#sonoindipendente – Verso Un Forse – Stefano di Ubaldo

Buongiorno gente!

Oggi finalmente sono qui con una nuova recensione, che come avrete letto nel titolo appartiene alla sezione #sonoindipendente, perché il libro di cui parleremo oggi è edito da una casa editrice indipendente e scritto da un autore emergente.

Sono felice di portare un nuovo appuntamento di questa rubrica in cui parliamo di testi editi da case editrici rigorosamente indipendenti.

Prima di iniziare con la vera e propria recensione però ci tengo a ringraziare l’autore che mi ha contattata personalmente (ed è stato davvero gentile e disponibile) per chiedermi se mi avrebbe fatto piacere leggere il suo libro, per poi inviarmelo.

Quindi grazie ancora!

Detto ciò, iniziamo subito!

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Verso un Forse – Stefano di Ubaldo

Casa Editrice: Antipodes

Tipologia: Raccolta di Poesie

Pagine: 77

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 7,00

Anno di Pubblicazione: 2018

Link all’Acquisto: QUI

Trama

“Verso un forse” raccoglie componimenti che cercano uno spazio tra posti già occupati e libertà incerte, secondo un percorso di riflessioni in tre parti. Ciascuna sezione è introdotta da un elenco di “posti riservati” e sviluppa un tema di ricerca: la fragile solitudine, la fatica del cambiamento, il riscatto della consapevolezza. Con giochi di parole, persone e personaggi e alcuni riferimenti, più o meno espliciti, a opere cinematografiche e letterarie, la strada intrapresa da queste poesie si articola attraverso un intreccio di incontri, motore e senso della complessa e unica molteplicità che realizziamo e portiamo dentro. Un piccolo (o grande) viaggio tra possibili categorie per sentirsi al proprio posto e altrettanti gradi di libertà per sfumare l’impellenza di una collocazione.

Non trova risposta chi parla a se stesso
e ottuse domande acuiscon l’eccesso;
rinnova il rancore per tanto silenzio
e porta tristezza spalanca l’assenzio.

Senza più l’Altro rimane lo specchio,
con meno ritorni si viaggia parecchio;
non sono i pensieri che oscurano il volto,
ma il loro vagare perenne e irrisolto. […]

Recensione

Vorrei spendere due paroline per parlarvi della casa editrice in questione la Antipodes, che è una CE palermitana, completamente indipendente, che propone diversi testi, dalla poesia (come il libro in questione), alla narrativa, alla saggistica, ai testi dedicati al teatro, organizza anche concorsi di scrittura.

Ora parliamo del libro in questione, “Verso un Forse” è una raccolta di poesie che raccoglie componimenti che parlano di molteplici temi.

Leggendo fin dall’inizio questo titolo mi sono resa conto che ogni poesia aveva bisogno di un suo spazio, di un suo minuto (o più) per essere interpretata, compresa e digerita per bene.

Come vi dicevo le poesie spaziano fra diversi argomenti, riferimenti, immagini e personaggi.

All’inizio del libro c’è un breve componimento che avverte circa il fatto che “chiunque non capisca una poesia, capisce di più di chi la scrive quanto sia fragile da leggere quello che fragile non è”,  e non potrei essere più d’accordo perché alcune poesie dopo averle lette mi hanno dato l’impressione di avere un messaggio sussurrato e delicato come una bolla di sapone, che dopo averlo compreso arriva chiaro e diretto.

Mi è piaciuto il fatto che il ritmo delle poesie cambi di tanto in tanto, alcune sembrano quasi musicali nel senso che risuonano dall’inizio alla fine coinvolgendo il lettore in un ritmo regolare e ben calibrato.

Come ho già scritto in passato, parlando di poesia, credo che questa (oltre che alla forma di per sé ovviamente) si differenzi così tanto dalla letteratura e dalla narrativa, parlando del messaggio che si estrapola successivamente alla lettura, perché questo è più personale ed è diverso per ognuno di noi.

L’interpretazione del messaggio che vuole trasmettere una poesia può essere soggettivo, non lo è lo stile, il ritmo, il livello grammatico del componimento, ma lo sono le sensazioni e il primo messaggio che ci arriva dopo la lettura, questo aspetto appunto secondo me è soggettivo.

Per questo preferisco concentrarmi sul lato oggettivo.

I temi trattati sono diversificati, l’autore passa dalla violenza e dalla “natura” di questa, al cambiamento, al guardare il mondo e interpretarne (o provare a farlo) le sfumature, ho notato anche se diverse volte si affronta l’argomento delle generazioni e dell’apparente distanza fra queste, del trovare il proprio posto e molti altri temi che vengono proposti in modo a volte più diretto e a volte più sottile e labile.

Un’altro aspetto che ho apprezzato è l’identità di questa raccolta, ha una personalità precisa, mi è capitato a volte leggendo una raccolta di poesie di un unico autore di avere l’impressione di leggere più autori come se fosse scritta a più mani, come se ci fossero tre o quattro autori, qui invece la voce dell’autore è sempre una che si dipana e di adatta a ritmi e temi diversi ma rimanendo personale e riconoscibile.

Ci sono riferimenti a opere moderne anche, film, autori che danno quel leggero tono pop dei tempi moderni ma è un tono leggero che è solo un riferimento.

Arriverà un giorno della Storia
che distinguerà due generazioni.
E allora sarà un mattino
e una lunga notte
per far passare la sbornia,
prima di coricarsi
fianco a fianco
a consimili distanti
generazioni,
a raccontarsi
i fatti del giorno
che gli ultimi
non hanno vissuto.
Si restringerà
lo spettro del condivisibile
e vedremo più chiaro
in fondo agli attimi
dove l’illusione rende eterni.
Saremo unici,
ma non più cronici.
Nessuna velleità di ricordo
a spasso nel tempo.

Ci sono inoltre tre parti all’interno del libro appunto che appartengono alla stessa “saga”, quella dei “posti riservati”:

[…]Posto riservato
a “persona d’altri tempi”:
per chi elogia il passato,
disdegna il presente e condanna il futuro.
Posto riservato
a “persona spilorcia”:
ogni posto è a pagamento,
eccetto questo.
Posto riservato
a “persona interessante”:
il posto di fronte è riservato
a “persona che detesta annoiarsi”.[…]

L’ho trovata un’idea molto originale ed interessante, ben studiata.

Durante la lettura quando mi imbattevo in queste parti me le godevo a pieno perché sono davvero piacevoli e singolari.

E’ un ottima raccolta secondo me, gli argomenti si intrecciano dando spazio ad ognuno in egual misura senza esagerare, lo stile è sempre preciso, pulito e mai sporco o poco comprensibile, il ritmo di adatta al tema e al piglio della poesia.

Non si sfora mai nel parlare del troppo di un tema o nel virare verso un’idea precisa, l’autore affronta il tema con giusto distacco e coinvolgimento, c’è una misura calibrata che regala ai componimenti un tono che li accomuna anche se tutti sembrano allo stesso tempo diversi e originali.

Voto:

Progetto senza titolo (63)

Sono molto indecisa sul mio “voto” finale, perché questa raccolta mi ha coinvolta molto, quindi darei anche mezza stellina in più ma quattro stelle credo siano perfette, da quelle in poi di certo.

Non ho veri e propri appunti da fare a questo libro, mi accorgo che un libro mi è piaciuto anche per questo.

Tra l’altro per quanto riguarda la poesia un altro segno di grande apprezzamento per me è tornare nei giorni seguenti alla lettura a rileggere alcuni componimenti, con questo libro mi è successo quindi non ho proprio appunti.

Bene, ragazzi!

E voi? Conoscete questa casa editrice? Vi appassiona la poesia? Fatemi sapere!

A prestissimo!

Elisa

 

 

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#sonoindipendente – Il Battito Oscuro del Mondo – Luca Quarin

Buona domenica cari compari!

Come state passando questa assolata domenica, siete anche voi parte della bolgia che costituisce il Salone del Libro di quest’anno? Sì? Raccontatemi un pò! Devo ammettere che vi invidio.

Comunque, evitiamo il dolore, come vi avevo annunciato qualche settimana fa oggi diamo il benvenuto ad una nuova rubrica, questa idea mi ronzava nella testolina da tempo, più o meno dal momento in cui ho letto un articolo di Denise (lastanzadipluffacalderone).

In questo articolo Denise parlava appunto di editoria indipendente o meglio del”importanza dell’editoria indipendente e mi ha fatto accendere una specie di lampadina, ovvero l’idea di creare questa rubrica in cui parleremo proprio di editoria indipendente.

Infatti ogni tot tempo (ogni mese o massimo due mesi) leggerò un libro edito da una casa editrice indipendente e ne parleremo poi qui assieme.

Per il primo appuntamento di questa rubrica che si chiamerà #sonoindipendente, andremo a parlare di Il Battito Oscuro del Mondo di Luca Quarin.

Questo libro mi è stato gentilmente inviato dalla casa editrice, la Autori Riuniti, che io ringrazio.

E’ stata la mia prima “collaborazione” con una casa editrice e ho scelto di accettare perché la trama di questo romanzo era parecchio interessante e inoltre l’idea di base della CE (casa editrice) è innovativa secondo me, quindi ho accettato con piacere.

Ho terminato il libro venerdì e oggi vi dirò la mia sincera opinione a riguardo.

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Il Battito Oscuro del Mondo – Luca Quarin

Editore: Autori Riuniti

Pagine: 230

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 15,00

Prezzo ebook: € 6,99

Anno di Pubblicazione: 2017

Link all’Acquisto: QUI

Perché il destino era come la catena della bicicletta, ogni tanto cadeva e lasciava che la corona girasse a vuoto, ma poi qualcuno o qualcosa lo rimetteva a posto e allora lui riprendeva a spingere le cose nella direzione in cui dovevano andare e non c’era più modo di fermarle.

Trama

Una famiglia di New Bedford, Massachusetts, dagli anni Sessanta ad oggi, tra ricchezze e potere, tra successi e cadute, intrighi, tradimenti, amore e bugie. Sullo sfondo dei grandi eventi della storia statunitense, i fratelli Elizabeth e William vivono le loro esistenze parallele cercando di comprendere il destino che li lega inesorabilmente al passato di una dinastia contorta e misteriosa. Una scrittura sontuosa, una capacità affabulatoria incredibile, e il pieno controllo delle tante linee narrative rendono questo romanzo una rivelazione, in grado di rappresentare l’universale dinamica del capitalismo e dell’umanità che ne è preda.

Recensione

Allora inizio con il dire che questo è il romanzo d’esordio di questo autore udinese che prima d’ora si era cimentato nella scrittura di racconti, io non avevo mai sentito parlare di questo autore, a questo è l’anno degli autori esordienti!

Come vi dicevo, la trama mi ha attratta molto mi sembrava una specie di Tutto il Nostro Sangue più o meno, la storia di una famiglia americana del corso delle generazioni.

E’ così? Più o meno.

Questo libro non mi ha conquistata purtroppo, l’ho finito venerdì ed oggi che è domenica a malapena me lo ricordo per dirvi quanto mi è rimasto impresso.

Ma andiamo con ordine, lo stile di Quarin non è il peggiore che abbia mai letto, tutto sommato non è male come stile di scrittura, ci sono parecchi sinonimi, metafore ma per me questo libro è scarso dal punto di vista delle descrizioni e della caratterizzazione dei personaggi.

Seguiamo principalmente all’inizio quattro personaggi che poi con l’avanzare del romanzo diventeranno due.

Io non sono proprio riuscita come lettrice ad entrare in sintonia con nessun personaggio, non sono evidenti questi personaggi sembrano fantasmi per quanto sono poco tratteggiati, avrei avuto bisogno di più caratteristiche, avrei voluto entrare più in intimità con questi.

I personaggi di questo romanzo di dividono o in cinici antipatici o in drogati di sesso, questa scelta non mi è piaciuta, si fa un uso spropositato della dipendenza di alcuni personaggi per il sesso.

Non fraintendetemi, non ho disprezzato questo romanzo perché i protagonisti sono ninfomani, anzi avrei accettato con piacere un’opera con protagonisti simili ma con più analisi di quello che significa avere una dipendenza del genere.

Qui mi sembra si usi come scusa per inserire dappertutto riferimenti sessuali spiccioli certe volte.

Inoltre qui John, padre e ideatore, sembra soffra di un disturbo legato all’alcolismo, questo viene citato all’inizio ma non viene più ripreso.

Sembra che a volte i personaggi vengano lasciati con queste problematiche a loro stessi senza analisi ne nulla.

Due meriti però li devo riconoscere all’autore, il primo è che il romanzo segue vicende storiche realmente accadute in quegli anni (dagli anni ’60 al 2016) quindi la storia dei personaggi si intreccia in qualche modo con fatti reali e questo mi è piaciuto.

Altro merito è che effettivamente Quarin è bravo a mantenere il filo narrativo fino alla fine, non ci sono situazioni di confusione o cambi di marcia improvvisi, tutto segue una linea, il che per una vicenda comunque intricata è una buona capacità.

La parte iniziale mi è piaciuta tutto sommato, il romanzo a mio vedere ha iniziato a perdere punti dalla seconda parte in poi, la terza parte poi l’ho trovata poco probabile, un finale poco entusiasmante e non di mio gradimento.

In questo libro ci sono rapporti familiari parecchio intricati che alla fine verranno motivati, ci sono degli incesti in questo libro e devo dire che questo argomento non mi ha entusiasmata.

Circa più della metà del libro ruota attorno a questo rapporto incestuoso, che coinvolge i due personaggi principali, inutile dire che io credevo si sarebbe risolto tutto con un fantasmagorico plot twist del genere “no, non sono fratello e sorella”.

Finisce così? Non posso dirvelo altrimenti vi spoilererei il finale ma sappiate che il loro rapporto mi ha sconvolta.

Tra l’altro noi veniamo a conoscenza di tutto questo da un pensiero che William, figlio di John e Abbey dipendente dal sesso, fa inavvertitamente.

Una caratteristica della scrittura di Quarin inoltre è l’inserire all’interno di una scena una pillola di conoscenza pseudo-intellettuale non richiesta, a me questo stile non dispiace sono venuta a conoscenza di fatti che non conoscevo ma capisco che ad alcuni potrebbe non piacere questo interrompere continuo.

Ogni cosa è collegata in questo romanzo, nonostante alla fine alcune rivelazioni sono esagerate secondo me, si viene a conoscenza dell’immensa fortuna di questa famiglia che sembra la seconda famiglia americana più ricca degli USA da come viene descritta la scena.

Si citano opere come Moby Dick, Il Grande Gatsby e anche i loro autori naturalmente, in particolare Melville avrà un ruolo chiave nella risoluzione del mistero custodito per anni dai genitori di questi ragazzi.

Tra l’altro non mi è chiaro il motivo per cui i genitori abbiano nascosto per tutta la vita questo mistero ai rispettivi figli, comunque alla fine tutto verrà alla luce.

Tirando le somme, cosa posso dirvi, i personaggi sono quasi trasparenti per quanto poco sono caratterizzati, si utilizza la dipendenza dal sesso in modo errato secondo me, le vicende familiari sono inutilmente ingarbugliate e forse l’autore per concentrasi sul citare fatti storici si è dimenticato di focalizzarsi sui personaggi.

Mi dispiace dare questo voto ma per me questo è un libro da due stelline, non di più.

VotoProgetto senza titolo (3)

Questo libro non mi ha convinta, come vi dissi tempo fa una delle critiche più aspre che si possono fare ad un libro secondo me è “non mi ha lasciato nulla”, penso che questo sia uno di quei casi.

Bene, ragazzi!

Io ringrazio comunque la casa editrice che ha pensato a me e mi ha dato fiducia, grazie!

E voi? Vi piace questa idea riguardo alla nuova rubrica sull’editoria indipendente? Sì?

A prestissimo!

Elisa