Neve – Maxence Fermine

Buon giovedì cari/e!

Oggi torno con una recensione che avrei dovuto pubblicare settimane fa, ma per una cosa e l’altra ho aspettato ma questo credo sia il momento giusto perché qualche giorno fa ho pubblicato un CitaTime su questo libro, e di solito quando pubblico un CitaTime è sempre su un libro che sto leggendo al momento o un libro letto tempo fa di cui a breve uscirà una recensione.

Questo è il secondo caso, forse vi avevo accennato qualcosa riguardo a questo titolo tempo fa ma non ricordo.

Comunque, finalmente parliamo un po’ di Neve di Maxence Fermine.

Iniziamo!

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Neve – Maxence Fermine

Casa Editrice: Bompiani

Genere: Narrativa Contemporanea

Pagine: 107

Prezzo di Copertina: € 11,00

Formato ebook non disponibile

Anno di Pubblicazione: 2001

Link all’Acquisto: QUI*

 

Trama

Giappone, fine Ottocento. Yuko, diciassettenne ribelle, lascia la famiglia per diventare poeta. Ma la sua poesia, dedicata interamente alla neve, è troppo bianca, e per imparare a darle colore Yuko deve seguire gli insegnamenti del vecchio poeta Saseki, ormai divenuto cieco. Saseki, attraverso il racconto della sua passione per Neve, una ragazza bellissima venuta dall’Europa e scomparsa mentre cercava di attraversare un precipizio sospesa su una fune, insegna a Yuko la forza e la potenza dell’amore. E con questo insegnamento Yuko diverrà non solo un grande poeta ma – cosa più importante – un essere umano capace di amore.

Portava con sé come unico bagaglio l’oro della fede nell’amore e nella poesia.

Recensione

Allora, inizio con il dire che di questo autore non avevo mai letto nulla, è un autore francese, e successivamente a “Neve” nel corso degli anni sono usciti altri due romanzi legati a questo, è una trilogia particolare perché i personaggi sono diversi, come l’ambientazione e la storia ma si chiama “la trilogia dei colori” e si può trovare anche in un unico volume che raccoglie i tre romanzi, qui.

Io ho letto solo “Neve” appunto ma leggendo le trame degli altri due volumi mi è sembrato di cogliere un punto in comune, ovvero la rivelazione nella vita dei personaggi di un qualcuno, o un qualcosa che sconvolge l’ordine di questa.

Parlando di “Neve” l’ho trovato un romanzo piacevole ma niente di sconvolgente.

Ho letto ottime recensioni e la lettura mi ha appassionata, è anche piuttosto breve e veloce come testo poi parleremo meglio dell’impostazione, ma dopo averlo terminato non ho avvertito nulla di consistente rimanere nella mia mente o girovagare tra i miei pensieri.

Anzi c’è una cosa che mi è rimasta ma non riguarda il libro in sé piuttosto, dato che ho acquistato questo libro mesi fa su Libraccio in una condizione usata, è una frase scritta a trattopen presumo all’interno.

Adoro acquistare e leggere libri usati segnati o scritti dentro perchè inizio a fantasticare su chi fosse il proprietario prima, a chi era indirizzata quella frase, qual’era il rapporto fra queste persone…

E’ una frase molto bella, “avrei dovuto farlo 2 anni fa, questo libro appartiene a entrambi, ma penso non servano altre parole”, è firmata ma per privacy nei confronti dell’autore non scriverò ovviamente il nome.

Questo è uno dei motivi per cui conserverò sempre questo libro, a meno che non venga contattata dall’autore della frase in questo caso sappi che sarà un piacere per me rispedirtelo.

Comunque parliamo dello stile in cui è scritto, mi ricorda l’haiku giapponese ma solo per la forma di alcuni capitoletti, a proposito questi sono molto brevi e lo stile di scrittura è pulito, lineare, molto poetico e a tratti romantico.

Ipotizzo l’autore abbia deciso di adottare una forma stile haiku data la professione del protagonista.

Quindi lo stile mi è piaciuto, fa sognare panorami freddi e innevati, sentimenti profondi e momenti decisivi della vita.

Il punto forte del libro credo sia proprio l’ambientazione e il titolo stesso, la neve, che incorona tutto, la neve da il nome ad un altro personaggio molto importante per il protagonista, la neve è la musa di di Yuko, il protagonista.

Non sembra si legge un libro inerente con il titolo di esso ma in questo caso all’interno si trova esattamente la neve, neve bianchissima, candida, che ricopre tutto, attutisce i rumori del mondo e decora tutto.

E i personaggi?

Mi sono piaciuti molto, sia il protagonista che quelli di contorno, sopratutto Soseki, l’anziano mentore del giovane poeta, e la sua storia.

Potrebbe sembrare raccontandola una storia già letta, nulla di originale, eppure l’ambiente in cui si svolge, i sogni del protagonista e la sequenza delle scene sono molto originali, tutto si concentra sull’amore e la poesia.

Non credo ci sia un modo semplice per scrivere dell’amore perché se lo si fa con troppo poco cuore si finisce per sembrare scontati, se lo si fa con troppo si rischia di sbordare dalla posizione di narratore e venire avvertiti come protagonisti più che scrittori.

In questo caso c’è un equilibrio ma a tratti ho avuto l’impressione di leggere qualcosa di già letto, quindi c’è una via di mezzo ma non capisco fino a che punto l’autore ha voluto trasmettere questo amore e descrivere questo sentimento.

La storia è ambientata nell’Ottocento ma ho sentito di essere in questo tempo solo in alcune scene.

La potenza delle immagini però e delle scene è davvero forte sopratutto se la neve vi evoca ricordi particolari magari, più che Yuko infatti a tratti mi sembrava che la protagonista fosse la neve.

Come scrivevo prima il racconto anche di Soseki, nella seconda parte del libro è potente, mi ha fatto riflettere anche, leggendo ciò che gli era accaduto, il suo legame con la poesia come questa possa mutare in seguito a varie esperienze e mai come in questo libro ho ritrovato questa “informazione”.

Lo consiglio anche a chi legge poesia o a chi scrive poesia perché questa professione non è raccontata solo come se fosse un lavoro ma uno stile di vita, un’essenza dell’anima.

Quindi ci sono tanti punti che ho apprezzato, è stata una lettura veloce ma intensa a tratti, non in toto ma ho ripensato a diverse frasi inserite all’interno anche dopo la lettura.

I miei problemi principali sono stati quelli di trovare ogni tanto qualche risoluzione o breve epilogo a scene precise non originalissimo, e a parte qualche frase il libro non mi è rimasto così impresso.

Voto: 

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Tre stelline e mezzo penso sia un voto giusto per me, secondo la mia opinione ovviamente ma sono molto curiosa di conoscere la vostra, avete mai letto questo libro? Sì? Vi è piaciuto? No? Perché?

Fatemi Sapere!

A domani!

Elisa

 

 

 

 

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CitaTime

La neve è una poesia. Una poesia che cade dalle nuvole in fiocchi bianchi e leggeri. Questa poesia arriva dalle labbra del cielo, dalla mano di Dio. Ha un nome. Un nome di un candore smagliante. Neve.

Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un’opera, di una storia adagiata su carta di seta. Scrivere è avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro.

Maxence Fermine

Cecità – Josè Saramago

Buon mercoledì cari/e!

Oggi recensione, in particolare del libro che abbiamo letto nel mese passato sul gruppo di lettura.

Inizio con il dire che ero intimorita da questo libro e da questo autore, per anni ho sentito e letto recensioni riguardanti le opere di Saramago e il timore che provavo nei confronti di questo autore è cresciuto sempre di più, non so dirvi per quale motivo, semplicemente ho visto talmente tanti pareri positivi che avevo paura di rimanere delusa una volta letto un libro scritto da lui.

Infatti, quando “Cecità” ha vinto come libro del mese io lo possedevo già in libreria, intonso dal giorno dell’acquisto.

Quindi, tutto ciò per dire che sono felice di aver finalmente letto qualcosa di suo, anzi una delle sue opere più famose.

Vi parlerò tra qualche riga del perchè sono felice di ciò quindi, non perdiamo altro tempo e iniziamo con la recensione!

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Cecità – Josè Saramago

Editore: Feltrinelli

Pagine: 288

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 9,50

Prezzo ebook: € 6,99

Anno della Prima Pubblicazione: 1995

Link all’Acquisto: QUI *

Trama

In un tempo e un luogo non precisati, all’improvviso l’intera popolazione diventa cieca per un’inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un’esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l’insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l’orrore di cui l’uomo sa essere capace. Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un’umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull’indifferenza e l’egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza.

La coscienza morale, che tanti dissennati hanno offeso e molti più rinnegato, esiste ed è esistita sempre, non è una invenzione dei filosofi del Quaternario, quando l’anima non era ancora che un progetto confuso. Con l’andar del tempo, più le attività di convivenza e gli scambi genetici, abbiamo finito col ficcare la coscienza nel colore del sangue e nel sale delle lacrime e, come se non bastasse, degli occhi abbiamo fatto una sorta di specchi rivolti all’interno, con il risultato che, spesso, ci mostrano senza riserva ciò che stavamo cercando di negare con la bocca.

Recensione

Come scrivevo prima, il mio timore nei confronti di questo libro andava a pari passo con l’enorme successo che questo ha ricevuto dalla data di pubblicazione.

L’autore, vincitore anche del Premio Nobel per la Letteratura nel 98′ è venuto a mancare nel 2010 dopo aver pubblicato testi come “Il Vangelo Secondo Gesù Cristo”, “La Caverna” e “Viaggio in Portogallo”, assieme a molte altre opere.

Iniziamo parlando del come è scritto questo libro, la sintassi è particolare, ho letto molte opinioni a riguardo e un buon tot di persone hanno apprezzato questa scrittura mentre altre per nulla.

Personalmente all’inizio mi sono leggermente stupita ma dopo poco non ci ho più fatto particolare caso anzi penso sia uno dei tratti distintivi del romanzo e non potrei immaginarlo scritto in altro modo.

Faccio riferimento sopratutto ai dialoghi che forse all’inizio possono ingannare il lettore.

Un altro tratto distintivo del romanzo che era un’aspetto che agli inizi della lettura mi preoccupava, è il fatto che i personaggi non hanno nomi, si distinguono per alcune caratteristiche fisiche precise, per esempio “il medico, l’uomo con la benda, la ragazza, il ladro e nonostante il fatto che non abbiano un nome Saramago riesce comunque a caratterizzare alla perfezione i propri personaggi.

E’ un talento incredibile che mi ha sorpresa perché mi aspettavo una confusione totale nel passaggio tra un personaggio e l’altro mentre invece ogni personaggio si riconosce immediatamente e quasi non appena si legge la caratteristica con cui l’autore lo ha nominato/a il suo viso (non descritto) si delinea nella mente, senza indizi.

Questo distacco, questa precisa scelta che fa l’autore per come l’ho personalmente interpretata è un modo per tramettere al lettore un messaggio importante ovvero che quella ragazza, quel ladro o quel medico potremmo essere noi.

Un’altro punto forte della scrittura è anche il fatto che non è complicata o artefatta anzi io l’ho trovata alla portata di tutti con qualche istante forse di critica sottile più marcata o metafora più lunga ma non è per nulla uno stile difficile da leggere.

E’ romanzo sopratutto critico e direi negativo nei confronti del genere umano, leggendo questo libro non si può che pensare ad un certo punto “quindi siamo persi per sempre?”, non importa il fatto di avere una mentalità positiva o negativa, io penso di fare l’occhiolino alla prima categoria ma prima di tutto sono realista quindi la visione che dona questo titolo sul mondo e sull’umanità è reale purtroppo, ovviamente ci ritroviamo in una situazione distopica in questo caso ma tolto questo fattore l’umanità descritta direi che somiglia a quella vera.

E’ un libro violento per il messaggio che trasmette, crudo e con alcune scene piuttosto forti.

Non è di certo un libro facile da affrontare nonostante come dicevamo, la scrittura scorrevole, il messaggio che aleggia per tutte le 288 pagine è duro da digerire e come uno schiaffo in pieno volto ti rimanda a quella che è la più dura delle realtà.

Da un punto in poi in particolare l’angoscia fa da padrona nella lettura, leggere ciò che accade pagina dopo pagina ad un’umanità satura di menefreghismo, di egoismo, è un’esperienza triste da affrontare.

Saramago è un’autore che nel corso della propria vita è stato criticato in modo feroce per le sue posizioni e idee piuttosto marcate riguardo la religione, la politica e altri ambiti, in questo libro a volte ho avvertito un po’ di cinismo ma credo che sia un sano cinismo in questo caso.

A volte apprezzo il cinismo quando non è troppo esagerato o insistente, qui non credo lo sia anche perché  il romanzo stesso si basa sulla cecità delle persone e sulla perdizione della ragione e di ciò e di chi siamo nei confronti degli altri, dei sentimenti più negativi e primitivi dell’uomo, quindi accetto questo cinismo con tranquillità.

Penso sia uno di quei libri che una volta letto e compreso il messaggio non avrai mai più voglia di rileggere.

Perché si dovrebbe leggere “Cecità”, per aprire forse di più gli occhi e per aumentare il proprio livello di cinismo.

Di certo non è un libro adatto a tutti, a me è piaciuto, non so se leggerò altro di Saramago almeno per il momento, mi sento come quando si mangia troppa torta o troppa anguria (per essere in tema con l’estate) e per settimane o giorni non si ha più voglia di torta o anguria.

Probabilmente solo in un mondo di ciechi le cose saranno ciò che veramente sono.

Voto:

Progetto senza titolo (63)

Quattro stelle mi sembra un voto assolutamente giusto per l’esperienza che ho avuto con questo libro.

E voi? Avete mai letto qualcosa di Saramago? Sì? Vi è piaciuto? No? Vorreste farlo? Fatemi sapere!

A prestissimo,

Elisa

 

Smith&Wesson – Alessandro Baricco

Buon mercoledì e buon proseguimento di settimana!

Avete trascorso un buon weekend? Come procede l’esistenza?

Per iniziare nel migliore dei modi questa settimana, eccomi qui con una nuova recensione.

Infatti oggi parliamo per bene di Smith&Wesson di Alessandro Baricco, un titolo che ho letto nel giro di 1/2 orette, quindi in un tempo davvero breve qualche sera fa.

Direi di iniziare subito perché c’è molto da dire sia sull’autore che sull’opera, quindi non perdiamoci in chiacchiere e andiamo a parlare subito di questo titolo.

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Alessandro Baricco – Smith&Wesson

Editore: Feltrinelli

Pagine: 108

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 7,00

Prezzo ebook: € 4,99

Anno della Prima Pubblicazione: 2014

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Tom Smith e Jerry Wesson si incontrano davanti alle cascate del Niagara nel 1902. Nei loro nomi e nei loro cognomi c’è il destino di un’impresa da vivere. E l’impresa arriva insieme a Rachel, una giovanissima giornalista che vuole una storia memorabile, e che, quella storia, sa di poterla scrivere. Ha bisogno di una prodezza da raccontare, e prima di raccontarla è pronta a viverla. Per questo ci vogliono Smith e Wesson, la coppia più sgangherata di truffatori e di falliti che Rachel può legare al suo carro di immaginazione e di avventura. Ci vuole anche una botte, una botte per la birra, in cui entrare e poi farsi trascinare dalla corrente. Nessuno lo ha mai fatto. Nessuno è sceso giù dalle cascate del Niagara dentro una botte di birra. È il 21 giugno 1902. Nessuno potrà mai più dimenticare il nome di Rachel Green? E sarà veramente lei a raccontarla quella storia?

 

Ci aspettavamo un sacco di cose dalla vita, non abbiamo combinato niente, stiamo scivolando giù nel nulla e lo stiamo facendo in un buco di culo dove una splendida cascata ogni giorno ci ricorda che la miseria è un’invenzione degli uomini e la grandezza il normale andazzo del mondo. (…) una sola cosa ci può salvare (…) Il nostro talento.

Recensione

Allora, iniziamo subito con il botto parlando dell’autore, Baricco è diventato con gli anni uno scrittore in voga nel panorama editoriale italiano, per qualche motivo lo associo sempre a Benni, alla fine sono due autori italiani, piuttosto conosciuti in Italia, con uno stile a tratti simile, con titoli diversi ma particolari a volte, insomma ci sono diversi punti in comune fra questi due autori.

Baricco è un po’ come Bradbury, o ti piace oppure lo eviti categoricamente.

A me devo dire che piace tutto sommato, nonostante non abbia apprezzato tutte le sue opere, o almeno quelle che ho letto in passato, però Novecento (forse il suo scritto più famoso) è ancora ad oggi uno dei miei libri preferiti che ogni tanto rileggo ancora.

Comunque, mi piace ascoltare il suo modo di parlare di alte opere (come quell’occasione in cui ha parlato di Furore di Steinbeck) e trovo il suo stile piacevole.

Questo testo però, quello di cui parliamo oggi ovvero Smith&Wesson non mi ha convinta più di tanto.

E’ scritto a mo’ di piéce teatrale quindi è molto scorrevole e veloce da leggere, anche perché lo stile di Baricco si riconosce sempre e non è qualcosa di ostico o lento anzi è semplice.

Sullo stile quindi non posso puntare il dito e dire che non mi è piaciuto perché il solito Baricco, niente di più niente di meno e quando prosegui nel leggere le sue opere ti aspetti questo però la vicenda non mi ha convinta.

E’ un libro che inizia bene, in modo interessante e con tanti punti che spingono il lettore a continuare ma si esaurisce piano piano, pagina dopo pagina.

Non mi aspettavo un epilogo come questo ma non mi ha suscitato una gran sorpresa a dire il vero, forse perché avevo già perso interesse o forse perché il finale può andare a parare da una precisa parte o dall’altra, ci sono due finali possibili non di più.

Ovviamente i cognomi dei personaggi (che compaiono nel titolo) sono un largo riferimento ad una famosissima marca americana di armi da fuoco ma si fa una battuta nelle prime pagine riguardo questa coincidenza e nulla di più, ho fatto anche diverse ricerche ma non ho compreso al 100% la scelta di dare questi cognomi ai personaggi.

Il terzo personaggio è una donna, nel libro si chiama Rachel Green (come quella di Friends, sì) ma in realtà è ispirata ad una donna realmente esistita ovvero Annie Taylor Edson che nel lontano 1901 si buttò giù dalle cascate del Niagara dentro una botte con il suo gatto, uscendone illesa, tranne per una ferita alla testa.

Ora, non facendo spoiler, non posso dirvi nulla sul destino della cara Rachel ma forse il suo personaggio è quello che mi ha suscitato più simpatia.

E’ una giovane giornalista che vuole scrivere ad ogni costo e una notizia simile è proprio ciò di cui ha un grande bisogno, quindi assieme a Smith un meteorologo quasi a tempo perso e Wesson un signore che conosce a memoria le cascate e “ciò che c’è sotto” tenterà in questa impresa, i due lo fanno per soldi, lei per diventare una giornalista famosa.

Il concept è interessante ma tutto va avanti troppo, troppo, velocemente, quindi non si riesce dal punto di vista del lettore a conoscere per bene i personaggi e ci sono troppe battute d’effetto per quanto mi riguarda che servono a dire che ci sono belle frasi in questo libro ma che non sono realistiche.

In più credo che alcune scene siano state inserite apposta per far commuovere il lettore e fargli forse pensare di aver gradito questo libro, alcuni risvolti sono troppo scontati, è come se non ci fosse molta invettiva baricchiana in questo libro.

Le idee brillanti, le frasi che significano davvero qualcosa di profondo tipiche di Baricco che trovai ai tempi in Novecento, qui mancano.

Nonostante sia un libro corto, alcuni pezzetti sono inutili ai fini della trama, altri personaggi che meritano almeno una descrizione vengono ignorati, insomma per quanto mi riguarda ci sono troppi punti ai quali l’autore è venuto meno inaspettatamente.

Durante la lettura non avvertivo quella passione tipica dell’autore nei confronti di una vicenda o di un personaggio, è una storia tiepida, a tratti perfino fredda.

Il punto finale come vi dicevo è stato inserito come manovra per far credere al lettore di essersi innamorato del libro in questione ma è trucco narrativo davvero scontato che si sarebbe potuto evitare.

Insomma, qui non ho per nulla riconosciuto lo stesso Baricco di Novecento e me ne dispiaccio, un’opera minore rispetto alle altre può sempre esserci non dico di no, ma con un concept così interessante è un vero peccato arrivare a risultati simili.

 

Voto:

Progetto senza titolo (49)

 

Tra l’altro con questo titolo rispondo ad un punto (finalmente) della Read Harder Challenge del 2018 a cui ho deciso di partecipare, per essere precisa il punto numero 15, un libro che si legge tutto in una volta.

Insomma, questo titolo non mi è piaciuto, penso che due stelle siano più che giuste, ho riflettuto a lungo sul contenuto che questo titolo mi ha lasciato e qualche giorno dopo la lettura mi sono resa conto che non mi era rimasto quasi nulla di ciò che avevo letto.

E voi? Avete letto Smith&Wesson? Vi piace Baricco? Fatemi sapere!

A prestissimo!

Elisa

 

 

 

CitaTime

La donna si fissò le mani, poi alzò gli occhi verso il mio viso: – Mr. Stevens, mi dispiace tanto, – disse, e poi aggiunse: – Vorrei riuscire a dirvi qualcosa -.
– Non ve n’è alcun bisogno, Miss Kenton.
– Il Dr. Meredith non è ancora arrivato -. Poi, per un attimo, la donna chinò la testa e le sfuggì un singhiozzo. Ma quasi subito riprese la propria compostezza e con voce ferma domandò: – Venite su a vederlo? –
– Sono molto occupato in questo momento, Miss. Kenton. Tra poco, forse.
– In tal caso, Mr. Stevens, mi permettete di chiudergli gli occhi?
– Vi sarei estremamente grato se lo faceste, Miss Kenton.
La donna cominciò a salire le scale, ma io la fermai, dicendole: – Vi prego, Miss Kenton, di non voler giudicare eccessivamente sconveniente il fatto che io non salga a vedere mio padre proprio nel momento in cui è deceduto. Ma, vedete, sono certo che egli avrebbe desiderato che io non interrompessi il servizio proprio ora.
– Naturalmente, Mr. Stevens.
– Se facessi altrimenti, sento che lo deluderei.
– Naturalmente, Mr. Stevens.

– Quel Che Resta del Giorno – Kazuo Ishiguro

Il Racconto dell’Ancella – Margaret Atwood

Buon lunedì gente e buon inizio settimana!

Ci stiamo avvicinando al Natale ragazzi, manca poco ormai e purtroppo manca poco anche alla fine della #Xmasmaratona, lo so, è molto triste.

Ma non pensiamoci ancora, abbiamo ancora un buon numero di giorni davanti a noi prima di Natale , giusto?

Nonostante il mio entusiasmo per questa festività mancano ahimè ad oggi all’appello ancora tutti i regali e i due simboli del Natale per eccellenza, il presepe e l’albero… rimedierò al più presto.

Oggi comunque, ridendo e scherzando, siamo qui con una recensione alla quale tengo molto, ovvero la recensione del titolo che abbiamo letto per il mese di novembre (e parte di quello di dicembre) sul gruppo di lettura.

Iniziamo subito perché c’è molto da dire!

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Il Racconto dell’Ancella – Margaret Atwood

Editore: Ponte alle Grazie

Pagine: 398

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): €16,80

Ebook non disponibile

Anno della Prima Pubblicazione: 1985

Link all’Acquisto: QUI

Trama

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica. Quello che l’ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

Il momento del tradimento è il peggiore, il momento in cui sai senza alcun dubbio che sei stato tradito, che qualche altro essere umano ti ha augurato un male così grande. Era come trovarsi in un ascensore che si è staccato dall’alto. Si precipita, e non si sa quando, con un urto, si toccherà il fondo.

 

Recensione

Questo è uno di quei casi in cui dopo aver terminato la lettura non so come trasmettervi nel migliore dei modi le emozioni che ho provato e l’idea che mi sono fatta.

Quando un libro mi piace molto, raccontarlo diventa difficile per me.

In questo caso, il libro di cui parliamo oggi tratta di una tematica a me molto cara, ho rimandato a lungo la lettura di questo titolo essenzialmente perché avevo aspettative molto alte e temevo di essere costretta ad abbassarle.

Non è stato così, il libro mi è piaciuto molto e ha rispettato in pieno l’idea che mi ero fatta di questo.

Iniziamo parlando dello stile della Atwood, è molto pulito e chiaro senza troppi fronzoli, infatti sullo stile di scrittura dell’autrice avevo un opinione diversa dalla realtà infatti mi immaginavo una scrittura più ricca, edulcorata, satura di descrizioni leggermente altezzosa anche.

Invece l’autrice ha sempre uno stile lineare, mai eccessivamente prosperoso, le descrizioni degli ambienti sono costruite tramite molte metafore (trucco che a me piace sempre).

E’ uno stile che punta a trasmettere, combinato con l’atmosfera, una certa freddezza quasi come una specie di studio medico, bianco, asettico, con quell’odore di farmaco che appesantisce l’aria, ecco mi sono sentita come in un ambiente simile durante la lettura.

Toglie il respiro e dona una sensazione di claustrofobia che difficilmente ho provato leggendo un libro.

All’inizio il libro non mi ha presa molto, è un libro in cui certe volte succedono degli eventi imprevisti che l’autrice è brava a ponderare e ad inserire nel momento giusto, ma per qualche motivo non mi catturata immediatamente.

Per qualche settimana addirittura non l’ho toccato, stavo leggendo altro e purtroppo non ho avuto molto tempo per leggere a novembre, ma una ripreso in mano mi sono incollata alle pagine fino alla fine e nel giro di pochi giorni l’ho terminato.

Parlando della protagonista, Difred in cui il nome sottolinea l’appartenenza di questa donna a Fred suo Comandante, ho letto diverse critiche che si smuovevano verso la Atwood per una protagonista a tratti poco combattiva.

Posso capire questo ragionamento, perché a volte capita di incontrare nei libri personaggi a cui vorremmo dare una spinta per smuoverli (per me era il caso di Evie de “Le Ragazze”), nel senso che al termine della lettura pensando a questa donna si arriva alla conclusione che in alcuni punti lei venga avvertita come donna con poco spirito in una situazione in cui bisognerebbe combattere per i propri diritti.

Però io personalmente non sento di criticare Difred, perché vive una situazione terribile, la sua vita viene ribaltata e dal conoscere una normalità libera di un certo tipo si passa ad un regime rigido e inumano di cui si ha paura, è inutile fingere di non provare paura e improvvisarsi eroi quando si teme per la propria vita.

Come per lo stile e l’ambientazione anche i personaggi e perfino la protagonista risultano asettici e distanti, è difficile entrare in sintonia con Difred non perché risulti poco umana semplicemente i pensieri che compie sono individuali e anche se ci sta raccontando una storia lei si chiude nel suo bozzolo da cui sembra impenetrabile.

Noi veniamo a conoscenza dei suoi pensieri, dei suoi dolorosi ricordi, delle sue paure, dei suoi desideri ma sotto sotto (almeno per me) rimane un’estranea.

Anche se questo effetto di distacco per quanto mi riguarda è voluto dall’autrice.

Come gli altri personaggi che vengono analizzati ma in parte perché essendo la protagonista quella di cui sappiamo di più è Difred, tra l’altro non scopriremo mai il suo vero nome ed è quasi come seguire da vicino una persona senza conoscere il suo nome, conoscere la sua vita e non il suo nome.

La solidarietà femminile non esiste in questo libro, è come se la società (modificata ad un certo punto) abbia fatto tutto il possibile per imprimere nella mente della gente un indifferenza e una rassegnazione tale per la quale non si lotta più, questo pensiero corrotto ha vinto e tutti hanno mollato.

E’ spaventosa un immagine simile, terrificante, perché pensare ad un tipo di ragionamento assurdo che riesce a far cadere la nostra libertà, a sottometterci come esseri umani sotto ogni punto di vista, reprimendo la nostra stessa umanità è mostruoso.

Prima di leggere il libro avevo letto commenti del tipo “potrebbe succedere anche a noi” e man mano che sfogliavo le pagine questo tipo di ragionamento non mi sembrava più così assurdo ma in una veste diversa.

Il mondo ha vissuto periodi come quelli descritti in questo libro, anche se non uguali ma simili, e conosciamo questa sensazione di guerra persa in partenza, di ribellione inutile e di attesa che governa in mondo quando c’è in atto un conflitto.

Ovviamente il pensiero che insegue il lettore per il tutto il testo è l’immagine della donna, questo libro è stato ritenuto femminista ma più che mostrarci ciò che non funziona nella civiltà nelle confronti delle donne ci sbatte in faccia quelli che sono i diritti di quest’ultime che se vengono sottratti ci rendono, noi umanità, pari a delle bestie.

E’ questo il messaggio principale del libro per quanto mi riguarda, nel momento in cui i diritti, la libertà e l’umanità vengono repressi e tolti, cosa rimane?

Così per gli uomini e per le donne.

Un altro messaggio non forte come questo ma positivo e ugualmente importante è che non importa in quale società distopica, svantaggiosa e così indifferente nei confronti delle persone ci possa ritrovare, ci sarà sempre, sempre, un moto di ribellione.

A qualcuno le cose non andranno mai bene così come sono e anche se in silenzio o in minoranza questa gente a cui non va bene lotterà per soverchiare il regime.

E’ un libro che rimane nel tempo e scava un angolino dentro chi lo legge per lasciare questi messaggi a volte di speranza a volte di ammonimento nei confronti dell’umanità.

Ha una grande potenza questo libro perché apre gli occhi, e niente è più determinante di questo, su ciò che potrebbe accadere se si scivola verso l’indifferenza, verso il rinnegare la nostra umanità e i nostri invalicabili diritti.

Ha un finale aperto quindi ogni persona ha la facoltà di scegliere come secondo lei/lui sono andate avanti le cose, questo libro è costituito come una prova storica quindi alla fine si legge di vari storici che ritrovando questa testimonianza di Difred fanno le loro ipotesi.

Voto:

Progetto senza titolo (13)

E’ stato senza dubbio uno dei libri migliori che abbia letto quest’anno, speravo mi sarebbe piaciuto e così è stato.

Questo libro è come un pugno nello stomaco che ti fa realizzare l’importanza di ogni individuo e la deviazione di una società che manda all’aria i diritti delle donne utilizzandole come oggetti per la riproduzione, come corpi vuoti incapaci di provare emozioni, in luogo in cui la libertà è severamente punita e un lusso che non ci si può più permettere.

 

Bene, questo era tutto per oggi!

Voi? Avete mai letto questo libro? Sì? No? In questo caso vi consiglio di rimediare subito!

Noi ci leggiamo domani gente!

Elisa

 

 

 

 

 

La Camera Azzurra – Georges Simenon

Buon venerdì people e buon quasi weekend!

Oggi, con sorpresa di tutti anche mia, sono tornata con una nuova recensione, ebbene sì!

Forse per una volta da quando ho aperto il blog mi sento una brava bookblogger, perché sono puntuale con questa recensione, tutta bella studiata con un post apposito anche su Instagram (vi lascio il link nel caso vogliate seguirmi e avermi in mezzo ai piedi anche lì), questa soddisfazione durerà poco ma meglio di niente, no?

Come avrete intuito oggi parleremo di un autore che avevo già citato qui sul blog, ovvero Georges Simenon.

Avevo infatti letto in passato “Le Signorine di Concarneau” (di cui vi lascio la recensione nel link  se siete interessati) e non mi aveva per niente convinta come romanzo.

Mi ero comunque segnata questo autore perché volevo dargli un’altra possibilità per capire meglio il personaggio, e nel mese di aprile mi è capitato nelle mani “La Camera Azzurra” uno dei romanzi più famosi di Simenon, quindi ho deciso che era il momento giusto per rituffarmi nelle storie di questo autore belga.

Iniziamo!

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La Camera Azzurra – Georges Simenon

Editore: Adelphi

Pagine: 153

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 10,00

Prezzo ebook: € 5,99

Anno della Prima Pubblicazione: 1964

Link All’Acquisto: QUI

Tony non avrebbe saputo dire se lo facesse con la sensazione di compiere un dovere, per farsi perdonare una debolezza, per riscattare una colpa. Sapeva solo che quella passeggiata sotto il sole,accompagnata dalla vocetta di sua figlia era dolce e malinconica al tempo stesso. Si sentiva felice e triste. […] Felice e triste come la vita, così avrebbe voluto dire.

Trama

“Sei così bello” gli aveva detto un giorno Andrée “che mi piacerebbe fare l’amore con te davanti a tutti…”. Quella volta Tony aveva avuto un sorriso da maschio soddisfatto: perché era ancora soltanto un gioco, perché mai nessuna donna gli aveva dato più piacere di lei. Solo quando il marito di Andrée era morto in circostanze non del tutto chiare, e Tony aveva ricevuto da lei il primo di quei brevi, sinistri biglietti anonimi, solo allora aveva capito, e aveva cominciato ad avere paura.

Recensione

Come vi dicevo, volevo dare un’altra possibilità a questo autore e credo, con il senno di poi, di aver scelto bene il testo con cui “riesaminare” Simenon.

“La Camera Azzurra” è tutto sommato un giallo, uno dei generi che rappresentano per me la mia comfort zone, quindi appena mi è arrivato mi sono buttata a capofitto nella lettura.

Questo libro è strutturato in modo particolare, almeno rispetto ai gialli tradizionali, ovvero tutto parte da un semplice (all’apparenza) dialogo fra un marito fedifrago e la sua amante, Tony e Andrèe.

Da questo dialogo si dipaneranno poi situazioni varie che noi scopriremo avanzando nella lettura, la struttura aiuta molto perché incuriosisce a tal punto il lettore da indurlo a proseguire quasi furiosamente per scoprire il mistero che si cela dietro a tutto.

Infatti dopo questo dialogo noi leggeremo di un Tony che si trova in prigione per una accusa misteriosa che verrà alla luce solo definitivamente nelle ultime pagine del libro.

Tony non è un personaggio a cui il lettore facilmente si affeziona, ha una visione tutta sua del matrimonio, è un fedifrago cronico abituato a tradire la moglie con chiunque gli capiti a tiro, è un bugiardo e sopratutto non è affidabile nelle sue affermazioni.

Per tutta la prima parte del libro ho sopportato mal volentieri Tony, non rientrava decisamente tra le mie “simpatie”, non riuscivo proprio ad empatizzare con lui.

Nella parte centrale del libro invece è cambiato qualcosa e fino alle ultime righe ho provato pena per lui, per la situazione ingiusta in cui si trovava, ingiusta ai miei occhi s’intende.

Nelle recensioni non faccio mai spoiler e sono stata sempre (tranne una volta, ma dettagli) fedele a questa regola, ma credetemi qui è davvero complicato rendere il concetto chiaro senza far trapelare troppo.

Secondo me il personaggio di Tony è manovrato alla perfezione da un Simenon consapevole dei sentimenti e delle simpatie di un lettore, gioca con il personaggio trasformandolo in negativo quando gli serve così e lo rimodella poi in positivo per farlo entrare nelle grazie del lettore.

Ci sono tre grandi colpi di scena in questo libro, non solo uno.

Il primo avviene attorno alla metà del libro, il secondo verso la fine e il terzo nelle ultime righe dell’ultima pagina.

Forse fra tutti i plot-twist quello più immaginabile è il secondo, ho avvertito il sentore di una tragedia annunciata pagine prima anche se devo ammettere che mi ha comunque lasciata di stucco.

Il colpo di scena più pauroso e tetro per il lettore rimane l’ultimo, è un cambio di rotta improvviso è qualcosa di cui io avevo paura, mi immaginavo potesse succedere ma speravo in un animo più bonario e non così ossessivo e depravato.

Non vi dirò di chi sto parlando ma posso dirvi che per me leggere le ultime righe è stato come avvertire una pugnalata da qualcuno in cui avevi riposto la tua fiducia, qualcuno che non è certamente uno stinco di santo ma che hai perdonato.

Un personaggio al quale mi sono affezionata fin da subito è Gisèle, la moglie di Tony che avrà una parte attiva in uno dei plot-twist.

E’ un giallo sorprendente con dei plot-twist avvincenti, un bel libro, veloce, dai ritmi serrati, sempre sull’attenti.

Lo stile di Simenon non mi fa impazzire, è troppo asciutto per i miei gusti, troppo basico e sintetico, non sono un’amante del “troppo” ma nemmeno del “troppo poco”.

Capisco che voglia rappresentare la nuda realtà ma su di me non ha quell’effetto, mi da solo l’impressione di spoglio, quasi di incompleto.

Mi rendo conto che ad alcuni/e il suo stile possa piacere parecchio ma io in genere preferisco più descrizioni, dell’ambiente, dei personaggi.

Non ho sentito la mancanza delle parole come in “Le Signorine di Concarneau” ma comunque l’essere così asciutto, sempre così diretto non mi piace molto come caratteristica.

Ci sono alcune scene di sesso qui ma nulla che ti faccia gridare al romanzo erotico, assolutamente, ce ne sono sopratutto all’inizio ma sono descritte velocemente e essendo l’autore molto diretto come vi dicevo tutto è chiaro e sbrigativo.

Comunque, evitando di soffermarsi sullo stile “La Camera Azzurra” è un libro che io definirei avvincente, una lettura adatta per riprendersi dopo un periodo di astinenza dai libri, o da inframmezzare tra una lettura e l’altra o semplicemente da gustarsi tutto d’un soffio.

E’ un libro che analizza il sentimento dell’amore più puro per poi passare a quello più ossessivo, confondendoli a volte.

Mi ha fatto ricredere su questo autore? In parte, ho bisogno di leggere altro.

Sul personaggio di Andrèe non ho molto da dire, più andrete avanti nel libro e più vi convincerete del fatto che questo donna non coltiva un amore sano, ma sarà davvero così?

E’ solo lei la causa di tutto o c’è qualcosa che il nostro Tony non vuole dirci?

Voto:

Progetto senza titolo

Colore delle stelle in tema tra l’altro, comunque bel libro assolutamente consigliato, nulla di trascendentale o nulla che ti faccia scoprire il senso della vita ma una lettura che sicuramente rifarei con piacere!

E voi?

Avete mai letto “La Camera Azzurra”? Si? Cosa ne pensate? No? Vi piacerebbe?

A prestissimo, guys!

Elisa

Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli – Francesca Cavallo, Elena Favilli

Buon martedì e buon 25 aprile!

In questo giorno di festa e di meritate celebrazioni in nome di un passato da non dimenticare, eccomi tornata.

Sono passate ben due settimane dall’ultima volta in cui ci siamo letti, ebbene sì, la motivazione cardine che giustifica questa mia sparizione è sempre la stessa, anzi questa volta è più bizzarra rispetto al solito.

Sapete quando le giornate dovrebbero scorrere nello stesso modo, la stessa routine, senza nulla di eccezionalmente fuori dall’ordinario?

Bene, questo era il mio pensiero nei confronti delle scorse giornate, peccato che ad un certo punto i miei impegni per qualche motivo si sono accavallati e nuovi “affari” da sbrigare sono spuntati dal nulla.

Tutto questo per dire, scusate per l’assenza, non era voluta.

Oggi, sono tornata finalmente con un articolo che dovevo scrivere da parecchie settimane, ovvero una recensione su un libro che ho letto nel mese di marzo e di cui voglio raccontarvi le mie impressioni.

Iniziamo!

Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli – E. Favilli F. Cavallo

Editore: Mondadori

Pagine: 211

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 19,00

Ebook non disponibile

Anno di Pubblicazione: 2017

Link All’Acquisto: QUI

“Siete bellissime. Va bene essere strane, va bene essere timide. Non dovete seguire la corrente.”

– Alek Wek

Trama

C’era una volta… una principessa? Macché! C’era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n’era un’altra che diventò la più forte tennista al mondo e un’altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle. Da Serena Williams a Malala Yousafzai, da Rita Levi Montalcini a Frida Kahlo, da Margherita Hack a Michelle Obama, sono 100 le donne raccontate in queste pagine e ritratte da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef… esempi di coraggio, determinazione e generosità per chiunque voglia realizzare i propri sogni.

Recensione

Qualche settimana fa, ai tempi dell’uscita di questo titolo, nello scorso appuntamento delle news letterarie, mi pare di avervi confessato il mio interesse per “Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli”, infatti all’inizio mi sono vantata per poco di aver resistito ma inutile dire che questa goliardia è sparita quasi subito.

Infatti ho aspettato qualche giorno poi presa da fumi della curiosità ho ceduto e sono andata ad acquistarlo.

Dunque, questo è un libro per bambini ma tutti possono leggerlo anzi è una lettura che io tutto sommato consiglio per ogni periodo, è veloce, semplice, molto curata dal punto di vista grafico e dal punto di vista del testo.

Di cosa si parla in questo libro? Di storie di donne, per ogni ritratto le autrici hanno ricreato una “favola”, quindi hanno ripreso la vera vita di ogni donna trattata in questo libro per poi renderla una fiaba.

La vita delle donne citate è molto semplificata essendo un libro per bambini (ci tengo a sottolineare bambini perché questo libro lo possono leggere tutti i bambini, tutti), ma secondo me è abbastanza esplicativa e rende comunque l’idea dando un motivo per il quale le autrice hanno deciso di inserirla nel libro.

Questo libro è stato finanziato da una grande operazione di crowfunding in cui molte persone in tutto il mondo hanno deciso di donare soldi per un opera che sembrava avere ogni buon merito.

Ed effettivamente c’è l’ha secondo me.

Questo libro è già stato tradotto in più lingue ed è diventato primo in classifica in più paesi del mondo, insomma un gran successo.

Ai tempi quando ve ne parlai non avrei immaginato un successo simile.

Ci sono state anche alcune polemiche riguardo quest’opera, la prima è quella che vede protagonista la “popolarità” delle donne qui citate infatti molte persone sostengono che i ritratti rappresentino nella maggior parte dei casi, donne comunque popolari o di cui si conosce già la storia.

Io conoscevo molte delle donne citate ma alcune sinceramente non le avevo mai sentite nominare quindi non sostengo del tutto questa critica, secondo me si è cercato di fare un potpourri di figure, ovviamente citarle sarebbe stato difficile sono tante le donne che hanno cambiato il mondo o comunque dato una svolta alla storia.

Sulle figure trattate io non mi sento di dire nulla, altra polemica che c’è stata è quella che riguarda l’inserimento di Margaret Thatcher nel libro, penso che il motivo principale per cui è stata inserita è che comunque (nonostante tutto) la Thatcher la storia l’ha cambiata, non in positivo in alcuni aspetti ma comunque è innegabile che la storia è stata modificata grazie a lei e con intendo solo il discorso della donna nella politica.

Mi è piaciuta molto la scelta di aggiungere tra i ritratti nomi come quello di Jingu, Claudia Ruggerini, Ruth Bader Ginsburg, le sorelle Mirabal e altre.

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Se questo libro l’avessi letto da piccola non me ne sarebbe importato più di tanto di quali ritratti sono stati selezionati, mi sarebbe piaciuto e basta.

Ovviamente non essendo una bambina queste cose le ho notate ma devo dire che non mi hanno infastidita.

Mi sono piaciuti tutti i ritratti, quelli che mi sono rimasti più impressi sono quelli delle donne che vi ho citato prima, non so per quale motivo ma le ho trovate storie di vita illuminanti.

Trovo anche interessante che le illustrazioni contenute all’interno siano realizzate da artiste molto diverse in giro per il mondo, alcune tra l’altro le ho trovate pazzesche come quelle delle due piratesse.

Come vi ho detto, ho trovato lo stile della scrittura pulito, semplice adatto anzi perfetto per un bambino.

Insomma, se siete alla ricerca di un libro di favole “particolare” ma molto molto interessante sotto il mio punto di vista, questo fa per voi.

Potete leggerlo a qualsiasi età, io non sono una bambina ma l’ho apprezzato davvero tanto, mi è piaciuto e sicuramente non è la prima volta che si crea un opera del genere ma per me è la prima volta che un opera con questo tema riscuote così tanto successo, meritato tra l’altro.

Bella iniziativa, bello stile e bella cura per i dettagli e non.

C’era un tempo in cui le bambine non potevano essere chiunque volevano, ma quel tempo è finito.

Voto:

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Bene gente, voi che mi dite?

Avete letto questo libro? No? Vorreste farlo?

Noi ci leggiamo prestissimo perché ora che sono tornata andarmene sarà difficile, lo so calmo l’euforia.

A presto!

Elisa

Breve Storia delle Donne – Jacky Fleming

Buona domenica a tutti!

E’ piacere per me tornare con una nuova recensione, sì, perché oggi parleremo di libri, l’argomento portante di questo blog.

Come avrete intuito dal titolo il libro di oggi parla di un argomento importante al quale io sono molto interessata e al quale tengo particolarmente.

Ma prima di parlare di questo titolo devo fare un’annuncio importante.

Volevo infatti dirvi che sono un Affiliata Amazon, avrei potuto dirvelo venerdì nell’articolo apposito ma la verità è che mi sono dimenticata di comunicarvelo…

Io mi dimentico le cose, tranne gli avvenimenti che non dovrei ricordare, ecco perché mi segno tutto.

Dunque, ve lo dico per pura correttezza nei nostri confronti naturalmente, ci tengo.

Cosa significa essere affiliati Amazon?

Significa guadagnare una piccola percentuale su un prodotto, più precisamente quando in un articolo riguardante un libro io inserirò il link all’acquisto voi sarete ricondotti alla pagina Amazon destinata all’acquisto.

Se voi acquistate quel libro passando dal link messo sul blog dalla sottoscritta io appunto guadagnerò qualcosa come il 10% sul prezzo del libro, o guadagno un buono Amazon, una cosa del genere.

Ovviamente voi non pagate nulla in più, è Amazon che da a me una piccola parte per aver “ricondotto” un potenziale cliente/acquirente sul loro sito.

Ormai tutti quanti sono affiliati Amazon, io non sapevo nemmeno fosse così semplice iscriversi, un giorno provandoci mi sono resa conto del contrario quindi ho detto “perché no?”

Quindi, tirando le somme, io inserirò questi link solo quando si parla di libri così che voi cliccandoci sopra potrete acquistarli su Amazon.

Basta con le chiacchiere comunque, parliamo di libri!

Il libro di cui parleremo oggi è Breve Storia delle Donne di Jacky Fleming.

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Editore: Corbaccio

Pagine:

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prezzo ebook: € 8,99

Anno della Prima Pubblicazione: 2016

Link all’acquisto: QUI

Trama

Questa “Breve storia delle donne” elenca tutto quel che abbiamo imparato sulle donne nei libri scolastici, che, a dire il vero, è ben poco. E ci ricorda alcune ridicole teorie sulle donne espresse da pensatori geniali. Come Charles Darwin, tanto celebrato per la sua mente aperta, obiettiva e scientifica, il quale era convinto che le donne non avrebbero mai raggiunto risultati notevoli nel campo del pensiero a causa del loro cervello di dimensioni ridotte. Preparatevi a ridere, a indignarvi e a guardare alla Storia con occhi nuovi…

Una volta non c’erano le donne e questa è la ragione per cui non si trovano mai nei manuali di storia. C’erano gli uomini e alcuni di essi erano Geni.

Recensione

Dunque libro pubblicato da poco qui in Italia, due mesetti e mezzo, infatti Breve Storia delle Donne viene pubblicato tradotto in italiano la prima volta il 10 novembre 2016.

Vidi questo libro, la prima volta, sul numero de “Il Libraio” di fine anno e mi incuriosì immediatamente, per la trama, il titolo e l’illustrazione in copertina.

E’ un libro particolare senza dubbio, non penso si possa classificare sotto un genere preciso, non è un romanzo, non è un saggio e non è una Graphic Novel.

All’interno è illustrato dalla stessa Fleming che è una disegnatrice inglese.

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All’interno è tutto fatto in questo modo, è una lettura molto veloce perché come potete vedere i caratteri sono piuttosto grandi e le illustrazioni prendono non poco spazio.

Parliamo dei punti negativi che io ho trovato in questo titolo (ripeto solo opinioni soggettive).

Ci sono pochi difetti a mio vedere ma se devo smuovere una critica contro questo libro dico che è troppo breve, mi sarebbe piaciuto leggere/vedere di più, conoscere maggiormente la visione della Fleming su quello che significa ed ha significato discriminare una persona solo per il genere a cui appartiene.

Questa è l’unica critica a dire il vero che smuovo, per il resto non credo che questo libro abbia grandi difetti anzi.

Come dice il titolo la storia delle donne qui è ripercorsa in modo molto breve, mi piacerebbe che l’autrice pubblicasse un altro libro con il titolo “La Storia per Intero delle Donne”.

E’ come se in questo libro l’autrice volesse spiegare ai bambini perché le donne sono poco presenti nei libri di storia e perché la figura della donna veniva messa un po’ da parte.

Sembra davvero che lo stia spiegando a dei bambini, infatti per giustificare questa assenza immotivata viene detto (come riportato sopra) che le donne fino ad un certo periodo storico non c’erano, che avevano la testa troppo piccola e non potevano per forza essere abbastanza intelligenti per fare il lavori di un “uomo”, viene anche detto che erano troppo sensibili e che i loro vestiti impedivano a quest’ultime di lavorare.

Ci tengo a dire che è tutto detto in una chiave puramente ironica e sarcastica.

Questo libro va capito, ha un altro significato nascosto dietro a quelle semplici parole che a primo sguardo possono sembrare quasi un critica al genere femminile, in realtà è puro sarcasmo.

Una persona che fa fatica a capire il sarcasmo e l’ironia non potrà mai capire questo libro secondo me.

Mi ha fatto molto divertire, le illustrazioni servono in alcuni punti ad incrementare addirittura il divertimento e a rendere ancora di più l’idea della situazione descritta.

Vengono citati “Geni” come Darwin, Rousseau, Il Barone de Coubertin, Edward Clark, Shopenhauer e molti altri.

Lo si fa per fare una critica piuttosto spietata mascherata dall’ironia a queste personalità, che potranno anche essere state illuminanti e geniali ma per quanto riguarda il genere femminile erravano d’arroganza.

Vengono poi anche citate personalità femminili che hanno fatto la storia come Marie Curie, Sarah Forbes Bonetta (che non viene mai citata nei libri di storia), Eliza Grier, Anna Maria Van Schurman, Emmy Noether ecc.

Insomma è stata una lettura piacevole e a suo modo illuminante, che grazie all’ironia ed al suo pungente sarcasmo riesce una feroce critica al modo arrogante il cui durante la storia (e ancora oggi) la figura della donna è stata sminuita e messa in secondo piano, citandola a malapena nei fatti accaduti e trattando la figura femminile con una sufficienza fastidiosa e difficilmente digeribile.

Fa riflettere su quello che significava essere donna, ovvero essere vittima, contro la propria volontà, di pregiudizi e opinioni affrettate per nulla motivate.

E’ interessante soffermarsi sul fatto che se ci pensiamo bene le donne fin dalle epoche più lontane erano trattate con sufficienza, a volte viste quasi con odio e disprezzo, solo perché appartenevano ed appartengono ad un genere diverso.

A me non piace nemmeno più di tanto usare il termine genere ma in quell’epoca era come se le donne non fossero nemmeno esseri umani con un intelletto pari a quello maschile.

Libro che mi è piaciuto molto, avrei desiderato fosse più lungo per potermelo gustare per più tempo, per godere maggiormente dell’irriverente ironia della Fleming.

Libro consigliato se siete interessati all’argomento ma anche no perché questo libro lo possono leggere proprio tutti.

Voto:

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Penso che tre stelline siano la valutazione giusta, mi è piaciuto molto questo libro ma avrei davvero desiderato qualche decina di pagine in più, è un peccato che sia così “breve”.

Sicuramente se mi ricapiterà leggerò con piacere un altro titolo della Fleming perché la sua penna astuta e spiccata (e le sue illustrazioni esplicative e divertenti) mi hanno davvero colpita.

Bene gente, questo era tutto.

Voi avete mai letto qualcosa di questa autrice? Siete come me sempre curiosi/e di leggere qualcosa riguardante questo argomento?

A presto!

Elisa

#LiberTiAmo: Il Libro del Mese di Novembre

Salve, sono sempre io!

Starete dicendo all’unisono “Due articoli nello stesso giorno? Elisa sei impazzita o ti dopi?

No nessuna delle due probabili ipotesi.

Con questo articolo io e Tiziana vi vogliamo annunciare il libro del mese di novembre che sarà in lettura dal 1/11 al 15/12 (tra poco capirete il perché di questa scelta).

E’ importante specificare che all’inizio di ogni mese, o periodo di lettura, faremo assieme questo tipo di articolo per avvisare quelli che magari seguono il gruppo qui su WordPress e non su Goodreads e che magari scoprendo che in un determinato mese viene letto un titolo che vorrebbero leggere anche loro si uniscono alla lettura.

Detto ciò, sveliamo il titolo del mese di novembre che verrà letto sino a metà dicembre.

Il titolo del mese è:

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Villette di Charlotte Brontë

Villette è l’ultimo romanzo della Brontë ed è stato pubblicato per la prima volta nel 1853.

Trama

Dopo un disastro familiare non specificato, la timida Lucy Snowe, orfana e povera, si trasferisce dall’Inghilterra nella città fittizia di Villette, ricalcata su Bruxelles, per insegnare in un collegio femminile belga. La direttrice è l’autoritaria Madame Beck, e vi insegna il professore di letteratura, Monsieur Paul Emanuel, dal carattere deciso e irascibile. L’acuta trattazione della psicologia di Lucy, attraverso l’uso del doppio, riesce a trasmettere le emozioni di una donna trovatasi a ricominciare la propria vita daccapo, in un ambiente estraneo. La sua forza le permette di adattarsi.

Abbiamo deciso di prorogare il tempo di lettura perché il titolo in questione è abbastanza voluminoso (634 pagine) e non vogliamo mettere fretta a nessuno, anzi, vorremmo dare tutto il tempo necessario per leggere comodamente questo libro, senza pressioni.

Abbiamo inoltre deciso che successivamente dal 16/12 al 31/12 leggeremo assieme un romanzo/racconto breve che verrà scelto tra le proposte che verranno fatto nel sondaggio all’inizio del mese di dicembre.

Vi lascio, come sempre quando si parla del gruppo, il link alla pagina Goodreads del gruppo di lettura: QUI

E vi ricordo come sempre che se volte partecipare su Goodreads non dovete fare altro che cliccare sulla scritta QUI e una volta arrivati sulla pagina del gruppo cliccare sulla dicitura “Join Group”.

Ovviamente al termine del periodo di lettura arriverà la recensione sia sul mio blog che su quello di Tiziana.

Questo era tutto, buon inizio novembre a tutti quanti, noi ci leggiamo presto!

Elisa