparatore con Pietro Stiattesi, artista mediocre, ma anche un duro, terribile confronto con il suo avversario più temibile: il grande pittore Orazio Gentileschi, suo padre.

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Dunque, metto questo titolo in terza posizione perché nonostante sia il titolo più affascinante dal punto di vista dell’ambientazione e delle descrizione dell’epoca in cui è narrato, non è da prima posizione per me. Sta di fatto che l’arte che ho trovato narrata meravigliosamente e con estrema cura qui difficilmente l’ho trovata in altri testi, più che il ricordo di Artemisia, il ricordo più evocativo a cui ripenso quando mi torna in mente questo libro è la visione dei pigmenti schiacciati e mischiati assieme, l’atmosfera unica di uno studio d’arte, quel tipo di fascino impagabile e affascinante.

 

Seconda posizione

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Quel Che Resta del Giorno – Kazuo Ishiguro

Casa Editrice: Einaudi

Recensione: QUI

La prima settimana di libertà dell’irreprensibile maggiordomo inglese Stevens diventa occasione per ripensare la propria vita spesa al servizio di un gentiluomo moralmente discutibile. Stevens ha attraversato l’esistenza spinto da un unico ideale: quello di rispettare una certa tradizione e di difenderla a dispetto degli altri e del tempo. Ma il viaggio in automobile verso la Cornovaglia lo costringe ben presto a rivedere il suo passato, cosi tra dubbi e ricordi dolorosi egli si accorge dì aver vissuto come un soldato nell’adempimento di un dovere astratto senza mai riuscire ad essere se stesso. Si può cambiare improvvisamente vita e ricominciare daccapo? Da questo romanzo di Ishiguro, acclamato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti e vincitore del prestigioso Booker Prize, nel 1993 il regista americano James Ivory ha tratto un famoso film con Anthony Hopkins ed Emma Thompson.

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Avevo dato a questo libro quattro stelline e lo ritengo un voto giusto, a distanza di mesi non mi è rimasto il messaggio dell’interno libro impresso nella mente ma più che altro il sacrificio del protagonista a dispetto di eventi della propria vita personale e alcune scene particolari di apparente solitudine di Stevens appunto, lo stile in cui tutto questo viene narrato merita la lettura, anche solo questo.

 

Prima Posizione

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La Campana di Vetro – Sylvia Plath

Casa Editrice: Mondadori

Recensione: QUI

Brillante studentessa di provincia vincitrice del soggiorno offerto da una rivista di moda, a New York Esther si sente «come un cavallo da corsa in un mondo senza piste». Intorno a lei, l’America spietata, borghese e maccartista degli anni Cinquanta: una vera e propria campana di vetro che nel proteggerla le toglie a poco a poco l’aria. L’alternativa sarà abbandonarsi al fascino soave della morte o lasciarsi invadere la mente dalle onde azzurre dell’elettroshock. Fortemente autobiografico, La campana di vetro narra con agghiacciante semplicità le insipienze, le crudeltà incoscienti, gli assurdi tabù che spezzano un’adolescenza presa nell’ingranaggio stritolante della normalità che ignora la poesia.

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Questo è stato il libro migliore del 2018 per me, quattro stelline che modificherei in cinque, la rivelazione totale. Lo avevo in libreria da anni ma per un certo timore reverenziale non lo avevo mai letto, quest’anno grazie anche al gdl è stato il momento buono. Unico romanzo dell’autrice che è salita nell’olimpo delle mie autrici/autori preferiti di sempre. Dopo averlo letto è partita la mia ricerca per leggere e trovare ciò che è reperibile della Plath, meraviglioso, se non lo avete mai letto vi consiglio di dargli un’opportunità e di non farvi intimorire dai temi trattati.

Bene!

Quindi, ditemi, quali sono stati i vostri 3 libri preferiti del 2018?

A domani!

Elisa

10 Libri da Regalare (A Natale ma Anche No) – The Revenge

Buon venerdì people e buon quasi weekend!

Oggi l’articolo più atteso di tutta la maratona natalizia ovvero l’articolo dei libri consigliati come regali natalizi, ma anche no, ogni anno esce un articolo di questo tipo, questo è il terzo della serie, è infatti questo 29 dicembre saranno tre anni dall’apertura del blog (party!).

Questa volta vorrei parlarvi di dieci libri tra testi per bambini, adolescenti, fumetti, non-fiction e romanzi.

Giusto qualche piccolo consiglio se pensavate di regalare un libro ma non sapete quale scegliere o non vi viene in mente nulla di preciso.

Iniziamo immediatamente!

 

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Amelia Fang e il Ballo di Mezzanotte – Laura Ellen Anderson

Età di Lettura: 7 anni 

Editore: Il Battello a Vapore

Link all’Acquisto: QUI

Amelia adora: giocare ad Acchiappa Goblin e andare in giro con Spooky, la sua zucca domestica. Detesta: i cavoletti di Bruxelles e il Ballo di mezzanotte a cui sua madre tiene da morire. Ah, un’ultima cosa Amelia è un vampiro! 

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Questa è una storia adorabile, sulla scene creepy cute, sono quelle storie che secondo me vanno sempre bene per i bambini perché sono originali, scorrevoli e piacevoli.

 

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Pirati delle Nevi – Tommaso Lanciani 

 Età di Lettura: 7 anni

Editore: Battello a Vapore

Link all’Acquisto: QUI

Per tutte le sirene di montagna, Capitan Gip fiuta odore di avventura, e questo gli piace! Gufogrigio, un vecchio filibustiere che si è ritirato sulla neveferma, gli ha consegnato la mappa per arrivare al Tesoro della Grotta di Ghiaccio… Peccato che lì viva il gigantesco Drago delle Nevi! È un’impresa folle, ma la ciurma di Capitan Gip non ha intenzione di tirarsi indietro. E allora: “Vento in poppa e neve fresca!”. 

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Stesso discorso per questo libro con  pirati invece dei vampiretti, cosa c’è di meglio di una storia sui pirati? Quasi niente direi. 

 

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Allora se la persona a cui dovete regalare un libro ha tra i 20 e i 30 anni (quindi non è un adolescente ma volevo darvi comunque questa indicazione) vi consiglio di dare una lettura a questo articolo che ho scoperto qualche tempo fa di Libreriamo, suggerisce dei titoli ottimi secondo me.

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La Boutique del Mistero – Dino Buzzati

Casa Editrice: Mondadori

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Trentuno racconti, scelti e ordinati da Dino Buzzati «nella speranza di far conoscere il meglio di quanto ho scritto», compongono questa raccolta. Racconti (celeberrimi “Il colombre”, “I sette messaggeri”, “Sette piani”, “Il mantello”) in cui allegorie inquietanti, spunti surreali, invenzioni fantastiche coesistono con dati di cronaca, o presunti tali, che sembrano rimandare a possibili realtà metafisiche. Il racconto è infatti per Buzzati un momento di indagine profonda ed emozionante in un’atmosfera magica: poche volte, nella letteratura italiana, uno scrittore ha esplorato così a fondo il mistero che circonda l’uomo, le debolezze e i paradossi che lo caratterizzano, la sua solitudine, le sue esperienze.

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Questo l’ho voluto inserire perché è il libro che ho in lettura al momento e credo sia perfetto per un adolescente che vuole magari approcciarsi ad autori italiani di spicco come Buzzati, in più è una raccolta di racconti (geniale direi), che quindi può essere letta a pillole e portata in giro fra un impegno e l’altro.

 

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Saga – Brian K. Vaughan, Fiona Staples

Casa Editrice: Bao

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Marko e Alana hanno combattuto per opposte fazioni in una guerra millenaria. Ora combattono insieme per proteggere la famiglia che, insieme, stanno costruendo. La storia più vecchia del mondo, ragazzo incontra ragazza, viene declinata in modo inedito, epico in una space opera dai toni profondamente accorati da Brian K. Vaughan, qui al suo ritorno al fumetto seriale dopo “Y”, “L’ultimo uomo” ed “Ex Machina”. 

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Passando ai fumetti/graphic novel, vi consiglio Saga, questo è il primo volume. Forse ve ne avevo già parlato tempo fa, è una delle serie di graphic novel che più ho apprezzato, è ancora in corso. Se dovete fare un regalo ad un amante dei fumetti sul genere fantascientifico o che si sta approcciando a questo mondo, ve lo consiglio.

 

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Paper Girls – Brian K. Vaughan, Cliff Chiang

Casa Editrice: Bao

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Nelle prime ore dopo l’Halloween del 1988, quattro dodicenni che consegnano i giornali in bicicletta scoprono la storia più importante di tutti i tempi. Dramma suburbano e misteri soprannaturali collidono in questa serie sulla nostalgia, i primi lavoretti e gli ultimi giorni dell’infanzia.

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Dallo stesso autore di Saga, Paper Girls è una serie di fumetti ambientati negli anni 80, anzi alla fine di questi e l’atmosfera di quegli anni trasuda dalle tavole. La trama segue un intreccio studiato alla perfezione.

 

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La Trilogia del Mondo Di Inchiostro – Cornelia Funke

Casa Editrice: Mondadori

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È notte fonda, la pioggia avvolge ogni cosa nel suo pallore spettrale, quando alla porta di Meggie bussa uno straniero, e suo padre Mortimer inizia a fare i bagagli. Devono fuggire, nascondersi… ma da chi? Meggie ignora che il padre, abile rilegatore, ha il dono di infondere la vita nei libri: la sua voce trasforma le parole in carne e ossa. Tuttavia, dopo che anni prima proprio a causa della sua voce – sua moglie è scomparsa dentro a Cuore d’inchiostro, e Capricorno, malvagio signore dal cuore nero, si è materializzato dalle trame della carta, Mortimer non intende usare il proprio dono mai più. Capricorno trascinerà padre e figlia in un vortice di eventi, tanto magici quanto pericolosi. Finché Meggie scoprirà di avere lo stesso dono e il Mondo d’inchiostro li reclamerà a sé, trasformandoli a loro volta in personaggi. Ma davvero tutto è scritto? O forse nei libri, come nella vita vera, ognuno può scrivere la propria storia e cambiare il finale? 

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Questo volume, che è quello che vi consiglio, contiene tutti e tre i romanzi del mondo d’inchiostro, la famosissima trilogia di Cornelia Funke dalla quale è nato un film anche. Il punto che più ho amato della trilogia è il fatto che ruota tutto attorno ai libri, o comunque al narrare storie, all’inchiostro, alla scrittura. L’ho letto anni fa durante l’adolescenza e l’ho amato.

 

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Sapiens. Da Animali a Dèi – Yuval Noah Harari

Casa Editrice: Bompiani

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Centomila anni fa almeno sei specie di umani abitavano la Terra. Erano animali insignificanti, il cui impatto sul pianeta non era superiore a quello di gorilla, lucciole o meduse. Oggi sulla terra c’è una sola specie di umani. Noi: Homo sapiens. E siamo i signori del pianeta. Il segreto del nostro successo è l’immaginazione. Siamo gli unici animali capaci di parlare di cose che esistono solo nelle nostre fantasie: come le divinità, le nazioni, le leggi e i soldi. “Sapiens. Da animali a dèi” spiega come ci siamo associati per creare città, regni e imperi; come abbiamo costruito la fiducia nei soldi, nei libri e nelle leggi; come ci siamo ritrovati schiavi della burocrazia, del consumismo e della ricerca della felicità.

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Questo è un saggio che ispeziona a 360° il genere umano, la storia di questo in particolare, se dovete fare un regalo ad una persona interessata ad esplorare meglio questo argomento siete sulla giusta strada.

 

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L’Impostore – Javier Cercas

Casa Editrice: Guanda

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Un romanzo vero, ma allo stesso tempo un’opera di finzione. La finzione, però, in questo caso non è frutto della fantasia dell’autore, ma è opera dello stesso protagonista, Enric Marco. Chi è Enric Marco? Un novantenne di Barcellona, militante antifranchista, che negli anni Settanta è stato segretario del sindacato anarchico – la CNT – e in seguito ha presieduto l’associazione spagnola dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, ricevendo numerosi riconoscimenti per il coraggio dimostrato negli anni e la testimonianza degli orrori del lager. In realtà, è un impostore. Nel 2005 la sua menzogna è stata pubblicamente smascherata. Enric Marco, come ha rivelato uno storico, non è mai stato internato a Flossenbiirg. E l’intera sua vita è un racconto intessuto di finzioni, dalla sua partecipazione alla guerra civile alla militanza antifranchista. Dieci anni dopo, Javier Cercas traduce in un romanzo audace, che sfida le convenzioni narrative, l’enigma del personaggio, le sue verità e le sue bugie. In queste pagine intense si dipana un intero secolo di Storia, raccontato con la passione di un sovversivo della letteratura e un’ammirevole onestà dissacratoria.

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Libro di non-fiction che vi consiglio è questo, che ricorda dal modo in cui è impostato “A Sangue Freddo” (che io non ho mai letto ma punto di farlo il prima possibile),questo è un mix fra un romanzo e un titolo non-fiction, che ridisegna una Spagna vera.

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Il Veleno dell’Oleandro – Simonetta Agnello Hornby

Casa Editrice: Feltrinelli

Link all’Acquisto: QUI

Pedrara. La Sicilia dei Monti Iblei. Una villa perduta sotto alte pareti di roccia tra l’occhieggiare di antiche tombe e il vorticare di corsi d’acqua carezzati dall’opulenza degli oleandri. È qui che la famiglia Carpinteri si raduna intorno al capezzale di zia Anna, scivolata in una svagata ma presaga demenza senile. Esistono davvero le pietre di cui la donna vaneggia nel suo letto? Dove sono nascoste? Ma soprattutto, qual è il nodo che lega la zia al bellissimo Bede, vero custode della proprietà e ambiguo factotum? Come acqua nel morbido calcare i Carpinteri scavano nel passato, cercano negli armadi, rivelano segreti – vogliono, all’unisono, verità mai dette e ricchezze mai avute. Tra le ombre del giorno e i chiarori della notte, emergono influenze di notabili locali, traffici con i poteri occulti, e soprattutto passioni ingovernabili. Le voci di Mara, nipote prediletta di Anna, e di Bede ci guidano dentro questo sinuoso labirinto di relazioni, rimozioni, memorie, fino a scavalcare il confine della stessa morte. Simonetta Agnello Hornby mette a fuoco un micromondo che pare allargarsi, con un brivido, a rappresentare i guasti, le ambizioni e le ansie di liberazione dell’universo famigliare, tutto intero.

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Dunque, secondo me questo libro è perfetto se non volete regalare nulla di troppo impegnativo, so che la trama non è leggerissima ma durante la lettura mi è sembrato piuttosto disinteressato e veloce come testo. 

 

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Il Primo Fiore di Zafferano – Laila Ibrahim

Casa Editrice: Amazon

Link all’Acquisto: QUI

Nella Virginia delle grandi piantagioni e degli schiavi, la piccola Lisbeth Wainwright, primogenita di una ricca famiglia, è affidata fin dalla nascita alla balia Mattie, la schiava di colore costretta a separarsi dal figlioletto per accudire la neonata dei padroni. Tra le due si instaura un rapporto di grande affetto e complicità, che permette alla bambina di crescere nell’amore che i genitori non sono in grado di darle.

Mr. Wainwright è un padre insensibile e un convinto schiavista, Mrs. Ann è una madre fredda e attenta solo alle convenzioni sociali. Saranno Mattie e gli altri schiavi a colmare il vuoto affettivo della piccola Lisbeth, a mostrarle il vero valore delle cose e delle persone.

Mattie accompagna Lisbeth nella propria maturazione personale – da piccola di casa a giovane debuttante – e nella scoperta delle bellezze e dei dolori del mondo. Ma un legame talmente forte tra due realtà così diverse non sarà immune dai pericoli di un’epoca segnata dall’ingiustizia. Se Mattie dovrà affrontare fino in fondo la crudeltà dello schiavismo, Lisbeth imparerà a conoscere un senso della vita che le farà sfidare le convenzioni di quegli anni.

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E’ un libro intenso e commovente, la storia è piacevole ma sopratutto ti tiene attaccato fino all’ultima pagina. Non è una delle trame più originali che abbia mai visto ma è comunque un libro che regala spunti di riflessione sul passato e sul futuro validi.

Bene!

Spero di avervi dato qualche ideuzza interessante, ditemi!

A domani!

Elisa

 

Pillole Letterarie/PoetryTime #18

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Song

When I am dead, my dearest,
Sing no sad songs for me;
Plant thou no roses at my head,
Nor shady cypress tree:
Be the green grass above me
With showers and dewdrops wet;
And if thou wilt, remember,
And if thou wilt, forget.

I shall not see the shadows,
I shall not feel the rain;
I shall not hear the nightingale
Sing on, as if in pain;
And dreaming through the twilight
That doth not rise nor set,
Haply I may remember,
And haply may forget.

 

Canzone
Quando io sono morta, mio carinissimo,
Non cantare canzoni tristi per me;
Non piantare rose alla mia testa,
Né ombroso albero di cipresso:
Sia la verde erba su di me
Con acquazzoni e gocce di rugiada umida;
E se tu vuoi, ricorda,
E se tu vuoi, dimentica.
Io non vedrò le ombre,
Non sentirò la pioggia;
Non udirò l’usignolo
Cantare, come (se fosse) addolorato:
E sognando durante il crepuscolo
Che né sorge né tramonta,
Per caso possa ricordare
E per caso possa dimenticare.

A Christmas Carol

In the bleak mid-winter
Frosty wind made moan,
Earth stood hard as iron,
Water like a stone;
Snow had fallen, snow on snow,
Snow on snow,
In the bleak mid-winter
Long ago.

Our God, Heaven cannot hold Him
Nor earth sustain;
Heaven and earth shall flee away
When He comes to reign:
In the bleak mid-winter
A stable-place sufficed
The Lord God Almighty
Jesus Christ.

Enough for Him whom cherubim
Worship night and day,
A breastful of milk
And a mangerful of hay;
Enough for Him whom angels
Fall down before,
The ox and ass and camel
Which adore.

Angels and archangels
May have gathered there,
Cherubim and seraphim
Throng’d the air,
But only His mother
In her maiden bliss
Worshipped her Beloved
With a kiss.

What can I give Him,
Poor as I am?
If I were a shepherd
I would bring a lamb,
If I were a wise man
I would do my part,–
Yet what I can I give Him,
Give my heart.

 

Canto di Natale

Nel pieno di un inverno tetro
il vento gelido si lamentava
la terra era dura come ferro
l’acqua come pietra;
la neve era caduta, neve su neve
neve su neve
nel pieno di un cupo inverno
tanto tempo fa

Il nostro Dio, il cielo non può trattenerlo,
né la terra sostenerlo;
cielo e terra fuggiranno
quando verrà il suo Regno;
nel pieno di un cupo inverno
una stalla fu sufficiente
per il Signore, Dio onnipotente
Gesù Cristo


Bastò per lui, che i cherubini
lo adorassero notte e giorno,
un seno pieno di latte
e una mangiatoria piena di fieno.
Bastò per lui, che gli angeli
caduti in passato,
il bue e l’asino e il cammello
lo adorassero

Angeli ed arcangeli
erano tutti lì riuniti,
cherubini e serafini
affollavano l’aria,
ma solo sua madre
nella sua beatitudine di vergine
adorò il suo Amato
con un bacio


Cosa posso dargli
povera come sono?
Se fossi un pastore
vorrei portare un agnello,
se fossi un Magio
vorrei fare la mia parte,
ecco ciò che posso donargli –
gli dono il mio cuore.

#piccolistralciletterari#

Abbandonare i Libri

Buon martedì e ben ritrovati ragazzi/e!

Vi avevo avvisato del fatto che quest’anno in questa maratona ci sarebbero stati più articoli “chiacchierecci” e in effetti eccone un altro.

Non vi preoccupate, nei prossimi giorni torniamo a parlare di qualcosa di più natalizio…

Comunque oggi voglio parlare dell’abbandonare i libri e non nel senso di lasciarli in giro o scordarseli da qualche parte, bensì interrompere la lettura magari a 10 pagine dall’inizio o a metà libro.

Tra l’altro questo argomento è venuto fuori anche nei commenti di qualche articolo fa, quello riguardo al mio 2018 di letture povere mi sembra.

Come per l’articolo dell’altro però volevo scrivere questo articolo da mesi forse, abbiamo sfiorato l’argomento negli scorsi tempi ma non ho mai scritto un qualcosa a riguardo.

L’argomento però è molto diffuso, sono convinta del fatto che ognuno di noi ha prima o poi abbandonato un libro, e non mentite, non mentite perché vi vedo!

Non so se ci avete fatto caso ma quando si abbandona un libro si hanno un po’ i sensi di colpa, e questo è riferito anche alle altre persone attorno a noi, quando un amico ci chiede di una lettura che abbiamo abbandonato la reazione è più o meno sempre la stessa, si sussurra piano a bassa voce “eh no ma… sai l’ho momentaneamente abbandonato… sarà il periodo, ehm sì”.

Adesso magari drammatizzo un po’ la situazione ma si ha sempre un po’ di senso di colpa dai questo è vero.

E’ come se si lasciasse andare piano piano, a piccole dosi un qualcosa che aveva ai nostri occhi grandi potenzialità e vedendolo sparire dalla nostra mente ci si incolpa del fatto che forse lo abbiamo lasciato troppo presto, sempre troppo presto per mostrare il suo vero valore.

All’inizio mi vergognavo di dire che avevo abbandonato un libro perché credevo che una volta iniziato andasse terminato ma ad oggi ho cambiato completamente idea.

Non si può insistere su un libro che non ci prende o che ogni volta riposato sul comodino o sul tavolo sembra non averci lasciato niente, va bene per le prime 10/20/30 massimo 40/50 o 60 pagine ma dopo se non vogliamo proseguire è giusto arrivare a patti con noi stessi e ammettere che no, non voglio più andare avanti, passo a qualcosa che mi appassiona di più o che trovo più interessante.

Ne parlo ora in un articolo perché forse mai come quest’anno ho sperimentato l’abbandono cospicuo di testi e di questi l’unico che per me rimane come un pallino fisso nella mia mente è “Casa di Foglie”, quanto brucia, è come una sconfitta per me anche perché ero arrivata ad un buon punto ma di sicuro lo riprenderò, di poche cose sono certa nella vita e questa è una di quelle.

Insomma si ha ancora un po’ di timore, o questo io avverto almeno, nell’ammettere che si è deciso di abbandonare un libro, questo non vale per tutti anzi molte persone con cui ho parlato non hanno problemi a dirlo, ma di solito si reclude il fatto dell’aver abbandonato un libro in un angolo remoto del cervello cercando di nasconderlo.

Quei libri sono sempre lì, sulla libreria che scrutano e ti ripetono che li hai abbandonati e se li date via, in scambio o li regalate dopo ci sarà il timore che se dovessi venirvi la voglia un domani di rileggerlo/i dovreste ricomprarlo/i.

Non c’è niente di male nel dire che abbiamo abbandonato un libro io credo, insomma se un libro non fa per noi o in quel momento non è la lettura giusta (o più semplicemente) non ci piace, stop alla lettura, passiamo al prossimo.

Ci sono talmente tanti libri interessanti da leggere, impossibile leggerli tutti in una vita, e fossilizzarsi su un titolo che non va giù solo perché si deve portare a termine a tutti i costi una lettura ti priva del piacere di questa.

Un altro argomento legato a questo è lo sforzarsi di leggere quando non c’è la voglia o la passione, sforzarsi non è mai una cosa positiva per quanto mi riguarda, anche se porti a termine la missione è comunque un qualcosa che non ti viene naturale, un qualcosa per cui hai dovuto incitare e sforzare te stesso/a quindi a mio avviso il risultato non sarà mai dei migliori.

Con questo intendo dire che si rovinerà la lettura probabilmente, ci sono due casi possibili con uno sforzo di lettura, o la ripresa improvvisa del libro ad un certo punto e quindi tutto sommato una belle esperienza di lettura finale o la rovina dell’esperienza a causa di questo sforzo, (la seconda di solito è quella più frequente).

Tutto ciò per dire, quando si abbandona un libro non c’è nulla di male, anzi credo ci sia quanto ci si sforza con un testo che non va per noi, è arrivato anche qui il momento di ammettere ad alta voce quali sono i libri che avete abbandonato e che bruciano di più, ditemi!

Io oltre a “Casa di Foglie”, citerei anche “Il Deserto dei Tartari” e “La Morte del Padre”, a parte i primi due comunque non mi pento dell’ultimo, i primi due li riprenderò di certo.

Quindi, qual’è il libro che più vi pentite di aver abbandonato? O quale libro super consigliato da altri con voi non ha raggiunto la passione desiderata nella lettura?

A domani!

Elisa

 

Xmas PoetryTime

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

Salvatore Quasimodo

PoetryTime

Questa sera la luna dentro il mare
cadrà come una perla pesantissima.
E giocherà sopra di me la folle,
la folle luna.

Si frangerà l’onda color rubino
sui miei piedi spargendo mille stelle.
Le mie mani saranno diventate
due colombelle:

e saliranno – due uccelli d’argento –
a riempirsi di luna – come coppe
e di luna le spalle e i capelli
m’irroreranno.

Il mare è un oro fuso. Metterò
in una barca il mio sogno affinché
veleggi. Chiara, diamantina ghiaia
calpesterò.

Quando la luce l’attraverserà
sarà perla pesante il mio cuore.
E riderò. E piangerò… Ma guarda, ecco,
ecco la luna!

Kostas Kariotakis

 

Breve info care genti!

Ne approfitto per dirvi che ovviamente questo dicembre come ogni dicembre da qui a due anni ormai ci sarà la maratona natalizia! Ovvero ogni giorno fino al 24 ci sarà un nuovo articolo, mi piace particolarmente questa iniziativa e spero possa fare piacere anche a voi, è diventata quasi una tradizione insomma!

Ci leggiamo dal primo di dicembre in poi!

Elisa