#sonoindipendente – Vorrei Mettere il Mondo in Carta – Giorgia Colucci

Salve ragazzi/e!

Ormai manca poco alla fine di febbraio, diciamocelo, un mese che è arrivato ed è andato proprio.

Comunque, parliamo di cose serie, voi come state? Siete scampati/e alla solita influenza che gira ancora a piede libero?

Spero di sì, oggi nuova recensione della categoria #sonoindipendente, quindi parliamo di un’autrice esordiente che il 22 febbraio ha pubblicato una raccolta di poesie.

Ho conosciuto questa ragazza grazie a Valeria Franco, giovane autrice che ho avuto modo di conoscere meglio dopo la pubblicazione e la recensione del suo libro di cui vi avevo parlato sempre qui qualche settimana fa.

Tra l’altro sul blog di Valeria trovate un’intervista a Giorgia Colucci, l’autrice del libro di cui parleremo oggi, vi lascio il link dell’intervista all’autrice, QUI.

Andiamo a parlare meglio di questa raccolta!

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Vorrei Mettere il Mondo in Carta – Giorgia Colucci

Casa Editrice: I Quaderni del Bardo

Tipologia: Raccolta di Poesie

Pagine: 48

Prezzo ebook: € 2,99

Anno di Pubblicazione: 2019

Link all’Acquisto: QUI*

Trama

“Cerco rime/ per sfuggire/ alla banalità/ (e nulla è più banale che dirlo)”, così scrive Giorgia Colucci nella poesia che dà il titolo alla sua prima raccolta poetica. Una scrittura matura quella di Colucci, tesa alla ricerca della rima. La rima come punto di fuga alla contemporaneità in cui i sogni fuggono in avanti per non essere ingabbiati da menti vecchie. In Giochi di parole scrive: “Non siate versi/ tronfi e vanitosi/ che si declamano/ da soli/ a platee dormienti./ Dite quel che vi pare”. Una riflessione sulla scrittura, sul suo ruolo salvifico e consolatorio, ancora in Ad Amarante: “Prendo la penna in mano,/ rendo impermeabile l’inchiostro, la carta/ che cola in rivoli nella testa,/ senza connessione./ A fiume,/ oppongo fiume/ in una scialuppa di fiume”. Una scrittura che rimanda al classicismo, ma che vive il suo presente attraverso le tematiche che affronta, da quelle dei migranti, come in Madina, fino alle riflessioni sul ruolo femminile. La giovane autrice afferma i suoi valori nelle poesie dedicate alla famiglia, ai nonni, alla madre. Le sue poesie hanno una struttura solida, ma ricercata nel linguaggio che si proietta dal passato al futuro con l’uso dell’apocope, come in Atroce attesa: “Atroce attesa,/ pigiati nelle carni/ ce ne stiam/ senza difesa./ Respiro su respiro/ Mischiam le ossa,/ volti estranei/ condividono la fossa.” (Elisa Longo)

[…]Vorrei nascondervi ma siete scossi, dentro al mio mare, i figli rossi di un cuore morto, nell’annegare.

Recensione

Allora, ovviamente vorrei iniziare facendo la solita premessa che mi piace fare quando parliamo di poesia.

Posso valutare fino ad un certo punto il lato soggettivo di queste perché cambia per tutti per questo preferisco concentrami sul lato oggettivo e più tecnico, anche il caso di oggi è particolare, vedremo dopo.

Allora la raccolta di compone di 24 poesie, che sfiorano diversi argomenti, come ad esempio i nonni, vari luoghi (ci sono poesie dedicate ad Atene, Amarante, la Manica), le stagioni, fatti e persone del quotidiano e esperienze anche giornaliere.

Io in genere adoro le poesie che parlano di una situazione o un momento della giornata che tutti viviamo in modo simile, come ad esempio un tramonto o la notte, tutti ci ritroviamo prima o poi a riflettere in questi momenti.

Posso essere considerate poesie del quotidiano e inni al mondo per come lo conosciamo, insomma sono il mio genere.

Sopratutto nell’ultima parte di questo libricino ci sono poesie di questo tipo che ho apprezzato.

Dunque lo stile dell’autrice mi è piaciuto in generale, quasi per tutta la durata della raccolta, devo dire (e questo ho avuto modo di dirlo anche a lei) che l’uso dell’epifora non l’ho apprezzato più di tanto ma questo è anche un fattore soggettivo, personalmente non mi piace più di tanto questa figura retorica insomma.

A dire il vero l’epifora non è molto utilizzata tranne che in rare poesie come ad esempio questo passaggio di Amarante:

A fiume, oppongo fiume, in una scialuppa di fiume.

Ma a parte questo non ho altri particolari appunti, si usa spesso la figura di Morfeo e l’immagine di un qualcosa di rossiccio o rosso, si usa spesso questo colore insomma ma è giusto un appunto che faccio perché leggendo le poesie ho notato questo fatto.

Per alcuni brevissimi tratti ho notato un piglio romanzato nelle poesie ma è un fatto che apprezzo.

Il principale punto forte di questa raccolta sono le esperienze e i ricordi che arrivano dall’autrice ai giovani sopratutto, io e l’autrice siamo praticamente coetanee e questo l’ho avvertito molto nella lettura, alcune esperienze legate alla famiglia o alle emozioni che si avvertono le ho sentite simili se non uguali a quelle che provavo io.

E’ una raccolta fortemente indirizzata ai giovani, per le esperienze contenute all’interno, ovviamente tutti la possono leggere anche perché tutti (indipendentemente dall’età) abbiamo provato queste emozioni, ma le ho avvertite rivolte ai giovani di oggi in particolare.

Le mie due poesie preferite che mi hanno ricollegata alla mia infanzia e ad un momento particolare di questa sono “I dolci della Nonna” e “Ricordo di Mia Madre“.

Vi scrivo qui un estratto di entrambe in ordine di “nomina”:

Erano di una penombra natalizia e farinosa. Erano dei pomeriggi, esuli e interminabili, delle attese profumate. Erano dolci sotto la pelle irruvidita, dal forno e dal lavoro. I tuoi borbottii se li portavano sotto al mattarello e nel cacao, i tuoi malumori di fatiche.

E’ così che ti ho vista piangente, le lacrime ti solcavano il viso inconsolabili, come io non avevo mai visto. Solo nel lutto tu, donna forte, eri giaciuta sotto le macerie del pianto, solo allora, l’immonda spada dell’annientamento ti aveva colpito.

Alcuni componimenti mi hanno decisamente riportata ad istanti del passato, o meglio, mi hanno riportata a delle determinate sensazioni che in passato mi è capitato di provare.

Quando questo succede con le poesie è sempre una vittoria per queste secondo me, a livello emozionale suscitare questo fatto per le poesie è più complicato e mirato, con un testo di narrativa si ha a disposizione più pagine e uno stile diverso.

Come ho detto anche con l’autrice, la lunghezza di questa raccolta è piuttosto breve e avrei desiderato più pagine, come accade in ogni raccolta alcuni componimenti sono più riusciti di altri ma lo stile in generale mi è piaciuto, l’ho voluta rileggere una seconda volta per apprezzare meglio quelle che la prima volta non mi avevano colpita più di tanto, come ad esempio “Le Donne in Treno“;

Non parlano d’amore le mie donne, nei viaggi d’ore, seguiti d’una notte insonne. Non parlano nemmeno di dolore, celati in seno son tutti graffi del loro cuore. Carezzano anche quelli come figli, germogli belli da custodire tra i lor grovigli.

Insomma, sono felice di aver letto questa raccolta per le emozioni che mi hanno fatta riscoprire e per lo stile fresco dell’autrice, non ho apprezzato in toto l’opera e avrei desiderato altre pagine ma in ogni caso è stata un’ottima lettura.

Voto:

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Sono certa del fatto che per ciò che ho letto l’autrice avrà un degno futuro nel mondo della scrittura.

Bene!

E voi gente? Qual’è la vostra raccolta di poesie preferita?

A prestissimo!

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#sonoindipendente – La Landa delle Strane Idee – Valeria Franco

Ehilà gente!

Oggi sono tornata con una nuova recensione che, come vedete ha la dicitura #sonoindipendente, quindi parleremo di un titolo pubblicato da una casa editrice indipendente o auto-pubblicato dall’autore/autrice.

In questo caso il libro “La Landa delle Strane Idee” è un’auto-pubblicazione.

Ho conosciuto personalmente l’autrice, il che è sempre positivo perché se dovessi avere dei dubbi a fine lettura riguardo un punto del testo posso sempre chiedere spiegazioni.

Valeria è una giovane ragazza dalla cui creatività è nata questa raccolta di racconti sul genere noir e non solo.

Comunque, ho tanto da scrivere su questo libro quindi andiamo subito a parlarne meglio assieme!

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La Landa delle Strane Idee – Valeria Franco

Casa Editrice: Self Publishing/Auto-Pubblicato

Tipologia: Raccolta di Racconti

Pagine: 109

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): €11,50

Prezzo ebook: €4,99

Anno di Pubblicazione: 2017

Link all’Acquisto: QUI*

 

Trama

Quando i più oscuri pensieri della quotidiana cronaca nera si sposano con il puro candore delle bianche pagine, dalla loro unione nasce un figlio, la trama. Essa è nera come l’animo del padre, l’orrore, ma innocua come la consistenza della madre, la carta. Se la trama è davvero la figlia dell’orrore e della carta, questo semplice libro, come molti altri prima di esso, ne è solamente una conseguenza.

In molti hanno fantasticato su come potesse essere l’Aldilà. Purgatori, reincarnazioni, e penitenze divine sono tutte frottole; per quanto ne sappiamo noi Dio non è più manifesto di qua di quanto non lo fosse stato di là.

Recensione

Il libro contiene 6 racconti in totale, se escludiamo un breve “manuale d’istruzioni” all’inizio.

Di questi sei racconti alcuni sono più lunghi rispetto ad altri, iniziamo con il botto parlando del mio racconto preferito dell’intera raccolta che è proprio il più lungo ovvero “Il Lato Mortale”.

La citazione in alto è tratta proprio da queste pagine, è il mio preferito perché forse grazie anche alla lunghezza mi ha permesso di immergermi a pieno nelle atmosfere e nei temi trattati al’interno.

Parliamo di morte, immortalità, segreti il tutto ambientato tra una cittadina con le sue viuzze, la chiesa con gli affreschi e a Pozzo Dell’Anima, l’Aldilà quindi.

Mi sono immaginata quelle scene pesanti dove c’è quasi sempre la pioggia che esalta le emozioni negative dei personaggi, che sembra schiacciare a terra tutta la vicenda.

Si parla principalmente di uno scopo, un obbiettivo che ha fatto soffrire molte persone, gente che non smette di sentirsi in colpa per ciò che ha fatto e ho adorato il finale perché sembra dire “anche se tutti hanno fatto l’impossibile, le azioni più violente, vigliacche e orrende per questo obbiettivo alla fine ciò che hanno ottenuto non sembra così meritevole per queste azioni”, voglio dire lo scopo è immenso ma leggendo da fuori sembra poco per ciò che hanno sacrificato, i personaggi sembrano intrappolati e una vita in trappola che cos’è se non un inferno vivente?

E’ un racconto che mette davanti agli occhi del lettore una miriade di emozioni umane, il senso di colpa e la vendetta sono due di queste e giocano un ruolo fondamentale ai fini della vicenda.

Torna spesso il tema della pazzia nel libro, è un punto cardine del testo oserei dire, anzi il libro si apre con questo manuale che è incentrato proprio sulla pazzia (ha anche altri messaggi).

La pazzia si ripresenta in “Michele”, il penultimo racconto della raccolta, mi è piaciuto parecchio anche questo, in cui una ragazza è convinta di avere un “rapporto” molto inquietante e ambiguo con un ragazzo di nome Michele, ma questo giovane uomo è reale? E’ stato lui il responsabile di alcuni atti agghiaccianti accaduti all’interno del testo? Sì o no?

Prima di questo racconto c’è “La Piccola Società di Lavoratori”, testo piuttosto breve che mi ha stupita dall’inizio alla fine, perché inizialmente non capivo ciò che accadeva all’interno e perché capitasse questo, poi c’è stato un crescendo di pagina in pagina che porta ad un finale meraviglioso che racchiude un significato immenso in cui molti si potranno riconoscere, io di sicuro.

C’è poi l’ultimo racconto che è uno dei più lunghi assieme a quello citato prima che è “Un Eroe lo si Riconosce dal Cappello”, il racconto più simpatico di tutta la raccolta che comunque ha sempre dei tratti che sfociano nel noir, nel drammatico, queste pagine invece spezzano quest’atmosfera.

E’ una parodia degli eroi ed un ragionamento estremamente valido sul bene e il male.

Ultimi due racconti sono “Nata per Non Vivere” e “Mondo Ufficio”.

Prima di arrivare a “La Piccola Società di Lavoratori”, “Mondo Ufficio” era quello che mi aveva sorpresa di più perché è un racconto con dei protagonisti molto particolari che offre uno scorcio su un tema importante ovvero il Libero Arbitrio e il rapporto tra la Natura e l’Uomo.

“Il Libero Arbitrio concede ad un uomo la possibilità e la voglia di camminare, ma se in un incidente perde una gamba quanto valore ha il suo diritto di camminare di fronte all’evidenza di non avere più un arto?”

Ultimo racconto di cui dobbiamo parlare è “Nata per non Vivere”, molto breve, due paginette scarse ma d’impatto anche questo perché sospende un po’ i ponti con la realtà e mette in dubbio questa, un esperimento che offre degli spunti di riflessione.

Ora che vi ho parlato di ogni racconto voglio parlare dello stile dell’autrice.

Mi è piaciuto da morire, è uno stile sentito, profondo che sembra scavare nel cuore delle situazioni (sopratutto quelle più drammatiche), è scorrevole, piacevole, ogni volta non vedevo l’ora di riprendere il libro per scoprire ciò che all’inizio non era stato detto.

Un altro punto a favore è la sorpresa, alcuni epiloghi non li avrei potuti mai immaginare, mi ha impressionata il fatto di saper tenere il lettore allo scuro per poi farlo arrivare molto lentamente al finale per poi ancora sbatterglielo in faccia.

E’ uno stile che a volte sale di qualche tacchetta, è scorrevole come dicevo ma diventa in alcuni momenti più ricco di terminologie e lo fa in momenti precisi, quelli più drammatici.

Non ho critiche da smuovere a questo testo, nemmeno una, dopo aver letto il libro (e durante la lettura anche) pensavo “mi piace tutto di questo libro”,  lo stile è ottimo, la caratterizzazione dei personaggi anche, la atmosfere ci sono, i messaggi contenuti all’interno molto importanti, ci sono sempre in ogni racconto… Cosa manca? Niente.

I messaggi, torniamo un attimo su questo punto, contenuti all’interno compaiono quando meno te lo aspetti, sembra una scena tranquilla ma spunta un tema a cui non avevi pensato che però si va a collegare perfettamente con la vicenda.

Questo libro penso punti la lente di ingrandimento, oltre che a questioni immense come il Libero Arbitrio, sulle emozioni umane, tutto ciò che ci caratterizza come essere viventi di solo dal lato negativo della questione.

“Non mi ricordavo gli occhi che sembravano essere tanto abituati al pianto da soffrire la mancanza delle lacrime.”

Insomma, mi è piaciuto moltissimo come libro e ripensando alla scorsa raccolta di racconti che ho letto “La Boutique del Mistero di Buzzati” qui so che i racconti mi rimarranno impressi per molto tempo e anche i ragionamenti che portano a fare.

Voto:

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Sono le mie prime 5 stelline del 2019, speriamo le prime di molte, con questo libro il 2019 è partito alla grande.

E’ uno di quei rari casi, rarissimi, in cui non ho nulla di negativo da dire, o di poco convinto, niente.

Bene!

E voi? Vi piace il genere noir? E le raccolte di racconti? Fatemi sapere!

Elisa

 

 

 

 

#sonoindipendente – Verso Un Forse – Stefano di Ubaldo

Buongiorno gente!

Oggi finalmente sono qui con una nuova recensione, che come avrete letto nel titolo appartiene alla sezione #sonoindipendente, perché il libro di cui parleremo oggi è edito da una casa editrice indipendente e scritto da un autore emergente.

Sono felice di portare un nuovo appuntamento di questa rubrica in cui parliamo di testi editi da case editrici rigorosamente indipendenti.

Prima di iniziare con la vera e propria recensione però ci tengo a ringraziare l’autore che mi ha contattata personalmente (ed è stato davvero gentile e disponibile) per chiedermi se mi avrebbe fatto piacere leggere il suo libro, per poi inviarmelo.

Quindi grazie ancora!

Detto ciò, iniziamo subito!

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Verso un Forse – Stefano di Ubaldo

Casa Editrice: Antipodes

Tipologia: Raccolta di Poesie

Pagine: 77

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 7,00

Anno di Pubblicazione: 2018

Link all’Acquisto: QUI

Trama

“Verso un forse” raccoglie componimenti che cercano uno spazio tra posti già occupati e libertà incerte, secondo un percorso di riflessioni in tre parti. Ciascuna sezione è introdotta da un elenco di “posti riservati” e sviluppa un tema di ricerca: la fragile solitudine, la fatica del cambiamento, il riscatto della consapevolezza. Con giochi di parole, persone e personaggi e alcuni riferimenti, più o meno espliciti, a opere cinematografiche e letterarie, la strada intrapresa da queste poesie si articola attraverso un intreccio di incontri, motore e senso della complessa e unica molteplicità che realizziamo e portiamo dentro. Un piccolo (o grande) viaggio tra possibili categorie per sentirsi al proprio posto e altrettanti gradi di libertà per sfumare l’impellenza di una collocazione.

Non trova risposta chi parla a se stesso
e ottuse domande acuiscon l’eccesso;
rinnova il rancore per tanto silenzio
e porta tristezza spalanca l’assenzio.

Senza più l’Altro rimane lo specchio,
con meno ritorni si viaggia parecchio;
non sono i pensieri che oscurano il volto,
ma il loro vagare perenne e irrisolto. […]

Recensione

Vorrei spendere due paroline per parlarvi della casa editrice in questione la Antipodes, che è una CE palermitana, completamente indipendente, che propone diversi testi, dalla poesia (come il libro in questione), alla narrativa, alla saggistica, ai testi dedicati al teatro, organizza anche concorsi di scrittura.

Ora parliamo del libro in questione, “Verso un Forse” è una raccolta di poesie che raccoglie componimenti che parlano di molteplici temi.

Leggendo fin dall’inizio questo titolo mi sono resa conto che ogni poesia aveva bisogno di un suo spazio, di un suo minuto (o più) per essere interpretata, compresa e digerita per bene.

Come vi dicevo le poesie spaziano fra diversi argomenti, riferimenti, immagini e personaggi.

All’inizio del libro c’è un breve componimento che avverte circa il fatto che “chiunque non capisca una poesia, capisce di più di chi la scrive quanto sia fragile da leggere quello che fragile non è”,  e non potrei essere più d’accordo perché alcune poesie dopo averle lette mi hanno dato l’impressione di avere un messaggio sussurrato e delicato come una bolla di sapone, che dopo averlo compreso arriva chiaro e diretto.

Mi è piaciuto il fatto che il ritmo delle poesie cambi di tanto in tanto, alcune sembrano quasi musicali nel senso che risuonano dall’inizio alla fine coinvolgendo il lettore in un ritmo regolare e ben calibrato.

Come ho già scritto in passato, parlando di poesia, credo che questa (oltre che alla forma di per sé ovviamente) si differenzi così tanto dalla letteratura e dalla narrativa, parlando del messaggio che si estrapola successivamente alla lettura, perché questo è più personale ed è diverso per ognuno di noi.

L’interpretazione del messaggio che vuole trasmettere una poesia può essere soggettivo, non lo è lo stile, il ritmo, il livello grammatico del componimento, ma lo sono le sensazioni e il primo messaggio che ci arriva dopo la lettura, questo aspetto appunto secondo me è soggettivo.

Per questo preferisco concentrarmi sul lato oggettivo.

I temi trattati sono diversificati, l’autore passa dalla violenza e dalla “natura” di questa, al cambiamento, al guardare il mondo e interpretarne (o provare a farlo) le sfumature, ho notato anche se diverse volte si affronta l’argomento delle generazioni e dell’apparente distanza fra queste, del trovare il proprio posto e molti altri temi che vengono proposti in modo a volte più diretto e a volte più sottile e labile.

Un’altro aspetto che ho apprezzato è l’identità di questa raccolta, ha una personalità precisa, mi è capitato a volte leggendo una raccolta di poesie di un unico autore di avere l’impressione di leggere più autori come se fosse scritta a più mani, come se ci fossero tre o quattro autori, qui invece la voce dell’autore è sempre una che si dipana e di adatta a ritmi e temi diversi ma rimanendo personale e riconoscibile.

Ci sono riferimenti a opere moderne anche, film, autori che danno quel leggero tono pop dei tempi moderni ma è un tono leggero che è solo un riferimento.

Arriverà un giorno della Storia
che distinguerà due generazioni.
E allora sarà un mattino
e una lunga notte
per far passare la sbornia,
prima di coricarsi
fianco a fianco
a consimili distanti
generazioni,
a raccontarsi
i fatti del giorno
che gli ultimi
non hanno vissuto.
Si restringerà
lo spettro del condivisibile
e vedremo più chiaro
in fondo agli attimi
dove l’illusione rende eterni.
Saremo unici,
ma non più cronici.
Nessuna velleità di ricordo
a spasso nel tempo.

Ci sono inoltre tre parti all’interno del libro appunto che appartengono alla stessa “saga”, quella dei “posti riservati”:

[…]Posto riservato
a “persona d’altri tempi”:
per chi elogia il passato,
disdegna il presente e condanna il futuro.
Posto riservato
a “persona spilorcia”:
ogni posto è a pagamento,
eccetto questo.
Posto riservato
a “persona interessante”:
il posto di fronte è riservato
a “persona che detesta annoiarsi”.[…]

L’ho trovata un’idea molto originale ed interessante, ben studiata.

Durante la lettura quando mi imbattevo in queste parti me le godevo a pieno perché sono davvero piacevoli e singolari.

E’ un ottima raccolta secondo me, gli argomenti si intrecciano dando spazio ad ognuno in egual misura senza esagerare, lo stile è sempre preciso, pulito e mai sporco o poco comprensibile, il ritmo di adatta al tema e al piglio della poesia.

Non si sfora mai nel parlare del troppo di un tema o nel virare verso un’idea precisa, l’autore affronta il tema con giusto distacco e coinvolgimento, c’è una misura calibrata che regala ai componimenti un tono che li accomuna anche se tutti sembrano allo stesso tempo diversi e originali.

Voto:

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Sono molto indecisa sul mio “voto” finale, perché questa raccolta mi ha coinvolta molto, quindi darei anche mezza stellina in più ma quattro stelle credo siano perfette, da quelle in poi di certo.

Non ho veri e propri appunti da fare a questo libro, mi accorgo che un libro mi è piaciuto anche per questo.

Tra l’altro per quanto riguarda la poesia un altro segno di grande apprezzamento per me è tornare nei giorni seguenti alla lettura a rileggere alcuni componimenti, con questo libro mi è successo quindi non ho proprio appunti.

Bene, ragazzi!

E voi? Conoscete questa casa editrice? Vi appassiona la poesia? Fatemi sapere!

A prestissimo!

Elisa

 

 

#sonoindipendente – Il Battito Oscuro del Mondo – Luca Quarin

Buona domenica cari compari!

Come state passando questa assolata domenica, siete anche voi parte della bolgia che costituisce il Salone del Libro di quest’anno? Sì? Raccontatemi un pò! Devo ammettere che vi invidio.

Comunque, evitiamo il dolore, come vi avevo annunciato qualche settimana fa oggi diamo il benvenuto ad una nuova rubrica, questa idea mi ronzava nella testolina da tempo, più o meno dal momento in cui ho letto un articolo di Denise (lastanzadipluffacalderone).

In questo articolo Denise parlava appunto di editoria indipendente o meglio del”importanza dell’editoria indipendente e mi ha fatto accendere una specie di lampadina, ovvero l’idea di creare questa rubrica in cui parleremo proprio di editoria indipendente.

Infatti ogni tot tempo (ogni mese o massimo due mesi) leggerò un libro edito da una casa editrice indipendente e ne parleremo poi qui assieme.

Per il primo appuntamento di questa rubrica che si chiamerà #sonoindipendente, andremo a parlare di Il Battito Oscuro del Mondo di Luca Quarin.

Questo libro mi è stato gentilmente inviato dalla casa editrice, la Autori Riuniti, che io ringrazio.

E’ stata la mia prima “collaborazione” con una casa editrice e ho scelto di accettare perché la trama di questo romanzo era parecchio interessante e inoltre l’idea di base della CE (casa editrice) è innovativa secondo me, quindi ho accettato con piacere.

Ho terminato il libro venerdì e oggi vi dirò la mia sincera opinione a riguardo.

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Il Battito Oscuro del Mondo – Luca Quarin

Editore: Autori Riuniti

Pagine: 230

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 15,00

Prezzo ebook: € 6,99

Anno di Pubblicazione: 2017

Link all’Acquisto: QUI

Perché il destino era come la catena della bicicletta, ogni tanto cadeva e lasciava che la corona girasse a vuoto, ma poi qualcuno o qualcosa lo rimetteva a posto e allora lui riprendeva a spingere le cose nella direzione in cui dovevano andare e non c’era più modo di fermarle.

Trama

Una famiglia di New Bedford, Massachusetts, dagli anni Sessanta ad oggi, tra ricchezze e potere, tra successi e cadute, intrighi, tradimenti, amore e bugie. Sullo sfondo dei grandi eventi della storia statunitense, i fratelli Elizabeth e William vivono le loro esistenze parallele cercando di comprendere il destino che li lega inesorabilmente al passato di una dinastia contorta e misteriosa. Una scrittura sontuosa, una capacità affabulatoria incredibile, e il pieno controllo delle tante linee narrative rendono questo romanzo una rivelazione, in grado di rappresentare l’universale dinamica del capitalismo e dell’umanità che ne è preda.

Recensione

Allora inizio con il dire che questo è il romanzo d’esordio di questo autore udinese che prima d’ora si era cimentato nella scrittura di racconti, io non avevo mai sentito parlare di questo autore, a questo è l’anno degli autori esordienti!

Come vi dicevo, la trama mi ha attratta molto mi sembrava una specie di Tutto il Nostro Sangue più o meno, la storia di una famiglia americana del corso delle generazioni.

E’ così? Più o meno.

Questo libro non mi ha conquistata purtroppo, l’ho finito venerdì ed oggi che è domenica a malapena me lo ricordo per dirvi quanto mi è rimasto impresso.

Ma andiamo con ordine, lo stile di Quarin non è il peggiore che abbia mai letto, tutto sommato non è male come stile di scrittura, ci sono parecchi sinonimi, metafore ma per me questo libro è scarso dal punto di vista delle descrizioni e della caratterizzazione dei personaggi.

Seguiamo principalmente all’inizio quattro personaggi che poi con l’avanzare del romanzo diventeranno due.

Io non sono proprio riuscita come lettrice ad entrare in sintonia con nessun personaggio, non sono evidenti questi personaggi sembrano fantasmi per quanto sono poco tratteggiati, avrei avuto bisogno di più caratteristiche, avrei voluto entrare più in intimità con questi.

I personaggi di questo romanzo di dividono o in cinici antipatici o in drogati di sesso, questa scelta non mi è piaciuta, si fa un uso spropositato della dipendenza di alcuni personaggi per il sesso.

Non fraintendetemi, non ho disprezzato questo romanzo perché i protagonisti sono ninfomani, anzi avrei accettato con piacere un’opera con protagonisti simili ma con più analisi di quello che significa avere una dipendenza del genere.

Qui mi sembra si usi come scusa per inserire dappertutto riferimenti sessuali spiccioli certe volte.

Inoltre qui John, padre e ideatore, sembra soffra di un disturbo legato all’alcolismo, questo viene citato all’inizio ma non viene più ripreso.

Sembra che a volte i personaggi vengano lasciati con queste problematiche a loro stessi senza analisi ne nulla.

Due meriti però li devo riconoscere all’autore, il primo è che il romanzo segue vicende storiche realmente accadute in quegli anni (dagli anni ’60 al 2016) quindi la storia dei personaggi si intreccia in qualche modo con fatti reali e questo mi è piaciuto.

Altro merito è che effettivamente Quarin è bravo a mantenere il filo narrativo fino alla fine, non ci sono situazioni di confusione o cambi di marcia improvvisi, tutto segue una linea, il che per una vicenda comunque intricata è una buona capacità.

La parte iniziale mi è piaciuta tutto sommato, il romanzo a mio vedere ha iniziato a perdere punti dalla seconda parte in poi, la terza parte poi l’ho trovata poco probabile, un finale poco entusiasmante e non di mio gradimento.

In questo libro ci sono rapporti familiari parecchio intricati che alla fine verranno motivati, ci sono degli incesti in questo libro e devo dire che questo argomento non mi ha entusiasmata.

Circa più della metà del libro ruota attorno a questo rapporto incestuoso, che coinvolge i due personaggi principali, inutile dire che io credevo si sarebbe risolto tutto con un fantasmagorico plot twist del genere “no, non sono fratello e sorella”.

Finisce così? Non posso dirvelo altrimenti vi spoilererei il finale ma sappiate che il loro rapporto mi ha sconvolta.

Tra l’altro noi veniamo a conoscenza di tutto questo da un pensiero che William, figlio di John e Abbey dipendente dal sesso, fa inavvertitamente.

Una caratteristica della scrittura di Quarin inoltre è l’inserire all’interno di una scena una pillola di conoscenza pseudo-intellettuale non richiesta, a me questo stile non dispiace sono venuta a conoscenza di fatti che non conoscevo ma capisco che ad alcuni potrebbe non piacere questo interrompere continuo.

Ogni cosa è collegata in questo romanzo, nonostante alla fine alcune rivelazioni sono esagerate secondo me, si viene a conoscenza dell’immensa fortuna di questa famiglia che sembra la seconda famiglia americana più ricca degli USA da come viene descritta la scena.

Si citano opere come Moby Dick, Il Grande Gatsby e anche i loro autori naturalmente, in particolare Melville avrà un ruolo chiave nella risoluzione del mistero custodito per anni dai genitori di questi ragazzi.

Tra l’altro non mi è chiaro il motivo per cui i genitori abbiano nascosto per tutta la vita questo mistero ai rispettivi figli, comunque alla fine tutto verrà alla luce.

Tirando le somme, cosa posso dirvi, i personaggi sono quasi trasparenti per quanto poco sono caratterizzati, si utilizza la dipendenza dal sesso in modo errato secondo me, le vicende familiari sono inutilmente ingarbugliate e forse l’autore per concentrasi sul citare fatti storici si è dimenticato di focalizzarsi sui personaggi.

Mi dispiace dare questo voto ma per me questo è un libro da due stelline, non di più.

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Questo libro non mi ha convinta, come vi dissi tempo fa una delle critiche più aspre che si possono fare ad un libro secondo me è “non mi ha lasciato nulla”, penso che questo sia uno di quei casi.

Bene, ragazzi!

Io ringrazio comunque la casa editrice che ha pensato a me e mi ha dato fiducia, grazie!

E voi? Vi piace questa idea riguardo alla nuova rubrica sull’editoria indipendente? Sì?

A prestissimo!

Elisa