Il Giro di Vite – Henry James

Buon sabato!

Come state? Come state passando queste giornate assai particolari?

Lo so che vi avevo promesso le “cose del mese” come prossimo articolo dopo il precedente, ma cambio di programma! Non temete, a breve arriverà “le cose del mese”, a brevissimo!

Ma oggi parliamo del libro in lettura ad aprile sul gruppo di lettura, infatti per tutto il mese scorso abbiamo avuto modo di leggere “Il Giro di Vite” di Henry James.

Ho terminato questo libro più di due settimane fa, ma pubblico questa recensione solo ora un po’ perché mi sono voluta prendere qualche giorno di tempo per riflettere su questa lettura e po’ per vari impegni che hanno rimandato la scrittura della recensione.

Io direi di iniziare subito allora!

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Il Giro di Vite – Henry James

Pagine: 167

Genere: orrore/gotico/ghost story

Prezzo ebook: € 2,99

Prezzo di Copertina: € 9,00

Anno di Pubblicazione: 1898

Link all’acquisto: QUI

 

Trama

Protagonisti di “Giro di vite”, forse il più celebre tra i romanzi brevi di Henry James, sono Flora e Miles, due bambini perseguitati dai fantasmi di un’istitutrice e di un maggiordomo, e intrappolati in quella che Fausta Cialente nella nota al testo definisce una “tirannica atmosfera”. Ai classici motivi del racconto nero, “gotico”, James unisce una sottile indagine psicologica, consegnando al lettore uno dei più suggestivi racconti del mistero, sempre al confine tra realtà e soprannaturale.

Certo, in teoria tutti concordavamo ch’egli dovesse prender lezioni da me durante quell’incantevole estate, ma ora mi rendo conto che, per intere settimane, fui io piuttosto a ricevere lezioni. Imparai qualcosa – certamente all’inizio – che non avevo appreso nella mia vita modesta e limitata: imparai a divertirmi, e perfino a saper divertire, e a non pensare all’indomani. Era la prima volta, in un certo senso, che mi accorgevo dello spazio e dell’aria e della libertà, di tutta la musica dell’estate e dei misteri della natura.

Recensione

Come scritto sopra ho avuto bisogno di tempo dopo la lettura per riflettere sul testo che avevo appena terminato, mi ero approcciata a “Il Giro di Vite” con ottime aspettative, da parecchio infatti questo libro sosta nella mia libreria e ogni volta che mi capitava di guardarlo pensavo “oh, devo assolutamente leggerlo perché di sicuro mi piacerà”.

Purtroppo non è stato proprio così…

Andiamo con ordine, questo libro ha una lunga storia, è stato infatti pubblicato nel 1898 a puntate sulla rivista Collier’s Weekly, ed è classificato come una storia di genere gotico con i fantasmi.

Il fascino di questo libro risiede nella confusione che provoca nel lettore nelle diverse possibili interpretazioni che a fine lettura si fanno strada ripensando a ciò che si è appena letto.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di James a volte sembra concentrasi parecchio sui luoghi, ad esempio si lascia andare a descrizioni piuttosto approfondite sulla casa, sul lago, sui piccoli dettagli dell’abitazione e tutto ciò torna al genere gotico, sono infatti le descrizioni a dare alla storia sempre un tocco gotico.

Ci si immagina questa grande magione e questa istitutrice che vaga per il tuo giardino e si perde a guardare la struttura quando all’improvviso inizia a vedere delle figure comparire di tanto in tanto.

E’ interessante il fatto che nonostante ci siano altre figure che lavorano all’interno della magione, l’autore sembra concentrarsi ed isolare quasi le figure dell’istitutrice e dei due bambini.

A queste descrizioni si affacciano anche scene di direi finta azione, capita spesso infatti di seguire la protagonista nei suoi ragionamenti che si concludono quasi sempre con l’iniziativa di voler fare un qualcosa senza però agire in modi particolari, almeno la maggior parte delle volte.

L’atmosfera è mista direi, ci sono momenti in cui sembra di stare a lume di candela mentre si cerca di vedere nel buio, mentre in altri si avverte un clima quasi giocoso e leggero.

Il ritmo sembra quasi sempre raggiungere l’apice alla fine del capitolo e qui torna il discorso della pubblicazione originaria in una rivista, quindi a puntate, forse per voler risvegliare l’attenzione del lettore l’azione, o comunque una scintilla di avanzamento nella storia, sembra (per la maggior parte dei capitoli concentrata solo nel pezzo finale.

Personaggi

Non ho amato il personaggio principale, ovvero quello dell’istitutrice, è di certo una ragazza che si ritrova a fare un lavoro in cui ad un tratto iniziano ad accadere cose strane e lei non sa a chi rivolgersi per poter sistemare queste situazioni, ma per la maggior parte del tempo pensa ed agisce come se stesse salvando il mondo senza smettere di correre da una parte all’altra quando guardando le azioni non è così.

Sembra che nei suoi pensieri cerchi sempre di darsi un tono, ma nella realtà si fa calpestare da questi bambini che conosce da relativamente poco tempo, deve proteggerli eppure a loro non basta nulla per farsi passare ogni marachella.

Ho trovato i suoi pensieri in grande contrapposizione con le sue azioni, nei pensieri sembra una ragazza determinata, pronta a tutto, certa di quello che vede e di quello che deve fare, ma nella realtà cambia faccia con nulla.

L’unico personaggio che ho gradito è quello della signora Grose, confidente della protagonista, anche lei lavora all’interno della magione.

E’ una donna umile, di indole buona che per la maggior parte del testo si ritrova ad essere la spalla della protagonista anche se non prende grandi iniziative, per il suo ruolo segue la protagonista.

Il mio interesse per la figura della signora Grose nasce per ciò che questa non dice, credo infatti che sia un personaggio che sa molto di più di quello che vuole far credere, sembra ogni volta volersi auto censurare ed il lettore in questo modo è portato a credere che ci sia un enorme mistero alla base di queste informazioni non dette, in realtà anche alla fine lei non rivela molto.

Sono qui a domandarmi ancora se lei sa davvero sa qualcosa in più o l’autore ha voluto far credere al lettore che questa sapesse di più di quello che si ritrova a dire nel libro.

Ci sono anche vari altri personaggi, come i due bambini, Miles e Flora, che per quanto mi riguarda risultano solo due bambini intelligenti e furbi, anche se per la maggior parte del tempo vengono descritti come angeli, sopratutto dalla protagonista (anche senza bisogno di una effettiva conoscenza, perché dopo qualche minuto dall’incontro di trova già innamorata di questi).

Infine abbiamo i personaggi dei fantasmi, la signorina Jessel, ex istitutrice e Quint, maggiordomo e amante della signora Jessel. Di loro, tirando le somme pensando a tutte le informazioni fornite non si sa un granché, si sa che erano amanti e che secondo la signora Grose, Peter Quint era una presenza negativa.

Interpretazioni

E’ appurato che il fascino del romanzo sia proprio quello che riguarda la confusione finale lasciata al lettore, per le molteplici interpretazioni e per le poche informazioni fornite.

A James piaceva dedicarsi alla psicologia dei personaggi e perdersi ad analizzarla, scrisse questa novella anche per analizzare appunto i comportamenti umani di fronte ad una situazione paranormale come quella dell’apparizione di spettri.

Eppure, ho trovato la psicologia dei personaggi in generale frustrante a tratti, è una psicologia che secondo me non va sempre in profondità ed è in netto contrasto con le azioni certe volte, non che nella realtà ognuno di noi faccia sempre quello che pensa, non dico questo, ma la protagonista passa tutto il tempo ad esaltare quasi un qualcuno che non è, almeno non dalle sue azioni.

Come dicevo questo libro ha parecchie interpretazioni, non posso analizzarle tutte perché farei spoiler incredibili, la più accreditata è comunque quella che la protagonista vede questi spettri per una sua pazzia, diciamo, mentale.

Io non abbraccio questa interpretazione, non credo che tutto sia frutto della psiche della protagonista, anzi attribuisco una buona porzione di “colpa” alla furbizia dei bambini, che sanno decisamente di più rispetto a quello che rivelano.

Conclusioni

E’ difficile per me arrivare a queste conclusioni e di certo mi dispiace scrivere ciò di un classico, ma vari aspetti di questo testo non mi hanno convinta.

Apprezzo un testo con molteplici interpretazioni, perché stuzzica la mente diciamo, ma in questo caso il libro mi è sembrato confuso come pochi, le informazioni fornite sembrano deboli e non sono abbastanza per potersi fare magari un idea più salda rispetto alla propria interpretazione.

Senza contare ciò che ho voluto scrivere per quanto riguarda la protagonista.

Quindi, tirando le somme, mi è piaciuto il personaggio della signora Grose e ho trovato alcune ambientazioni più convincenti di altre, vorrei aggiungere anche che per brevi secondi il libro riesce ad incutere ansia, in particolari nelle prime scene delle apparizioni.

Personalmente questa sensazione non è durata molto, ma per le prime due apparizioni mi sono sentita gelare una volta addentrata nelle descrizioni.

Voto

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Mi dispiace assegnare due stelline e mezzo, ma purtroppo per la mia esperienza di lettura è il voto che mi sento di lasciare.

E voi? Sono davvero curiosa di sentire altre opinioni, avete letto “Il Giro di Vite”? Sì? Vi è piaciuto? No? Perchè? Fatemi sapere!

Noi ci leggiamo prestissimo con le “cose del mese” giurin giurello!

Buon weekend!

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LiberTiAmo di Maggio (2020)

Buon primo maggio e buona festa dei lavoratori!

Prima di tutto, come state? Come procede questa quarantena? Fatemi sapere!

Oggi, come da tradizione, essendo il primo del mese parliamo del nuovo libro del mese per il gruppo di lettura.

Notizia a caso che non c’entra nulla con l’argomento di oggi, tra pochi giorni uscirà l’articolo della rubrica “cose del mese” che non aggiorno da mesi, non per motivi particolari, anzi ne parleremo meglio nell’articolo, vi basti sapere che la rubrica tornerà nella sua nuova versione, quella 2.0 con parecchi cambiamenti!

Parliamo della lettura di maggio, come sempre si è tenuto il fatidico sondaggio e da questo un titolo ha ricevuto direi una buona quantità di voti, il nostro vincitore.

Vi ricordo come sempre che trovate il gruppo qui, su Goodreads, potete unirvi a noi e unirvi alla lettura in ogni momento.

Scopriamo la nuova lettura!

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L’oceano in Fondo al Sentiero – Neil Gaiman

Casa Editrice: Mondadori

Link all’acquisto: QUI

Trama

Sussex, Inghilterra. Un uomo di mezza età ritorna alla casa della sua infanzia per un funerale. Sebbene la casa non ci sia più da un pezzo, l’uomo è irresistibilmente attratto dalla fattoria in fondo al sentiero, dove a sette anni aveva conosciuto una ragazza fuori dal comune – Lettie Hempstock -, sua madre e sua nonna. Erano decenni che non pensava più a Lettie. Eppure non appena si siede vicino allo stagno (quello stagno che lei sosteneva essere un oceano) accanto alla vecchia fattoria in rovina, ecco che il passato ritorna con i suoi ricordi, troppo strani, spaventosi e pericolosi per essere ricordi di episodi davvero successi a qualcuno, tanto meno a un ragazzino.
Quarant’anni prima un uomo, un inquilino della casa di famiglia, aveva rubato la loro auto, dentro la quale si era suicidato proprio in fondo al sentiero. Quella tragica morte aveva evocato antiche forze che andavano lasciate in pace. Si erano scatenate oscure creature che venivano da chissà dove e il narratore era dovuto ricorrere a tutte le sue risorse per sopravvivere. L¿orrore più terribile e minaccioso aveva creato devastazioni indicibili. E lui, ai tempi solo un ragazzino, disponeva come unica difesa di tre donne che vivevano in una fattoria in fondo al sentiero… La più giovane di loro affermava che lo stagno è un oceano. La più anziana si ricordava del Big Bang.

L’oceano in Fondo al Sentiero” è stato pubblicato nel 2013.

E’ stato votato libro dell’anno ai British National Book Awards.

Ha vinto nel 2013 i Goodreads Choice Awards per il genere fantasy.

Il libro sarà in lettura da oggi (01/05) al 31/05, quindi per tutto il mese di maggio.

E voi? Vi unirete alla lettura? Avete già letto questo libro? Vi piace Neil Gaiman? 

A prestissimo!

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Cocci di Vetro – Valeria Franco

Buon martedì! Come state?

Come avete trascorso gli ultimi giorni, certo quest’anno è tutto diverso come anche il festeggiare la Pasqua. Spero solo che stiate nel migliore dei modi, sempre nonostante tutto.

Oggi recensione, parliamo di un libro di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, ma non in modo approfondito, in questo articolo infatti vi avevo già parlato della recensione odierna, dicendo che a breve avremmo avuto l’occasione di parlare decisamente meglio di “Cocci di Vetro“, un raccolta di racconti scritta da Valeria Franco.

Questa è una recensione particolare perché diversamente dal solito in libro in questione non è al momento ancora stato pubblicato.

Infatti è in corso una campagna crowdfunding, sul sito di Bookabook, che trovate qui, in caso di acquisto potrete leggere immediatamente la bozza del libro senza aspettare la pubblicazione e l’invio della copia ordinata.

Se il libro raggiungerà il numero di copie decisivo per la pubblicazione allora verrà a tempo debito pubblicato.

Ne ho voluto parlare e ne sto parlando perché conosco Valeria e ho una grande stima per lei come scrittrice, quindi gentilmente mi ha inviato una copia e io ho accettato di recensirlo.

Che dire a questo punto? Parliamone!

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Cocci di Vetro – Brevi racconti a Caccia di Frammenti di Luce – Valeria Franco

Pagine: 56 (saranno +100 in formato libro)

Genere: raccolta di racconti

Prezzo ebook: € 6,99

Prezzo di Copertina: € 10,00

Link all’acquisto (campagna crowdfunding): QUI

Trama

Una raccolta di differenti storie, di riflessioni sparpagliate, di frammenti, di pezzi disseminati su di un foglio in attesa di uno sguardo, una lettura, un frammento di luce.
Qual è il legame che unisce questi racconti? Qual è il filo logico che unisce dei cocci gettati sul pavimento?
Questi racconti sono legati dall’inchiostro e dalla carta, come un cuore e un polmone sono legati dal sangue e dalla carne. Componenti dello spesso corpo. Il loro respiro comune è semplicemente la voglia di raccontare.
La voglia di raccontare il cupo animo umano. E il modo in cui esso si manifesta nelle sue emozioni, nelle sue forme e nelle sue avventure, da quelle più logiche a quelle più astratte.
È la semplice voglia di raccontare le nostre sfumature tramite una modesta raccolta di storie brevi.

Recensione

Allora, prima di tutto vorrei parlare dell’argomento principale di questa raccolta e per me questo è l’animo umano, le sfaccettature di questo, da quella più malata e pericolosa a quella più insicura a quella ancora più disperata.

In ognuno di questi racconti (in alcuni più di altri) ci si concentra sulla discesa nell’oblio della mente umana o comunque su vicende umane che possono avere un risvolto macabro o meno.

I racconti sono parecchi, in totale ventuno quindi non vi parlerò di ognuno in modo approfondito, vi citerò quelli che ho apprezzato maggiormente e quelli che per un motivo o per l’altro non ho gradito del tutto.

Stile e Ritmo

Vorrei parlare, prima di addentrarci nei racconti veri e propri, dello stile dell’autrice, che come per “La Landa delle Strane Idee” ho trovato vivido e descrittivo al punto giusto. Infatti penso sia impossibile non citare il fatto che l’autrice ha il potere di tratteggiare uno scenario o un’emozione sempre in modo dettagliato risvegliando nella mente del lettore un quadro preciso.

Parlando della grammatica ci tengo a dire inoltre che io ho letto la bozza non editata, quindi vari errori di battitura o sviste trovate all’interno verranno corrette in caso di pubblicazione.

Parlando del ritmo invece, questo subisce delle variazioni da racconto a racconto, abbiamo ad esempio un ritmo veloce e spedito in “La Trama Dagli Occhi“, dove seguiamo  le vicende di una ragazza che non può lasciarsi andare all’oscurità, il ritmo è concitato per tutto il corso della narrazione.

Abbiamo ancora “Nero di Treno“, racconto introspettivo e descrittivo che si lascia cullare dalle atmosfere e segue un ritmo decisamente più lento.

Insomma ho trovato una buona adattabilità da parte dell’autrice in ogni racconto che è un mondo a parte l’uno dall’altro.

I messaggi

Concetto chiave e aspetto che io apprezzo sempre in un racconto (ma in tutte le opere in generale) è il messaggio, per lasciare un qualcosa il racconto deve avere uno scopo, una freccia da scoccare, un messaggio da recapitare.

Bene o male la maggior parte dei racconti all’interno di “Cocci di Vetro” ne ha uno, alcuni più potenti di altri.

Prendiamo uno dei miei racconti preferiti, “Il Mito del Vero Amore Nero“, parla di amore malato, nero appunto e non vero, si concentra sull’acconsentire ad un amore tossico. Il processo mentale della protagonista è quello di una persona cosciente della propria posizione, ovvero del trovarsi all’interno di una relazione malata, ma sembra oscurare ciò e accontentarsi di questa. L’amore malato è un tema importante e potente, in questo racconto leggere di questo logoramento lascia un senso di dolore.

Parlando di messaggi e dei miei racconti preferiti della raccolta non posso non citare “Come una Penna Sotto la Scrivania” che si concentra su un evento realmente accaduto, quello dell’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

Moro viene citato a fine racconto e ci si accorge del fatto che per tutto il tempo era lui il protagonista, ho adorato questo plot twist.

Il breve Paradosso della Brava Persona” è un racconto breve, brevissimo, molto aspro.

Una bambina lì vicino cadde sull’asfalto, iniziò a piangere e a sanguinare copiosamente imbrattando il suolo.

La brava persona continuò a camminare. 

“Che fastidio!” pensò intensamente: “Che bambina maleducata! I genitori non le hanno insegnato a non far rumore e a non sporcare per terra: sono proprio dei cattivi genitori.”

Genere/i

I generi sono molteplici, passiamo dal thriller, al giallo, all’introspettivo, al fantasy, abbiamo un mix insomma.

Parlando di giallo abbiamo “Dramma Animale“, uno dei due racconti più lunghi dell’intera raccolta, il racconto narra di un investigatore che deve risolvere un caso all’apparenza semplice, l’unico testimone del caso citato è un gatto.

Anche qui abbiamo un twist finale che ho personalmente apprezzato molto, si concentra (oltre che sul caso) sulla discesa nell’oblio del protagonista.

Parlando del fantasy invece abbiamo “La Magia secondo Hume“, uno di quelli che mi sono rimasti più impressi, assistiamo al dramma di un personaggio che scopre di avere poteri magici e per sbaglio trasforma la madre in un uccellino. La storia è solo in parte fantasy direi perché si concentra parecchio su altri messaggi, come quello riguardante le malelingue e quanto queste sono in grado di rovinare una persona. La storia sfocia poi in una catena di eventi drammatici che sembrano rendere il protagonista un essere del tutto diverso da quello che avevamo conosciuto all’inizio.

“Vi fu chi disse questo e vi fu chi disse quello, ma vi è una cosa ancora da considerare: che diritto hanno Quelli di imporre il loro pensiero a modello della realtà? Lo stesso che hanno gli Altri di imporre il loro; nessuno.”

Quali racconti non mi hanno convinta?

La maggior parte dei racconti contenuti in questa raccolta rientrano fra i piaciuti per me, ma ci tengo a dire che ci sono anche quelli che non mi hanno convinta e sono due in particolare.

Nero di Treno” di cui abbiamo parlato prima, che vira sull’introspettivo, è uno di quei racconti brevi che scorrono in fretta e non sembrano avere un messaggio base quindi a fine lettura mi sono trovata senza particolari ricordi riguardanti questo.

La Fabbrica della Felicità” è invece un racconto (anch’esso piuttosto breve) che reca con sé un messaggio importante, ma questo secondo me non arriva del tutto, il racconto vola e non lascia particolari tracce.

Leggendo questa raccolta mi sento di integrare i racconti in tre categorie, quelli che mi sono piaciuti, quelli che mi hanno convinta sì e no e quelli che invece mi sono piaciuti del tutto, senza dubbi.

I due citati sopra sono quelli che non mi hanno convinta, c’è qualcuno che “è nel mezzo” ad esempio “Subacquea“.

Un racconto in cui leggiamo di un episodio piuttosto claustrofobico, ci troviamo in acqua e vorrei usare anche il termine “sensoriale”per descrivere la narrazione perché durante la lettura mi è sembrato di avvertire la sensazione dell’acqua sul corpo. Quindi è ben riuscito come racconto, il mio problema con questo è il fatto di averlo quasi rimosso del tutto dopo la lettura.

Quali racconti ho apprezzato?

Sono di certo la maggior parte, fra questi ci sono quelli citati precedentemente, come “Il Mito del Vero Amore Nero“, “Come una Penna sotto la Scrivania“, ma ancora “Sotto l’albero di Limoni“, l’ho trovato poetico nella sua profonda oscurità, “Il nuovo Cucciolo“, un’approccio incredibilmente originale al disturbo ossessivo compulsivo, “Chi sei?“, un’analisi efficace del comportamento di un piromane, “Il Peggiore Sogno mai Sognato“, dalle atmosfere oscure che conserva un ritmo concitato e palpitante, “La Trama dagli Occhi“, “Dramma Animale” e “La Magia Secondo Hume” citati in precedenza.

L’ultimo racconto della raccolta è “Vendetta“, ultimo del testo del libro e racconto con il quale voglio concludere.

E’ particolare in quanto la voce narrante è il testo che parla con il lettore stesso ed è un inno a tutti i testi validi e degni di approfondimento che vengono sempre respinti o non esplorati.

Conclusioni

Ho decisamente gradito questa lettura, essendo una raccolta di racconti è normale non apprezzare tutti allo stesso modo, ma di certo mi sono gustata la maggior parte di questi.

Voto: 

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Questo voto rappresenta a pieno la mia opinione, è una raccolta che definirei in toto variegata e stimolante. Spero davvero che riesca a trovare la luce e ad arrivare alla pubblicazione.

E voi? Vi piacciono le raccolte di racconti? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

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Bookabook, Cocci di Vetro e il Crowdfunding

Buon sabato! Come state?

Spero come sempre al meglio, nonostante tutto.

Oggi, farò un qualcosa di particolare per il mio blog, un qualcosa che non ho mai fatto, infatti in questo sabato soleggiato non sarò io a raccontarvi o parlarvi di un qualcosa, ma sarà un altra persona, Valeria, una scrittrice, tempo fa avevamo parlato del suo primo libro, ovvero “La Landa delle Strane idee“.

Titolo che a me personalmente era piaciuto parecchio, ma perché oggi sarà Valeria la principale narratrice di questo articolo?

Ebbene, Valeria vi parlerà di una nuova realtà riguardante la pubblicazione di libri (una realtà incredibilmente interessante) perché lei in prima persona è fase di campagna crowdfunding per iniziare la pubblicazione.

Quindi penso sia curioso leggere la presentazione di questo nuovo progetto da lei e sapere qualcosa in più sul suo nuovo libro “Cocci di Vetro  – brevi racconti a caccia di frammenti di luce“.

Tra l’altro nei prossimi giorni uscirà la recensione del nuovo testo di Valeria, che ringrazio perché sto avendo l’opportunità di leggere il suo libro in versione non editata e di recensirlo per prima, quindi a breve conoscerete la mia opinione a riguardo.

Ora, dopo questo piccolo accenno, lascio la parola a Valeria!

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L’inizio – Storia di un libro

Buongiorno (o buonasera) a tutti i lettori! Il mio nome è Valeria e oggi sono qui per dare la mia personale risposta alla domanda “cosa si cela dietro a un libro?

Cocci di Vetro e Frammenti di Persona

Cosa si cela dietro un libro? Ma quale libro? Ognuno di essi ha una storia diversa alle spalle e io vorrei raccontarvi quella del mio libro. Posso apparire egocentrica o narcisista (e non vi darei tutti i torti)… Ma credo che il mondo della scrittura sia così vasto, così ampio, che risulta quasi impossibile indagare quello altrui. Non che esplorare il proprio sia semplice.

Quindi, se vi interessa esplorarlo assieme a me, spero apprezzerete questi frammenti autobiografici dedicati ai miei lavori, ma a uno in particolare: Cocci di vetro – Brevi racconti a caccia di frammenti di luce.

L’Inizio

Partiamo, giustamente, dal principio. Il mese scorso ho inviato Cocci di vetro a Bookabook (una casa editrice in crowdfunding). Qualche settimana più tardi (anche in anticipo rispetto alle tempistiche previste) mi ha risposto dicendomi che avevo superato la loro selezione qualitativa.

E che a breve la mia campagna crowdfunding sarebbe iniziata…

Non solo un libro…

Prima di dilungarci a spiegare cosa sia Bookabook è meglio ripassare le basi: cos’è il crowdfunding? Io lo riassumerei così: non solo un libro, ma la possibilità di crearne uno.

Lo scopo di una campagna crowdfunding è quello di riunire in un’unica community un insieme di individui isolati che in comune hanno l’obiettivo di sostenere un progetto… O un libro. Quante volte ci siamo trovati dinnanzi allo scaffale di una libreria senza trovare un titolo che ci soddisfi? O, peggio ancora, trovarci fra le mani un libro orrendo senza sapere come sia arrivato addirittura sullo scaffale di una libreria? Personalmente mi è capitato spesso…

Sebbene questa sia una realtà, non è l’unica a nostra disposizione… Perché ne esiste un’altra, un’altra dimensione dove è il lettore a scegliere cosa finisce su quello scaffale della libreria. E questa realtà è il crowdfunding.

Cos’è Bookabook?

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Eccomi che finalmente corro a rispondere a questa domanda (dandovi anche il link del loro sito). Bookabook è una casa editrice in crowdfunding e il suo obiettivo è rendere i lettori protagonisti, tanto quanto lo sono gli scrittori. Dare a ciascuno la sua voce. È vero che le scelte del singolo consumatore influenzano i prodotti che vengono introdotti sul mercato, è una realtà già conosciuta… Ma quanta influenza ha il singolo nella massa? Quanto ci si può concretamente sentire partecipi? L’obiettivo di Bookabook è quello di abbattere questo limite.

La Storia di Bookabook

Bookabook nasce nel 2014 come una delle prime case editrice in crowdfunding, e che adesso può vantare una delle comunità di lettori più numerose in Europa. Nel 2015, il team di Bookabook si è ritrovato, ad Amsterdam, tra i finalisti per il premio internazionale per l’innovazione in editoria Renew the Book. A distanza di anni dai suoi inizi, Bookabook è rimasta salda nei suoi obiettivi e nei suoi ideali, portandosi a casa non pochi risultati… Come, ad esempio, il lancio di quello che sarebbe diventato un grande successo: Papà, Van Basten e altri supereroi.

Come funziona?

Sei un lettore? Sì? Non serve altro.

Basta iscriversi al sito e sarai, in automatico, responsabile della sorte dei libri che ti verranno proposti. E qui sorge il primo dubbio… Come faccio a sapere che quello che leggo è di qualità?

È qui la vera differenza tra Bookabook e il self-publishing; posso parlare per esperienza personale avendoli provati entrambi. Mentre nel self-publishing potenzialmente chiunque può avere accesso allo scaffale di quella famosa libreria, con Bookabook bisogna prima convincere il team e superare la loro selezione, per poi affrontare il giudizio dei lettori.

Per quanto possa sembrare ovvio, non penso sia da dare per scontato che io, lettore su Bookabook, non sto andando a caccia di qualcosa di “qualità”, ma di qualcosa che “mi piaccia”… Questo perché qualcuno ha già fatto la selezione per me.

Chiarito questi punti sorge un nuovo dubbio… E se la campagna va male? È una domanda più che lecita visto che il libro verrà pubblicato e distribuito solo se la campagna crowdfunding va a buon fine. Ma se ciò non dovesse accadere? In quel caso Bookabook si impegna a rimborsare ogni singolo preordine.

In Conclusione

Ecco che così si conclude questo mio frammento autobiografico. Sebbene mi sia dedicata agli aspetti più “tecnici” che biografici, mi sembrava corretto esporre in maniera esaustiva in cosa consiste questo mio inizio. E dare tutte li informazioni nel caso qualcuno voglia intraprendere a sua volta questa strada.

Valeria

LiberTiAmo di Aprile (2020)

Buon mercoledì! Come prosegue la quarantena? Spero stiate bene, fatemi sapere!

Oggi, essendo il primo d’aprile e il primo di un nuovo (lunghissimo) mese, è il momento di parlare di una lettura da inaugurare, quella per il gruppo di lettura.

Vorrei iniziare con il dire che il libro di questo mese ha vinto il sondaggio letteralmente per un soffio, o un capello, dipende dai punti di vista.

Come sempre vi ricordo che potete trovare il nostro gruppo qui, su Goodreads, ma anche su Telegram!

Scopriamo subito il libro di aprile.

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Il giro di Vite – Henry James

Casa Editrice: Einaudi

Link all’acquisto: QUI

Trama

Protagonisti di “Giro di vite”, forse il più celebre tra i romanzi brevi di Henry James, sono Flora e Miles, due bambini perseguitati dai fantasmi di un’istitutrice e di un maggiordomo, e intrappolati in quella che Fausta Cialente nella nota al testo definisce una “tirannica atmosfera”. Ai classici motivi del racconto nero, “gotico”, James unisce una sottile indagine psicologica, consegnando al lettore uno dei più suggestivi racconti del mistero, sempre al confine tra realtà e soprannaturale.

Il Giro di Vite è un racconto dell’orrore apparso originariamente a puntate nel 1898 sulla rivista Collier’s Weekly.

E’ ispirato al tipico stile della letteratura gotica.

E’ stato adattato diverse volte e sotto diverse forme, film, drammi radiofonici, opere da camera, ecc. ecc.

Il libro sarà in lettura sul gruppo a partire da oggi (01/04) al 30/04, ovvero per tutto il mese di aprile, vi ricordo che potrete unirvi in ogni momento alla lettura.

Sarete dei nostri? Avete già letto questo titolo? Vorreste farlo? Fatemi sapere!

A prestissimo!

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Il Guardiano degli Innocenti – Andrzej Sapkowski (The Witcher)

Buon mercoledì! Come state?

Questi giorni sono assai complessi per il nostro paese, ogni volta che mi ritrovo a parlare di ciò che sta accadendo mi sento sempre a disagio, un po’ perché sappiamo tutti quello che sta succedendo e un po’ perché non dico nè aggiungo nulla di nuovo a tutto quello che è stato detto in questi giorni.

L’unica cosa che mi sento di poter fare in questo piccolo spazio che è il mio blog, è portare un po’ di distrazione, poter in qualche modo rinfrescare (anche per pochi secondi) l’aria che da settimane è piuttosto opprimente.

Parliamo quindi oggi di un libro che ho letto nelle scorse settimane e che avrei dovuto recensirvi più di un mese fa… sono un poco in ritardo, ma vabbè.

Mi riferisco a “Il Guardiano degli Innocenti” di Andrzej Sapkowski, il primo volume della saga di The Witcher.

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Il Guardiano degli Innocenti – Andrzej Sapkowski

Casa Editrice: Nord

Genere: fantasy

Pagine: 372

Prezzo di Copertina: € 14,90

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di Pubblicazione: 1993

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Geralt è uno ‘strigo’, un individuo più forte e resistente di qualsiasi essere umano, che si guadagna da vivere uccidendo quelle creature che sgomentano anche i più audaci: demoni, orchi, elfi malvagi… Strappato alla sua famiglia quand’era soltanto un bambino, Geralt è stato sottoposto a un durissimo addestramento, durante il quale gli sono state somministrate erbe e pozioni che lo hanno mutato profondamente. Non esiste guerriero capace di batterlo e le stesse persone che lo assoldano hanno paura di lui. Lo considerano un male necessario, un mercenario da pagare per i suoi servigi e di cui sbarazzarsi il più in fretta possibile. Anche Geralt, però, ha imparato a non fidarsi degli uomini: molti di loro nascondono decisioni spietate sotto la menzogna del bene comune o diffondono ignobili superstizioni per giustificare i loro misfatti. Spesso si rivelano peggiori dei mostri ai quali lui dà la caccia. Proprio come i cavalieri che adesso sono sulle sue tracce: hanno scoperto che Geralt è gravemente ferito e non vogliono perdere l’occasione di eliminarlo una volta per tutte. Per questo lui ha chiesto asilo a Nenneke, sacerdotessa del tempio della dea Melitele e guaritrice eccezionale, nonché l’unica persona che può aiutarlo a ritrovare Yennefer, la bellissima e misteriosa maga che gli ha rubato il cuore…

 

Recensione

Inizio con il dire che mi sono imposta l’obbiettivo di leggere l’intera saga di “The Witcher” prima di guardare la tanto chiacchierata serie tv di Netflix, ne avevo parlato anche in un articolo a dicembre se non erro, quindi man mano che terminerò i volumi usciranno qui sul blog le rispettive recensioni.

Ho pensato anche allo scrivere una recensione unica di tutti i volumi, ma questo vorrebbe dire scrivere (e pubblicare) un articolo lungo quanto la stessa saga quindi meglio dividere…

Piccola nota sull’edizione, la casa editrice Nord sta ristampando tutti i volumi della saga, sono già disponibili i primi cinque e a breve usciranno gli altri tre volumi (indicativamente a maggio).

Allora iniziamo a parlare di questo primo volume, è una raccolta di racconti come anche il secondo volume, la saga vera e propria (se così si può dire) inizia dal terzo volume “Il Sangue degli Elfi“.

E’ molto importante però, se volete iniziare a leggere la saga, leggere i primi due volumi (raccolte di racconti) perché questi introducono i personaggi, alcuni eventi che si riveleranno importanti per capire il senso di altri eventi futuri e vi fanno in generale entrare nel mondo di The Witcher.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Ho letto “Il Guardiano degli Innocenti” in pochissimo tempo, lo stile di Sapkowski è un mix fra il perfetto stile d’azione con una punta di analisi verso alcuni comportamenti dei propri personaggi, dire che è un testo che scorre veloce sarebbe un eufemismo, mi ha ricordato quei testi d’avventura, pieni zeppi di scene d’azione.

Lo stile non si lascia andare a particolari descrizioni, ovviamente ne compare qualcuna che si sofferma di più su un ambiente o un personaggio, ma direi che il tutto rimane sempre piuttosto scattante, le pagine volano una dietro l’altra.

Io ho giocato al videogioco di The Witcher in passato e forse questo ha influito un poco sulla mia percezione delle atmosfere contenute in questo libro, perché mi immaginavo sempre a lume di candela o in un qualche bosco con il suono delle spade di Geralt che ballonzolavano mentre camminava.

Tutto questo c’è all’interno del testo, ma forse la mia percezione era così forte per la mia precedente esperienza videoludica.

Riferimenti

Un fatto interessante è che per vari racconti (la maggior parte), l’autore prende ispirazione da favole che noi tutti conosciamo, ad esempio “La bella e la Bestia”.

Ho sentito dire che nella serie tv questi riferimenti sono ovvi, si percepiscono piuttosto chiaramente, io non sapevo di questa rielaborazione/ispirazione, quindi trovando questi riferimenti nel corso della lettura mi sono trovata a sorridere più volte.

Di solito non sono un’amante di questi esperimenti, credo per esperienze spiacevoli in passato, quindi a volte mi risulta difficile farmi piacere una psudo-rielaborazione di una fiaba, ma in questo caso mi è dispiaciuta, anzi, calzava a pennello con il senso generale della vicenda.

Personaggi

In questo primo volume incontriamo ovviamente Geralt, il protagonista delle avventure e dalla saga, il famosissimo Geralt di Rivia, capelli e barba bianchi, strigo (ovvero un umano mutato, con sensi molto sviluppati), occhi simili a quelli di un felino, viene soprannominato anche “Lupo Bianco“.

Yennefer di Vengerberg, è una maga, occhi viola, capelli neri come la pece, ovunque vada porta sempre con sè un profumo di lillà e uva spina. Ha un rapporto piuttosto burrascoso con Geralt, suo grande amore.

Ranuncolo o Jaskier, è un poeta, un menestrello, amico di Geralt e se vogliamo spalla comica della situazione.

Questo primo volume serve come introduzione come dicevo prima, anche per cercare di rompere il ghiaccio e di comprendere il carattere dei personaggi, quindi per essere il primo passo ho trovato una buona caratterizzazione.

Sono riuscita fin da subito ad empatizzare con loro, ovviamente con alcuni più di altri, ci tengo a dire che i personaggi sopra citati sono quelli più “importanti”, ma troviamo molte altre personalità all’interno del libro.

Ci tengo a dire anche che alcuni personaggi li ho apprezzati di più nel libro rispetto alle varie altre opere (es. videogioco), ad esempio non apprezzavo del tutto il personaggio di Yennefer dal videogioco, ma in questo primo volume ho scoperto una Yennefer diversa, più umile, con un carattere più autentico.

Essendo un mondo fantasy popolato da mostri, che Geralt uccide per lavoro, mi sembra giusto citare qualche tipologia di essere, ad esempio i drowner, i mutanti, i necrofagi, le viverne, i ghoul e molti altri, incontriamo infatti sia mostri “vitali” ai fini del racconto sia mostri che sono “mezzi” semplicemente per far guadagnare al nostro eroe qualche soldo.

Genere

Non è un fantasy troppo ostico, anzi, mi sento di consigliarlo anche per chi non è un’esperto di fantasy o non legge di frequente libri simili, perché è scorrevole e non impegna molto dal punto di vista della concentrazione, non è quel fantasy pieno zeppo di storyline, riferimenti, intrighi ingegnosi magari complessi da seguire.

L’universo dello strigo è “dannato” sotto un certo punto di vista, non c’è nulla di completamente buono o cattivo, Geralt vive in un periodo duro e la sua stessa condizione di strigo viene vista malignamente dalle persone, tranne quando sono costrette a chiedergli aiuto per uccidere qualche mostro.

Il fantasy di “The Witcher” è un fantasy sporco, nel senso che ogni scelta (sotto l’influenza della magia o no) porta le sue conseguenze e alcune di queste sono spietate, non vengono addolcite in alcun modo.

Conclusioni

Ne “Il Guardiano degli Innocenti” seguiamo le avventure di Geralt, ci sono vari racconti incollati fra loro quindi non c’è una vera e propria trama, c’è per ogni racconto ovviamente.

Posso solo dire che a fine lettura si inizia a colorare una superficie bianca che man mano diventerà del tutto colorata, quindi anche qui, nonostante sia il primo volume, si comprendono aspetti fondamentali.

E’ un libro di certo piacevole, non si lascia andare a particolari riflessioni nel senso che è quel classico testo perfetto da leggere per seguire le avventure dei personaggi e perdersi nella lettura, non è uno di quei libri che ti lasciano con dubbi o interessanti spunti di riflessione, ma non pretende nemmeno di farlo.

E’ un fantasy che intrattiene fino all’ultima pagina buttando il lettore in un universo in subbuglio e nella vita di un personaggio dal carattere non facile.

Voto:

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Di certo continuerò la saga, sto già leggendo il secondo volume e spero di riuscire a parlarvene il prima possibile.

E voi? Avete letto la saga di “The Witcher”? Sì? Vi è piaciuta? Fatemi sapere!

A presto!

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LiberTiAmo di Marzo (2020)

Buona domenica!

Come dire… ehm, eccomi tornata!

Non che sia sparita per mesi, ma manco ormai da due settimane qualcosa e in generale nel mese di febbraio sono stata poco presente.

Quindi sono felice di tornare, di certo a marzo sarò più presente, ve lo assicuro, la ragione della mia assenza è stata un sovraccarico di impegni da portare a termine, a dire il vero sotto ogni aspetto, sia lavorativo che casalingo, sono stata parecchio esausta nei giorni precedenti e mi sono ritrovata a non avere il tempo di fare nulla.

Ma non parliamo di me, voi come state? Come avete passato il mese di febbraio, che in linea di massima è stato complicato per il mondo?

Parliamo dell’argomento di oggi ora, oggi è il primo di marzo ed è l’inaugurazione della nuova lettura del gruppo! Nuovo mese, nuovo libro!

Vi ricordo che potete unirvi al gruppo su Goodreads, ci trovate anche su Telegram ora!

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Le Confessioni di Frannie Langton – Sara Collins

Casa Editrice: Einaudi

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Trama

1826. Londra è in fermento. La folla ha preso d’assalto l’Old Bailey, il tribunale in cui si celebrano i processi più importanti del Paese. La folla è lì per vedere Frannie Langton, la cameriera incolpata di aver ucciso senza pietà i suoi padroni, Mr e Mrs Benham. L’accusa la dipinge come una sgualdrina, una ex schiava seducente e manipolatrice che ha approfittato del buon cuore dei suoi signori. Ma non è la verità, o almeno non è proprio tutta la verità. Così finalmente, dal banco degli imputati, Frannie può urlare al mondo la sua storia. Che inizia in una piantagione, quando da bambina impara a leggere, anche se è incatenata. E finisce nella Londra dei lord e delle dame, dove le catene sono altre, ma non per questo meno dure.

Le Confessioni di Frannie Langton” è stato pubblicato in Italia lo scorso gennaio.

Dall’uscita questo testo sta conquistando sempre più lettori con la ricostruzione storica affascinante e la piega thriller labirintica.

Questo libro sarà in lettura da oggi (01/03) al 31/03, quindi per tutto il mese di marzo.

All’occorrenza aggiungeremo ai tempi di lettura due settimane o più, quindi come sempre è a portata di mano la proroga.

E voi? Vi unirete alla lettura? 

A presto!

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LiberTiAmo di Febbraio (2020)

Buon sabato! Come state?

Come state affrontando il primo giorno di febbraio, per me questo mese sarà con tutta probabilità uno dei peggiori del 2020 o se non uno dei peggiori, uno dei più concitati.

Ma non pensiamo ora, in questo momento voglio concentrarmi solo sulla lettura di febbraio per il gruppo di lettura LiberTiAmo, vi ricordo che come sempre potete trovarci su Goodreads e da poco anche su Telegram!

Parliamo subito del libro che leggeremo assieme nel mese di febbraio!

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Trilogia della Città di K. – Agota Kristof

Casa Editrice: Einaudi

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Trama

Quando “Il grande quaderno” apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali.

Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1998.

Agota Kristof è un’autrice ungherese naturalizzata svizzera.

In Italia si trova edito da Einaudi in unico volume che raggruppa tutti e tre i volumi.

Il libro sarà in lettura sul gruppo da oggi, al 29/02.

Per ora il tempo di lettura è di un mese, ma sarà sempre possibile una proroga ovviamente e nel caso qualcuno avesse bisogno di più tempo non esiteremo a prolungare il tempo di lettura ed estenderlo di settimane.

E voi? Vi unirete a noi nella lettura?

A presto!

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La Peste – Albert Camus

Buon lunedì, buon inizio settimana e buona giornata della memoria.

Oggi, finalmente arriva la recensione de “La Peste” di Albert Camus, ho terminato questo libro più di due settimana fa, ma ho voluto prendermi il tempo necessario prima di parlarvene come si deve, è uno di quei testi che necessita di un pensiero approfondito dopo la lettura.

Oggi è la Giornata della Memoria, e sono felice di pubblicare oggi questa recensione, in una giornata così importante, dato che il testo di cui parliamo oggi riguarda il nazismo che ne “La Peste” è la peste stessa, infatti il libro è una metafora del nazismo appunto, e come scrisse Camus: “la peste (nazismo) aveva tolto a tutti la facoltà dell’amore e anche dell’amicizia; l’amore infatti, richiede un po’ di futuro, e per noi non c’erano più che attimi”.

Iniziamo subito a parlarne.

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La Peste – Albert Camus

Casa Editrice: Bompiani

Genere: classico contemporaneo 

Pagine: 326

Prezzo di Copertina: € 13,00

Prezzo ebook: € 3,99

Anno di Pubblicazione: 1947

Link all’Acquisto: QUI

 

Trama

Orano è colpita da un’epidemia inesorabile e tremenda. Isolata, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da laboratorio per le passioni di un’umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l’edonismo di chi non crede alle astrazioni né è capace di “essere felice da solo”, il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l’indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l’egoismo gretto gli alleati del morbo.

Ma il narratore è propenso a credere che dando troppa importanza alle belle azioni si finisce col rendere un indiretto omaggio al male. Così facendo si suggerisce infatti che le belle azioni hanno tanto più valore poiché sono rare e che la malvagità e l’indifferenza sono motivazioni ben più frequenti delle azioni umane. E’ un’idea che il narratore non condivide.

Recensione

Vorrei iniziare con il dire che questo libro, oltre ad essere un’ampia descrizione e cronaca di un’epidemia terribile come la peste, è anche una grande metafora del nazismo e del male, anche se all’interno di questa metafora io inserirei anche il fascismo.

Questo è stato il mio primo approccio a Camus, non avevo mai letto nulla di questo gigante della letteratura, vincitore del premio Nobel nel 1957.

Questo libro è di certo cupo e tenebroso ma, a fine lettura sono rimasta impressionata dalla lotta di Camus contro la morte, la mancanza di senso dell’esistenza, e l’abbandonarsi alla disperazione.

Questi concetti, punti chiave nella vita dell’autore, vengono riproposti anche qui in questa opera, che di certo getta il lettore in un clima di isolamento, morte e rassegnazione.

Siamo in mezzo ad un’epidemia, dunque pagina dopo pagina seguiamo in prima linea ciò che una situazione di questo tipo smuove in una città come quella di Orano (Algeria), in cui appunto è ambientato il libro.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Parlando di questo libro l’ho definito “come una strada con vari dossi”, perché a volte il libro rallenta per concentrarsi su vari aspetti umanistici, psicologici e in realtà tutto ciò che concerne l’esistenza e la morte.

Quindi a volte può sembrare di premere sul freno durante la lettura per riprendere velocità dopo poco, trovo che le parti in cui l’azione sembra andare velocemente siano la parte iniziale e la parte finale, la parte centrale invece è di certo concentrata di fatti, ma questi vengono diluiti e non si avverte così tanto il susseguirsi rapido degli eventi.

L’atmosfera è claustrofobica, questo penso sia uno dei termini più adatti, si vive assieme ai personaggi in questa città che è stata messa in quarantena e ogni giorno muoiono centinaia di persone, da queste dinamiche ne nascono altre, ci sono persone che tentano di fuggire dalle mura e dal controllo delle guardie con metodi illeciti, vengono disposte nuove leggi che si adattano a una situazione così particolare, chi non è un cittadino di Orano è anch’esso bloccato in un paese non proprio.

Non saprei se definirlo un libro adatto a tutti, se non amate le atmosfere di questo tipo, piuttosto cupe, soffocanti e pregne di morte e disperazione forse potrebbe non andare incontro ai vostri gusti.

E’ importante anche sottolineare il fatto che l’atmosfera gioca un ruolo chiave in questo libro secondo me, è una protagonista che alimenta la cupezza generale del testo.

Per quanto riguarda lo stile di Camus, lo definirei uno stile che in poche parole, semplici e necessarie descrive un quadro (sopratutto umano) della situazione, in alcune parti l’autore si lascia andare a vari ragionamenti come dicevo, sui sentimenti umani, sulle varie reazioni dei personaggi ad un epidemia di questa portata, sopratutto all’amore anche, e in particolare l’amore a distanza.

Le coppie costrette alla separazione sono quelle in cui uno dei due è all’interno delle mura e rischia l’infezione, mentre l’altro/a è al di fuori e tenta per quanto possibile, di vivere una vita normale sempre pensando al proprio amato/a.

“Mariti e amanti che avevano la più completa fiducia nella compagna si scoprivano gelosi. Uomini che si credevano superficiali in amore riscoprivano la fedeltà. Figli che avevano vissuto accanto alla madre guardandola a stento ora mettevano tutta la loro inquietudine e il loro rimpianto in una piega del suo viso di cui li tormentava il ricordo.”

E’ uno stile che non definirei crudo o secco, ma di certo profondamente giusto, utilizza termini semplici ma l’analisi di Camus non è mai semplice, scava nelle profondità e una volta arrivato nei meandri di questi ragionamenti usa parole normali per descrivere ciò che ha visto.

Tematiche

Questo è un libro che si può guardare sotto parecchi punti di vista e argomenti, c’è il lato “metafora” quindi il perno sul quale gira tutta la vicenda è l’enorme metafora del male e del nazismo, in alcuni brevi attimi Camus ha puntato su questo, secondo me, perché se alcune vicende e alcune scelte dei personaggi possono sembrare non del tutto coerenti e giustificate il cerchio si chiude comunque ricordando che l’intera vicenda è una metafora.

C’è invece il lato “reale“, quindi togliamo il fattore di prima, la vicenda/libro si regge da sola sulle proprie gambe, è una storia che metafora o non metafora narra comunque di una cittadina in cui arriva la peste e delle varie evoluzioni smosse da questo terribile evento.

Si può leggere quindi sotto diverse chiavi di lettura.

Troviamo un virus che all’inizio viene sottovalutato, ma la situazione peggiora in fretta e il virus passa dagli animali agli umani, chi deve occuparsi delle cure si trova impreparato, non esiste nessuna cura, quindi le persone rimaste ad Orano sono sottoposte ad un clima di profonda amarezza, disperazione e abbandono perché chi dovrebbe aiutarli non fa nulla (perché non sanno come debellare l’epidemia) e li abbandona alla morte.

Prima della lettura quindi, se un lettore dovesse approcciarsi a questo libro non sapendo nulla del messaggio che si nasconde sotto alla trama non rimarrebbe comunque stranito dalla vicenda, il testo ha un senso perfetto in ogni caso.

Per me è stata una lettura legata sopratutto al lato umanistico dei personaggi, l’analisi di Camus dei desideri e bisogni umani è eccezionale.

Il nostro protagonista è il dottor Rieux, attorno al quale ruotano altri personaggi, alcuni molto diversi fra loro, Rieux ha un solo scopo, quello di salvare più persone possibile, non è un eroe convenzionale, anzi, non crede in Dio, non segue un piano in particolare ma sa solo che deve salvare chiunque perché è il suo lavoro.

Il rapporto fra Rieux e un altro personaggio (Tarrou) è un altro pilastro del testo, i ragionamenti dei due, Camus dando voce a questi personaggi esprime anche il proprio pensiero, saltano dal lavoro, alla gioventù, alla fede, agli ideali…

Altra tematica fondamentale sono gli approcci dei vari personaggi alla peste e alla moria, c’è chi si aggrappa alla fede e pensa che tutto sia una punizione divina, chi all’inizio tenta di fuggire, ma alla fine comprende che il suo posto è ad Orano, chi sembra non voler affrontare negli occhi l’epidemia, lavora a contatto con gli appestati ma sembra non voler mai guardare negli occhi chi ha davanti.

Avevano ancora, certo, le sembianze della tragedia e della sofferenza, ma non ne sentivano più il morso. E del resto il dottor Rieux, per esempio, riteneva che fosse proprio questa la tragedia, e che l’abitudine alla disperazione è peggiore della disperazione stessa.

Conclusioni

Ho amato questo libro, dal punto di vista emotivo e umano lo ritengo un pugno nello stomaco perché sottopone al lettore uno scenario in cui la natura umana viene esposta fino al nocciolo e in un clima di questo tipo viene spontaneo fermarsi e rassegnarsi, ma è proprio in quel momento che emerge uno dei messaggi principali del libro.

C’è una scena molto forte all’interno del testo, in cui un bambino lotta contro la peste e fino all’ultimo non si conosce il destino di questo, quindi assistiamo a un bimbo che per ore si attorciglia dolorante in un letto.

Questa atrocità colpisce anche i personaggi che usciranno segnati da questo episodio.

E’ di certo una delle scene più forti del testo, assieme a quella riguardante le fosse comuni.

Un altro aspetto che mi ha affascinata è stato il tempo, nel corso di questa epidemia ovviamente il tempo scorre e passiamo attraverso le stagioni, le descrizioni di Camus riguardanti l’afa e la calura che opprimono “i nostri concittadini” come scrive Camus, sembrano rendere l’idea di un cielo quasi rossiccio e un vento caldo che sospinge la peste e la soffia in ogni angolo della città.

Tirando le somme, la descrizioni dei drammi umani dei personaggi affondano le radici nell’animo umano, viene spontaneo immaginarsi in uno scenario distruttivo come questo e da questa immersione ciò che il lettore riesce a pescare è il senso della lotta contro la morte (che è il male, seguendo la metafora), emerge un senso di lotta e speranza molto forte da questo libro.

Voto:

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Fino a più di metà libro ero convinta di voler assegnare cinque stelline piene, ma alla fine ho deciso di assegnarne quattro a “La Peste”, perché?

Ho trovato il finale un pochino troppo precipitoso, dopo più di 300 pagine di clima asfissiante, pieno di morte e peste tutto cambia da una pagina all’altra, letteralmente, quindi togliendo il fattore metafora non mi ha convinta del tutto questo aspetto, ma questo non cambia il mio amore per questo libro.

Ovviamente, cosa lo dico a fare, voglio approfondire il prima possibile Camus come autore.

E voi? Avete letto “La Peste”? Sì? No? Vi è piaciuto? Apprezzate Camus come autore? Fatemi sapere!

A presto!

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LiberTiAmo di Gennaio (2020)

Ben ritrovati/e!

Come state? Come avete passato questi giorni di festa? Ne approfitto ancora per farvi i miei più cari auguri di inizio 2020, di Natale e un augurio per un’eccezionale Epifania che affronteremo domani.

Spero abbiate trascorso dei giorni festivi pieni di soddisfazioni, ma sopratutto giornate che abbiano rispecchiato ciò che desideravate da queste feste, se miravate al risposo spero vi siate riposati/e in vista del nuovo anno, se miravate al calore famigliare spero ne abbiate ricevuto a secchiate e se miravate ad una vacanza in compagnia spero vi siate divertiti come mai prima.

Ci eravamo lasciati il 24 di dicembre in piena euforia e trepidazione natalizia, ma oggi si riprende ragazzi/e, le feste stanno per concludersi, da martedì in poi quindi godiamocela ancora per oggi e domani.

E riprendiamo alla grande perché oggi parliamo del libro che sarà in lettura sul gruppo per tutto il mese di gennaio.

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La Lista di Schindler – Thomas Keneally

Casa Editrice: Sperling & Kupfer

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Che cosa significava finire nella “lista di Schindler”? Chi era in realtà Oskar Schindler, giovane industriale tedesco cattolico e corteggiatore di belle donne? Basandosi anche sulle testimonianze di quanti lo conobbero, Keneally ricostruisce la vita straordinaria di questo personaggio ambiguo e contraddittorio. Ritenuto da molti un collaborazionista, Schindler sottrasse uomini, donne e bambini ebrei allo sterminio nazista, trasferendoli dai lager ai suoi campi di lavoro in Polonia e in Cecoslovacchia, dove si produceva materiale bellico. Così, fornendo armi al governo tedesco e versando enormi somme di denaro, Schindler salvò migliaia di persone. Resta però un mistero il motivo che lo spinse a intrprendere quella sua personale lotta al nazismo.

La lista di Schindler è un romanzo del 1982, nel 1993 uscì il famoso adattamento cinematografico Schindler’s List diretto da Steven Spielberg.

Il film è vincitore di sette premi Oscar.

La lettura è iniziata il 01/01, qualche giorno fa, il libro sarà in lettura fino al 31/01, quindi per tutto il mese di gennaio.

Vi unirete a noi nella lettura? Fateci sapere!

Ci leggiamo presto,

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