Stranger Things 2 – Dobbiamo Parlarne!

Inizia la #XmasMaratona! Evviva! Ed è anche venerdì! Felicità x2!

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Con questa gioia nei cuori iniziamo, oggi primo di dicembre, con un articolo in cui parliamo assieme di Stranger Things 2, più di un anno fa (oddio sono già invecchiata di un anno) avevo scritto un articolo in cui vi parlavo della prima stagione di questa chicca e dato che voglio essere coerente e continuativa, cosa che non sono mai, ho deciso di scrivere un articolo sulla seconda stagione.

Tra l’altro sono andata a rileggermi alla veloce il mio vecchio articolo di un anno fa e sarò precisina io, ma quando trovo degli errori mi vergogno sempre mortalmente, perché da genio assoluto quale sono la maggior parte delle volte non rileggo gli articoli. Bene.

Ormai quasi tutti hanno già parlato di ST2 (abbreviamolo così) e io sono un po’ l’ultima della fila ma questa cosa non mi ha mai turbata più di tanto, anzi ammetto di essermela presa comoda.

Come per l’articolo sulla prima stagione, vi avviso che NON faro spoiler, quindi se non lo avete visto potete leggere comunque in tutta tranquillità questo articolo.

Iniziamo subito!

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Episodi: 9

Stagioni: 2

Ambientazione: anni ’80

Cast: Winona RyderMillie Bobby BrownGaten MatarazzoCaleb McLaughlinNatalia DyerDavid HarbourNoah SchnappCharlie HeatonFinn Wolfhard, Sadie Sink, Sean Astin, Paul Reiser e Dacre Montgomery.

Ideatori: Matt e Ross Duffer

 

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Trama (Primo Episodio)

Quasi un anno dopo gli avvenimenti della prima stagione, una ragazza psichica con un tatuaggio come quello di Undici contrassegnato col numero #008 lavora come membro di una banda criminale a Pittsburgh. Intanto ad Hawkins, Mike, Will, Lucas e Dustin incontrano una ragazza nuova della loro scuola, Maxine soprannominata “Max” che attrae subito l’interesse di Dustin e Lucas; il fratello maggiore della ragazza, Billy, conosce nel frattempo Steve. Mike e Nancy stanno ancora cercando di affrontare le perdite rispettive di Undici e Barb, mentre Will ha spesso visioni del Sottosopra, nella quale si staglia nel cielo un’enorme figura vivente simile ad un ragno. Per tale motivo Joyce e Hopper portano il ragazzino a fare visite periodiche presso l’ “Hawkins National Laboratory”, ora gestito dal dottor Owens. Quest’ultimo continua a effettuare esperimenti al portale per il Sottosopra che permane aperto nei sotterranei della struttura.

 

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Recensione

Inizio con il dire che prima di iniziare la visione della seconda stagione temevo cambi di azione svantaggiosi, temevo la crisi da seconda stagione insomma.

Invece no, lo dico subito, questa stagione non mi ha assolutamente delusa, per nulla, anzi mi ha stupita e fatta innamorare ancora di più di Stranger Things.

Rispetto a ST1 qui alcune scene le ho trovate più frenetiche, ci sono episodi come l’ottavo in cui succede di tutto e un fatto dopo l’altro sino al colpo di scena finale di puntata, spesso ci si ritrova a trattenere il fiato e altre a sentirlo mancare.

Lo stile anni ’80 che permea l’atmosfera di ogni singola scena resta, come anche i caratteri dei personaggi che non hanno risentito di una stagione anzi li ritroviamo sempre uguali con le loro stesse battute, lo stesso meccanismo di pensiero, la stessa coerenza.

E’ un po’ come ritrovare dei vecchi amici.

Parlando di personaggi ne ho rivalutati alcuni che durante il primo ST non mi avevano conquistata pienamente, in particolare sto parlando di Steve e Will (che nella prima stagione era poco presente).

Il personaggio di Will mi piace molto e penso che il giovane attore che lo interpreta Noah Schnapp, abbia dato una grande prova di recitazione in ST2, sicuramente in questa stagione è stato un vero e proprio protagonista, è stato messo in risalto per tutte le volte in cui non si è visto nella precedente stagione.

Ho sentito molto persone lamentarsi del fatto che il personaggio di Mike poi (interpretato da Finn Wolfhard) sia mancato molto in ST2, in effetti si vede poco e quel poco di solito è di sfuggita tranne negli ultimi episodi in cui è più presente.

Ma io non mi lamento di questo, certo in alcune scene ne ho proprio sentito la mancanza ma l’anno scorso lui era uno dei protagonisti e stavolta invece è toccato a Will, pazienza, abbiamo conosciuto meglio Will.

Parliamo di Steve ora  qui andiamo sui gusti personali (interpretato da Joe Keery), non era uno dei miei personaggi prediletti ma sono stata costretta a ricredermi, in ST2 mi è davvero piaciuto, rimane in essenza quello dell’anno scorso, il suo modo si essere è uguale, ma l’ho trovato maturato e il suo ruolo in ST2 è elettrizzante.

Ci sono anche tre nuovi importanti personaggi, Bob, Max e Billy.

Billy è il fratellastro di Max (interpretato da Dacre Montgomery) ed è un ragazzo aggressivo, narcisista e imprevedibile, mi è piaciuta molto l’interpretazione di Montgomery.

Bob (interpretato da Sean Astin), è uno dei miei personaggi preferiti della seconda stagione forse IL preferito in assoluto, ah Bob il mio cuore.

Ma ahimè, per dei personaggi che si riscattano ce ne sono altri che non convincono, in ST2 non mi hanno convinto Jonathan e Nancy.

Lo so, calma, calma, non sto dicendo che come personaggi non mi piacciono più semplicemente li ho trovati “sciapi”, li vedevo a malapena, era quasi come se non ci fossero anche nelle scene in cui erano presenti.

Vi parla una che l’anno scorso adorava questa coppia e che tifava per il loro avvicinamento, anzi erano quasi in testa alla mia top three di personaggi preferiti ma è successo qualcosa in ST2, non so di preciso cosa ma non mi hanno convinta, non hanno espresso tutto quello che avevano espresso l’anno scorso.

Parliamo subito dei punti negativi, ma non li chiamerei così, sono più che altro delle piccole postille di azioni o situazioni che non mi hanno convinta e sono due.

La prima sono appunto Nancy e Jonathan che erano di spessore come una carta velina per quanto mi riguarda e la seconda è un “processo” che accade nell’ultima puntata e mi ha lasciata con un dubbio.

Cercherò di descrivervelo a larghe linee, nel nono episodio “La Porta” ovvero l’ultimo succedono molte cose importanti e c’è una scena in cui i ragazzi si organizzano per attuare un piano. Ad un certo punto a una parte del gruppetto viene in mente un idea, quanto ormai gli altri si sono allontanati, grazie anche a questa idea tutto punta verso una direzione. Il mio dubbio è “e se a questi ragazzi l’idea non fosse venuta all’improvviso, così di colpo? cosa sarebbe successo?”.

Non è una critica ci tengo a precisarlo è solo un dubbio che non riesco a levarmi dalla testa.

Ci sono diversi messaggi importanti che ho molto apprezzato in questa stagione tra cui anche quello che smentisce il classico becero del “eh ma le donne si conquistano se gli mostri che non ti importa, eh ma devi fare lo strafottente, eh vedi dopo come ti ama… sì, sì, vedi”.

Insomma ragazzi questa serie è bella, non pensavo ad una stagione di questo tipo, così scoppiettante, piena di novità, colpi di scena e invece.

Parlando delle scene della regia ci sono molti momenti al “andiamo a conquistare il mondo” ovvero quelle scene in cui parte la musica a palla (rock anni ’80, quello classico che è sempre una garanzia) e i personaggi iniziano a prepararsi per qualcosa.

Gli effetti sono realizzati alla perfezione, non c’è stato in istante in cui vedendo scene del sottosuolo io mi sia detta “mm qui l’effetto è un po’ titubante” assolutamente no, gli effetti sono pazzeschi, anche perchè in ST2 si gioca molto di più sul sottosuolo.

La ricostruzione anni ’80 è meravigliosa, la fotografia altrettanto, la musica idem, insomma una gran stagione e una gran serie.

Ci sono tutte delle situazioni e delle micro-situazioni che alla fine trovano spiegazione e si concentrano per la risoluzione finale.

Riferimenti a fatti accaduti nelle puntate precedenti a gogò, tutto segue una linea e se in ST1 avevamo il famoso alfabeto scritto sul muro con le lucine qui abbiamo i disegni-tunnel come i demo-cani.

I miei vivi complimenti, ora che ho terminato questa serie posso anche rannicchiarmi sotto le coperte e controllare ossessivamente notizie della terza stagione.

Voto: 

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Molto bene.

Per oggi era tutto gente, noi ci leggiamo domani (che bello scrivere questa frase).

E voi? Avete visto Stranger Things 2? Sì? Vi è piaciuto? No? Avete visto la prima stagione?

A presto!

Elisa

 

 

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1922 – Dal Racconto al Film

Buon lunedì gente e buon inizio settimana!

Come ve la passate? Iniziate anche voi ad avere i piedi gelati tutto il giorno?

Oggi torno con un articolo che ho preparato per giorni, infatti oggi parliamo di 1922 (dal racconto al film), ho guardato con piacere il film prodotto da Netflix e per rinfrescarmi la memoria sul racconto l’ho riletto dopo averlo scoperto all’incirca due anni fa.

Non voglio fare il confronto nel dettaglio fra racconto e film, anzi, anche perché penso che sia utile fino ad un certo punto andare ad analizzare due metodi di intrattenimento così diversi fra loro nel dettaglio.

Voglio solo parlarvi di entrambi, fare qualche piccola considerazione e accennarvi a qualche differenza interessante.

Iniziamo!

 

 

Direi di parlare prima del racconto, 1922 come vi accennavo è un romanzo breve o racconto di Stephen King contenuto nell’opera Notte Buia, Niente Stelle assieme ad altri tre racconti.

1922 è il primo racconto di questo volume ed ha una trama molto adatta secondo me a un adattamento cinematografico, anche lo stile con sui è scritto il racconto l’ho trovato “pop” in alcune parti.

Di cosa parla questo racconto e di conseguenza il film?

La storia è quella di Wilfred, padre di Henry e marito di Arlette, amante dei campi e della sua vita da contadino. L’evento che scombussola la vita dell’uomo è la decisione ferma e convinta della moglie di vendere gli acri ereditati dal padre per trasferirsi in città. Dopo la dichiarazione di Arlette di voler abbandonare la campagna per la città, luogo che l’uomo ripudia e detesta, inizia ad innescarsi una scia di eventi raccapriccianti che trascineranno tutto nella tragedia.

Wilfred soggiogherà il figlio Henry infarcendolo di paure che non esistevano prima nella sua mente da giovane spensierato e giorno dopo giorno gli dimostrerà che l’unica soluzione è l’uccisione di Arlette.

Fin’ora non vi ho fatto spoiler (e questa “recensione” sarà senza spoiler) perché questi eventi sono riportati nella trama e si vedono chiaramente nel trailer del film, che tra l’altro vi lascio qui.

Comunque, vi dicevo, i due uccidono la rispettiva madre/moglie e le cose sembrano allinearsi nel migliore dei modi per loro fino a quando sopraggiungeranno delle notizie tutt’altro che positive come la gravidanza di Shannon Cotterie, la fidanzatina di Henry che sarà l’inizio della fine per la dolce coppietta.

Riguardo il racconto conta precisamente 147 pagine ed è molto veloce come racconto, non fa di sicuro annoiare perché nel momento in cui sembra tutto tranquillo spunta un evento che scarica altri problemi nella vita di Wilfred.

Poi come vi accennavo l’ho trovato molto “pop” come racconto, con uno stile facile e adattato al periodo storico certamente non favorevole alla figura femminile, King è bravissimo (non solo in 1922 ma in generale) a ricostruire nei dettagli la parlata, l’atmosfera, il modo di fare tipico di un epoca.

Nel 1922 non c’erano particolari investigazioni nei confronti della sparizione di una moglie, di conseguenza tutte le forze che dovrebbero intervenire per la verità sono blande, la figura dello sceriffo non è per nulla intimidatoria ne nel libro ne nel film.

Sicuramente è un racconto inquietante, direi che tramite l’esperienza di lettura in alcune piccole parti la vicenda diventa paurosa quasi non più solo sinistra, mentre nel film (almeno questo ho avvertito io) l’atmosfera è senza dubbio oscura e in alcune parti anche disturbante ma non paurosa.

Parlando del film è più l’impatto di alcune scene a provocare una certa inquietudine, sia nel racconto che nella pellicola poi c’è un tema anzi un animale ricorrente, ovvero i topi.

Si gioca molto su questo animale non proprio gradito a molti, sopratutto a quelli che soffrono di musofobia, io personalmente non ho questa paura nei confronti di questi animali, anzi ho addirittura un criceto (che ricorda parecchio diciamo), ma dopo la visione del film 1922 ho iniziato a vederli in modo diverso.

C’è addirittura una copertina di una edizione Pickwick che raffigura un topo in copertina, per farvi capire quanto è presente questo animale e quanto si gioca sul senso di repulsione che il ratto ha il potere di far provare.

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Riguardo il film prodotto da Netflix, l’attore che interpreta Wilfred è Thomas Jane che aveva già recitato in altri adattamenti di alcuni titoli di King come L’Acchiappasogni e The Mist.

Diciamo che è abituato alle atmosfere Kinghiane, per quanto riguarda l’attrice che interpreta Arlette invece c’è Molly Parker e per Henry c’è Dylan Schmid.

Sugli attori non ho nulla da dire, mi sono piaciute le loro prove di recitazione, Thomas Jane è stato fantastico perché è riuscito a calarsi nei panni di un contadino disposto a tutto per le proprie convinzioni e per stare dove vuole, un uomo non curante ma intelligente perché Wilfred è un uomo intelligente e spietato.

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La fotografia è veramente ben fatta, ci sono alcuni sprazzi di scene che meritano, a parte alcune piccole scene non così importanti il film come vi dicevo ripercorre alla perfezione il racconto, la maggior parte delle battute sono uguali identiche e mi sono resa conto durante la visione del film che alcune scene sono ricostruite esattamente come me le ero immaginate durante la lettura, è incredibile.

Forse un piccolo punto negativo è il fatto che ci sono alcuni piccoli punti morti o a volte si esagera a tenere una scena per secondi  minuti non necessari con il risultato che lo spettatore potrebbe annoiarsi, un metro di giudizio invisibile che uso spesso è questo: se durante la visione di un film guardo parecchio altrove, faccio altro oppure stoppo molto spesso significa che ogni tanto quel film diventa pesantuccio.

Non è successo molto spesso con 1922 ma ogni tanto è successo, comunque a parte questi piccoli momenti la pellicola regge bene il “confronto” (chiamiamolo così) con il racconto, anzi molto bene.

“[…]Dio mi fulminerà.” “Ammesso che esista.” “Io spero che non esista. Si è più soli, ma spero che non esista. Secondo me tutti gli assassini lo sperano, perchè se non c’è il paradiso, allora non c’è neanche l’inferno.”

Un punto però che non è evidente almeno nel racconto ma lo è nel film, e viene ripetuto più di una volta, è il fatto che in ogni situazione c’è sempre più di una scelta, che c’è sempre un altra scelta, questo concetto nel racconto è lievemente sottinteso ma nulla di più.

Un altra differenza piuttosto lieve è in Henry, il ragazzino del racconto a volte sembra preso dall’euforia e diventa inquietante con le sue risate rumorose nei momenti meno opportuni mentre l’Henry del film è più tranquillo e l’attore che lo interpreta ha il tipico viso da bravo ragazzo quindi non sembra così poco comprensibile come nello scritto di King.

Come vi dicevo prima il film è piuttosto fedele al racconto ma alcune parti sono state tagliate, giustamente direi altrimenti sarebbe durato 4 ore, i tagli maggiori sono sopratutto nelle scene che susseguono la parte centrale della vicenda, Henry fa una scelta sconsiderata e nel testo ci sono molti più dettagli di ciò che accade dopo questa scelta mentre nel film questa sequenza di eventi non viene descritta del tutto.

Comunque, alla fine di questa storia traspare un messaggio molto importante (che avrei voluto fosse più approfondito nel racconto) ovvero che c’è sempre un’altra scelta e che tutto ti si può rivoltare contro, inizi desiderando qualcosa e finisci perdendo qualunque cosa compreso ciò che desideravi dopo aver fatto di tutto per ottenerlo.

Nonostante tutto è difficile provare pena per Wilfred, personalmente non l’ho provata.

Vi consiglio sia il film prodotto da Netflix, sia il racconto di King, a meno che voi non abbiate la fobia dei topi certo, ma veli consiglio entrambi, il film non mi ha per nulla delusa anzi, mi ha piacevolmente sorpresa.

In questa vicenda c’è tutto, fantasmi, allucinazioni, topi, drammi amorosi, molte tragedie, insomma è una storia completa.

E’ stata una bella sorpresa questo film, uno punto a te Netflix e Zak Hilditch.

Bene!

Voi avete mai visto 1922? O letto il racconto? No? Vi ho incuriosito?

Noi ci leggiamo prestissimo gente!

 

Elisa

 

 

 

Scrivere di Ciò che Si E’ Letto

Buongiorno, buon lunedì ma soprattutto buon inizio giugno (in ritardo) people!

Finalmente torno sul blog, non vedevo l’ora di poter scrivere questo articolo!

Oggi non parliamo di un libro in particolare, né di nuove uscite letterarie, né di poesia, parliamo però di un argomento sempre legato ai libri, una questione piuttosto importante su cui da qualche mese mi ritrovo a pensare.

Per la serie “parliamone” oggi ci facciamo quattro chiacchiere tranquille per ragionare sulla questione “scrivere di ciò che si è letto”.

Come ai vecchi tempi oggi con un bel bicchiere di té freddo ci mettiamo a parlare di svariati punti, io mi sa che ci vado piano col té però dato che il grande alleato ventilatore mi ha tradita facendomi prendere un raffreddore di quelli potenti, proprio a giugno.

Mi è capitato qualche volta, ma neanche tanto spesso, di entrare in quello che significa essere una bookblogger o una blogger più in generale.

Oggi vorrei soffermarmi su un dilemma che può attanagliare chi scrive di libri ovvero chi recensisce, chi ne parla, chi li racconta, insomma chi gestisce un blog che parla di libri.

Questo dilemma come vi dicevo mi attanagliava da qualche tempo, prima in maniera lieve poi con il passare delle settimane un grande interrogativo è cresciuto in me alimentato da quel dilemma iniziale, l’interrogativo in questione è:

Qual’è il modo migliore per scrivere di un libro che si è letto?

Una risposta a questa domanda (e un ulteriore conferma del fatto che non sono l’unica ad avere dubbi su ciò che scrivo) è arrivata nelle scorse settimane da Chiara del blog IlMioMondoInventato.

Chiara in un articolo racconta appunto quali sono i criteri utilizzati da lei per scrivere le recensioni che porta sul suo blog, io leggendo questo articolo mi sono posta la stessa domanda che si pone Chiara (oltre a quella di prima) “le mie sono buone recensioni?”

Ovviamente a questa seconda domanda io non posso rispondere, non sono io a poterlo dire.

Questo blog è aperto da un anno e mezzo quindi non da varie ere geologiche ma nemmeno da ieri insomma, le mie recensioni sono cambiate dall’inizio e questo penso sia evidente dando un’occhiata a quelle risalenti ai primi tempi, non sono cambiate solo le recensioni, è cambiato il mio stile di scrittura e la mia concezione riguardo al scrivere un buon articolo, o post.

Andando a guardare sul calendario non è passato molto tempo dal primo post ma il mio approccio è cambiato, si è evoluto.

Quindi mi è venuto spontaneo chiedermi quali sono gli ingredienti necessari per scrivere una buona recensione, le recensioni sono importanti per un blog che parla di libri, molto importanti e si cerca di descrivere un quadro a qualcuno che non lo ha ancora visto, oppure l’ha visto e vuole sentire l’opinione di qualcun’altro.

Trovo che una recensione scritta da qualcuno che si segue influenzi, positivamente o negativamente, un possibile lettore di un determinato titolo quindi una recensione ha il suo peso.

Almeno questo è quello che succede a me, mi è capitato ovviamente anche di acquistare e leggere titoli criticati che a me sono piaciuti, quindi bene o male che se ne parli le recensioni hanno una ripercussione secondo me sulla persona che ti segue e le legge.

Per quanto mi riguarda un buon 35% se non di più nelle mie recensioni rappresenta l’opinione personale, un 20% la scrittura o lo stile di scrittura che ritengo piuttosto importante e il resto la storia di per sè, quindi la trama, i fatti narrati e il resto.

La scrittura dipende sempre anche dal gusto personale, per esempio uno stile come quello di Simenon a me non entusiasma, è troppo coinciso e poco esaustivo dal punto di vista delle descrizioni, mi rendo anche conto però che a qualcun’altro una scrittura simile potrebbe piacere quindi l’opinione personale spalleggia l’intera recensione.

E’ un argomento interessante perché tutti (mi rivolgo ai bookblogger) scrivono le proprie recensioni in modo diverso ed è giusto sia così, in questo modo si ha un ritratto dello stesso titolo sotto punti di vista diversi, questo è un bene ma stando a questa considerazione non esiste un prototipo di recensione ideale ogni recensione è personale e ideale a modo suo.

Nelle mie recensioni di solito tendo a citare i punti positivi e negativi di un libro per poi analizzarli, a me sembra un buon modo per strutturare una recensione ma ci sono moltissimi altri modi per parlare di un libro.

Come scrive sempre Chiara la ricerca è molto importante, necessaria per parlare di un libro nel migliore dei modi è sempre utile sapere qualcosa dell’autore, qualche curiosità sulla pubblicazione insomma senza informazione non si può scrivere una buona recensione.

Ogni volta che mi siedo per scrivere una recensione al pc mi viene spontaneo domandarmi “sto facendo un buon lavoro?” e questo interrogativo persiste anche dopo averlo terminato “ho scritto una buona recensione?”, penso sia comune farsi queste domande.

Quando parlo di un libro non faccio mai spoiler, per il discorso di prima ovvero non importa come ne parli di un determinato titolo la persona che legge l’articolo potrà in futuro leggere quel libro quindi ritengo sia meglio non rivelare particolari che devono rimanere nascosti.

Di solito nelle recensioni non descrivo lo svolgimento della storia a causa spoiler appunto e anche perché quello che un potenziale lettore conosce della storia è scritto nella trama quindi io parlo solitamente della scrittura, dei punti salienti della storia (non tutta) senza entrare nei particolari, delle caratteristiche dell’opera, gli argomenti che tratta e ovviamente racconto le mie opinioni personali.

Magari per un lettore che segue determinati bookblogger penso che la cosa migliore da fare sia trovare il blogger che ha i gusti più simili ai suoi, non è la scoperta della’acqua calda quello che sto dicendo ma la ritengo una considerazione maturata nel tempo.

Bene, questo è quello che è emerso dalle mie personali considerazioni sulle recensioni e sui dilemmi legati a queste.

Ci tengo a dire che ognuno sul proprio blog scrive le recensioni come vuole sempre e solo lui (o lei), non voglio assolutamente insinuare il fatto che è meglio scrivere le recensioni in un determinato modo rispetto ad un altro, non fraintendetemi.

In questo articolo voglio solo parlare sinceramente con voi e dirvi un po’ come scrivo personalmente le mie recensioni, su quali criteri mi appoggio e aprire un sereno dibattito su cosa significa scrivere una recensione.

Voi cosa ne pensate? Ditemi la vostra ragazzi, vi aspetto!

A prestissimo!

Elisa

Stranger Things – Dobbiamo Parlarne!

Weiii bentornati!

Oggi, vi avviso, andremo a parlare di un argomento un tantino diverso da quelli che sono abituata a trattare e che voi siete abituati a vedere sul blog.

Tanto ormai su questo blog si parla di tutto ed è bello così, mixiamo argomenti!

Chiariamo subito che come sempre io NON farò spoiler.

Infatti oggi parleremo di una serie tv molto, molto famosa in questo periodo ovvero Stranger Things.

Ve ne avrei dovuto parlare settimane fa oramai ma volevo prendermi tutto il tempo per farmi qualche ricerca sulla serie e farmi la mia vera opinione con il passare del tempo.

Vi dirò come mi sono avvicinata a questa serie tv.

Dunque, in un caldo e noioso pomeriggio domenicale in cui il mio unico hobby era infastidire quel buon compare che abita con me (si parla del mio cane) di nome Adelmo, mi venne l’idea di farmi un giro su Netflix.

Io non sono quel classico tipo di persona che passerebbe tutto il giorno (a anche la notte) a vedere in continuazione serie tv e film, forse una volta lo sono stata ma con il passare del tempo  quella parte di me si è assopita.

Quindi non ho sempre voglia di vedere “cose” nuove, anzi preferisco passare il tempo scrivendo, ascoltando musica o leggendo.

Ma quella domenica addocchiando una nuova serie così interessante e con Winona Ryder (attrice che io amo), mi sono lasciata andare alla visione di questa serie.

Inutile dirvi che mi sono guardata tutte le puntate una dietro all’altra e ora sono già in astinenza.

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Episodi: 8

Stagioni: 1

Ambientazione: anni ’80

Genere: Fantascienza, Soprannaturale

Cast: Winona Ryder, Millie Bobby Brown, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Natalia Dyer, David Harbour, Noah Schnapp, Charlie Heaton e Finn Wolfhard.

Ideata da: Matt e Ross Duffer

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Trama

Il 6 novembre 1983 a Hawkins, una remota e tranquilla cittadina dell’Indiana, il dodicenne Will Byers, membro di un ristretto gruppo di quattro amici fraterni, sparisce in circostanze misteriose; allo stesso tempo in un laboratorio segreto nei dintorni della stessa cittadina un ricercatore è vittima di un’inquietante creatura. Dallo stesso laboratorio Hawkins, una stramba ragazzina approfitta della confusione generata dall’incidente per fuggire. Dopo aver trovato rifugio in un ristorante, inseguita da agenti del laboratorio, continua la sua fuga imbattendosi nei tre migliori amici di Will: Mike, Dustin e Lucas, che si erano messi sulle tracce del fidato compagno svanito nel nulla. La ragazza, che si identifica con il numero tatuato sul suo braccio, “Undici”, crea un legame in particolare con Mike, il quale accetta di nasconderla nella sua abitazione.

Si scoprirà poi che i piani degli agenti del laboratorio sono più subdoli e malefici di quello che si possa pensare.

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Recensione

Sono sicura che almeno qualcuno di voi abbia sentito parlare di questa serie prima di oggi e credo ve ne abbiano parlato in modo positivo.

Se così non è, ne parlo io.

Partiamo subito da uno di quelli che sono (a mio vedere) uno dei punti di forza di questa serie, ovvero il punto di vista e la caratterizzazione dei giovani.

In Stranger Things molti dei personaggi sono ragazzini o adolescenti ed è affascinante vedere in che modo affrontano alcune vicende come la scomparsa di alcuni loro amici ed è interessante vedere come gli adolescenti possano essere davvero cattivi.

L’ambientazione anni ’80 è curata nei minimi dettagli, io non sono cresciuta in quell’epoca però ho potuto vedere film ambientati e creati in quegli anni quando ero piccola e in un certo senso mentre guardavo questa serie mi sentivo sul divano di casa assieme ai miei genitori.

La recitazione è sicuramente un altro punto di forza perché da quello che ho potuto vedere ogni attore è riuscito a caratterizzare il proprio personaggio in modo convincente e fermo.

Uno dei miei personaggi preferiti è stato Hopper (David Harbour) che è il capo della polizia di Hawkins ed è un uomo ferito dentro dalla scomparsa della figlia, ci viene presentato come un “latin lover” vista la sua propensione ad intrattenersi (e ho voluto fare l’elegante) con molte donne.

Un altro dei miei personaggi preferiti è senza dubbio Jonathan (Charlie Heaton) che è il classico ragazzo preso di mira e non accettato perché considerato strano, insomma un outsider è il figlio Joyce (Winona Ryder) e il fratello di Will (Noah Schnapp).

Per quanto riguarda il mio personaggio preferito nella cerchia dei giovinotti molto giovani, ho amato Mike (Finn Wolfhard), anche se mi è piaciuto molto anche Will che a differenza degli altri però si è visto poco nella serie (non vi dirò cosa intendo con poco altrimenti sarebbe spoiler).

Ultimo personaggio preferito Undici (Millie Bobby Brown), adorabile, meravigliosa.

Direi, parlando di personaggi, di chiudere la parentesi con quello che forse mi è piaciuto meno di tutti non per il fatto che fosse poco caratterizzato o mal interpretato semplicemente non mi ha convinto come personaggio forse per il fatto che a volte fa delle scelte poco coerenti, sto parlando di Nancy (Natalia Dyer).

L’attrice è molto brava ma purtroppo il personaggio di Nancy non riesco proprio a farmelo piacere del tutto.

Stiamo parlando di una serie soprannaturale quindi, sempre senza fare spoiler, ci ritroveremo a vedere degli effetti ad un certo punto.

Questi effetti non hanno niente a che fare con quelli che conosciamo oggi, sono vecchio stampo, sono quegli effetti che riguardandoli oggi ti rendi conto di quanti progressi sono stati fatti in questo campo.

E’ una serie che io invito tutti a guardare, anche se non siete fan del genere fantascientifico o soprannaturale, perché trovo che una serie così non si possa catalogare sotto determinati generi.

Io guardando tutti gli episodi ho visto davvero molto, ci sono storie d’amore, ci sono rapporti d’infanzia molto affascinanti, ci sono rapporti genitori/figli, note di nostalgia e sopratutto sempre tanti colpi di scena e un crescente desiderio nello spettatore di vedere sempre altro senza fermarsi.

Su Stranger Things ci sarebbero da dire così tante cose ma ahimè rischierei di spoilerare tutti gli otto episodi, quindi non entrerò nel dettaglio.

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Quello che vi posso dire però è che non tutti gli eventi accaduti nella prima stagione sono stati chiari quindi spero che nella seconda stagione questi eventi “senza risposta” si chiariscano.

Sto parlando ad esempio del personaggio di Barb (personaggio adorabile) o della vicenda Nancy, Jonathan e Steve.

Parliamo un attimo dell’aspetto musicale, ci sono ovviamente tracce appartenenti agli ’80 e una delle tracce più citate è Should I Stay Or Should I Go dei The Clash (una delle mie canzoni preferite tra l’altro).

Insomma una serie imperdibile per gli amanti degli anni ’80 e delle classiche atmosfere Sci-fi anche se io sinceramente la consiglio veramente a tutti, che siate giovani o adulti non importa.

Voto (prima stagione):

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Guarderò senz’altro la seconda stagione, anzi sono in trepidante attesa e non vedo l’ora di gustarmela.

Detto ciò, correte a guardarla e noi ci leggiamo presto gente!

Rimanete connessi perché sta per arrivare una grande, grande, grande novità qui!!

A presto!

Elisa

Le Signorine di Concarneau – Georges Simenon

Hello!

Dunque, oggi sono qui con un altra recensione, bello vero?

Sapete quando vi ho detto che assieme alla Melodia di Vienna avrei potuto anche inserire un altro titolo? L’ho fatto.

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Editore: Adelphi (Anche se la sottoscritta l’ha letto in quest’altra edizione, acquistata in edicola con il Corriere della Sera)

Pagine: 132

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): Ed. Adelphi € 16,00 

Prezzo e-book: € 9,99

Anno della Prima Pubblicazione: 1936

Link all’acquisto: QUI

Trama

Jules Guérec – quarant’anni, celibe, proprietario di due pescherecci – è sempre vissuto nella cittadina bretone in cui è nato, nella casa adiacente all’emporio che la sua famiglia gestisce da generazioni, nello stesso odore “di catrame, cordami, caffè, cannella e acquavite”, insieme alle due sorelle rimaste nubili, che lo accudiscono con una sollecitudine benigna, occhiuta e possessiva. A loro Guérec deve rendere conto di come spende ogni centesimo. Persino quando gli capita di andare a Quimper, e di non resistere alla tentazione di tornare in quella certa strada dove un paio di signore “arrivate da Parigi” passeggiano “gettando agli uomini sguardi provocanti”, il pensiero di come farà a giustificare i cinquanta franchi mancanti gli rovina il piacere. Sono loro, le sorelle, a sorvegliare tutto, a provvedere a tutto. Anche quella volta che lui, da giovanotto, ha messa incinta una ragazza, è stata Celine – che delle due è la più penetrante e la più spiccia, e che afferma di conoscere il fratello come fosse un figlio suo – a prendere in mano la situazione. Una notte, però, Guérec, senza quasi accorgersene, sarà la causa di un evento tragico, le cui paradossali conseguenze potrebbero forse spingerlo a uscire dal bozzolo soffocante, ma anche tiepido e rassicurante, dei legami familiari.

“Certa gente nasce sotto una cattiva stella…”

Recensione

Ho terminato questo libro negli scorsi giorni e come sempre (più o meno) tendo a riflettere su un libro prima di parlarvene, cerco di ponderare su certi ragionamenti e sopratutto cerco di capire se un libro mi è piaciuto oppure no.

Con questo ho qualche difficoltà, perché non mi è piaciuto però non è neppure un libro illeggibile.

Premetto che stiamo parlando di Simenon, quindi non è il primo tizio che passa per la strada, giusto?

Ho letto in passato qualcosa di questo autore del XX secolo ovviamente tra i centinaia di scritti prodotti da quest’ultimo può essercene magari qualcuno non validissimo e per me questo titolo non è valido come altri suoi titoli.

Ci tengo a sottolineare che questi sono miei semplici pareri e che a differenza di quello che potrebbe sembrare apprezzo molto Simenon.

Partiamo dai punti positivi per me di questo scritto:

  • Il libro scorre piacevolmente e ti invoglia a proseguire la lettura, incuriosendo il lettore per via delle varie situazioni in cui il personaggio si caccerà.
  • Il linguaggio è tutto sommato semplice e diretto e questo facilita la lettura in ogni momento.

Passiamo ai punti negativi:

  • Succedono alcuni fatti gravi all’interno del libro, fatti che non posso raccontarvi altrimenti vi spoilererei tutto il libro, però sono fatti di una certa gravità e io ho avvertito una certa superficialità nel trattarli. Alcuni avvenimenti andavano, secondo me, analizzati il modo migliore di quello adoperato dall’autore.
  • Il personaggio principale, Jules, l’ho trovato profondamente immaturo. Se l’autore non avesse detto che quest’uomo aveva 40 anni io sarei andata avanti per tutto il libro con la ferma convinzione che di anni ne avesse 16.
  • Sento come se questo libro non mi avesse lasciato nulla, uno spunto di riflessione, un ricordo, nulla. E’ stata una lettura per me con poco gusto.

Forse ci sono aspetti nascosti che io non sono riuscita a carpire ma da quello che emerge dopo la lettura mi è sembrato un libro con dei personaggi conservatori e rintanati dalla nascita nello stesso luogo che per colpa dell’immagine che si andrà formando di loro alla gente saranno costretti a prendere decisioni drastiche.

Forse l’unico spunto che io riesco a trarre è questo, che a questi personaggi importa talmente tanto dell’opinione altrui da rischiare persino di lasciare tutto che avevano precedentemente costruito.

Io mi trovo seriamente in difficoltà con questo libro perché ad un certo punto ti prende talmente tanto da proseguire la lettura con una certa frenesia, però al termine io non ho provato assolutamente nulla.

Non mi lascia né un ricordo bello né uno brutto, semplicemente una lettura senza una gran spina dorsale.

Le descrizioni sono apprezzabili, si usa del gergo peschereccio per il fatto che il protagonista assieme alle sorelle vive in questo paesino marittimo in cui la pesca è l’attività ufficiale, quindi interessante sotto questo punto di vista perché si può scoprire una terminologia che magari prima era poco conosciuta.

Però tutto sommato io non riesco a farmelo piacere questo libro, nonostante il rispetto che nutro per Simenon.

Voto:

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Due stelline, come ho detto il linguaggio è scorrevole e incuriosisce quindi si legge velocemente, però al termine ripensando a quello che avevo letto mi sono detta “ah, ok, va bene”, con una certa indifferenza.

Non so cosa è andato storto.

E questa non è una buona cosa.

Ovviamente se il libro vi è piaciuto non offendetevi, questa è una mia semplice opinione.

Bene!

E voi? Avete letto quest libro? Vi è piaciuto? Sì? Paliamone, confrontiamoci!

A presto!

Elisa

In My Mailbox #3 Marzo

Ehilà compari!

Marzo è terminato da poco, quindi è arrivato il momento di chiudere in bellezza questo capitolo composto da 31 giorni parlando degli acquisti libreschi che hanno costellato questo mese.

Questo mese l’ho trovato infinito, infatti la mia mente fatica ancora a capire che siamo ad Aprile…

Gli acquisti sono stati tanti anche questo mese ma in mia difesa posso dire che qui, dalle mie parti c’è stato un piccolo mercatino libresco da prezzi molto bassi, anche perchè i libri erano nuovi, quindi potete capire che questa è stata la mia rovina finanziaria…

Detto ciò, iniziamo!

 

Iniziamo parlando dell’ultimo libro, che ho comprato proprio qualche giorno fa.

Let’s go!

La voce Invisibile del Vento – Clara Sanchez

Ho già capito che piano piano io arriverò a possedere tutti i libri di questa autrice, perché generalmente mi piacciono sempre le sue trame e il suo stile.

Non ho guardato molte recensioni prima di acquistare questo libro, sono andata un po’ alla cieca facendomi catturare da quelle brevi frasi in copertina:

 Conosci la voce del silenzio?
Ti fidi del buio?
Ti fidi di te stesso?
Devi trovare una risposta,
 o sarà troppo tardi.       

Mi fido abbastanza di questa autrice e sono molto curiosa di addentrarmi fra le pagine di questo libro.

Nel Mio Paese è Successo un Fatto Strano – Andrea Vitali

Stesso discorso della fiducia vale per questo autore, mi fido abbastanza di Andrea Vitali e ho un ricordo affettuoso di Pianoforte Vendesi, che lessi quando ero piuttosto piccola in un giorno in cui girovagando per la casa trovai questo libricino in uno scaffale.

Questo libro è indicato solitamente per bambini (dai 9 agli 11 anni) ma la trama è davvero interessante e non m’importa se è destinato ad un pubblico molto giovane perché spero sarà un lettura piacevole.

In breve, parla di infrangere la routine, infatti in questo paesino in cui succedono sempre le stesse cose un giorno si alza una fitta nebbia che ricopre tutto e cambia ogni cosa, come si fa a far ritornare tutto come prima ?

I Resti di Lei – Neil Cross

Qui si inaugura la serie “libri thriller poco conosciuti potenzialmente brutti ma non importa perché sono una drogata del genere“.

Esatto, perché al momento dell’acquisto non sapevo nulla di questo libro e guardando in giro ho visto che tutto sommato le valutazioni per questo libro non sono pessime ma non sono nemmeno eccellenti.

Ma da appassionata non mi interessa perché l’importante per me è leggere qualcosa che si avvicini anche lontanamente a qualcosa di simile al giallo o thriller.

Questo libro l’ho acquistato nel mercatino di cui vi ho parlato all’inizio per pochi euro e visto che la trama mi ispirava mi sono buttata.

Parla di un giovane uomo che scopre di avere poche settimane di vita e decide di “regolare” i conti con alcune persone della sua vita a costo di innescare una catena di morte.

La Casa sul Fiume – Penny Hancock

Stessa serie del libro qui sopra, acquistato sempre in questo mercatino e sempre poco conosciuto.

Anche in questo caso mi ha attratto molto la trama e devo che il titolo attira parecchio a mio modesto parere.

Parla di questa donna che in preda all’ossessione fa di tutto per tenere “prigioniero” un ragazzo di 15 anni amico del figlio, che era entrato solo per dare un occhiata a un vecchio disco in vinile ma da quella casa sul fiume in riva al Tamigi non uscirà più.

La Rabbia e L’orgoglio – Oriana Fallaci

Tempo fa ho tentato un timido approccio con gli scritti di Oriana Fallaci ma devo ammettere che il modo in cui certi temi vengono trattati nei suoi libri mi ha sempre colpita e reputo che le sue opere ogni volta che vengono lette necessitino di un’ attenzione e di una concentrazione che non sempre possiedo, però ho deciso di “studiare” meglio i suoi scritti.

Ragion per cui ho acquistato la Rabbia e L’orgoglio, libro in cui la Fallaci parla di terrorismo islamico del suo isolamento e delle sue scelte.

Una lettura che sicuramente lascerà un segno.

L’Usignolo – Kristin Hannah

E parlando di letture che lasceranno il segno passiamo a questo libro.

Scritto che sta riscuotendo un buonissimo successo ultimamente, ottime recensioni, formidabile passaparola, insomma un libro doloroso e profondo.

Doloroso perchè si parla di amore e di guerra (tema che personalmente mi fa soffrire sempre molto), precisamente della seconda guerra mondiale in Francia.

Libro molto celebrato che non vedo l’ora di leggere.

Shakespeare non l’ha Mai Fatto – Charles Bukowski

Ho un rapporto un tantino conflittuale con Bukowski, alcune volte apprezzo la sua scrittura schietta ma altre volte invece non mi soddisfa appieno.

Questo libro è un diario di viaggio attraverso l’Europa, precisamente Parigi e Nizza.

Viaggio che Bukowski assieme alla sua compagna ha intrapreso, scritto nel 1979.

Volevo leggere qualcosa di suo in questo periodo e Shakespeare Non l’ha Mai Fatto mi è sembrato perfetto quando l’ho addocchiato in libreria, sì questo l’ho acquistato in libreria in una delle mie missioni di suicidio monetario in questi luoghi.

D’amore si Muore Ma Io No – Guido Catalano

«Avevo un bel vestito?»
«Sì, blu e rosso corto, un sacco primaverile.»
«C’era il sole?»
«C’eravamo tu, io e il sole.»
«Hai fatto bene a cercarmi.»
«Sei stata brava a farti trovare.»

Questo libro ha riscosso un buon successo e guardandolo schizzare ai primi posti delle classifiche la mia anima da personcina che va controcorrente ha storto un tantino il naso, perchè ho una repulsione per fenomeni letterari e simili.

Ma sempre nella spedizione in libreria ho avuto modo di toccare con mano questo libro, ho letto qualche pagina, l’ho tenuto fra le manine e mi è piaciuto molto ed ora devo ammettere di provare molta simpatia per questo libro.

Ho avuto modo anche di guardare un’intervista fatta all’autore (personaggio interessante e particolarmente simpatico che si autodefinisce l’ultimo dei poeti) e la mia simpatia è cresciuta.

Così quel giorno di inizio marzo è uscito dalla libreria assieme a me e non vedo l’ora di leggerlo.

Cosmopolis – Don DeLillo

Devo farvi presente la mia caprina ignoranza su questo autore, perché ricordo di aver letto solamente molto tempo fa un pezzetto di Rumore Bianco senza mai addentarmi nelle sue opere più di tanto, mi vergogno molto, così ho deciso di rimediare.

Cosmopolis parla di questo giovane miliardario che noi seguiamo attraverso il viaggio di un giorno in cui questi va incontro al suo destino e noi guardiamo il suo incontro con gli uomini e delle donne della sua vita attraverso diversi scenari.

Mi è sembrato il libro giusto con cui iniziare ad avvicinarmi a Don DeLillo, dico iniziare perchè di Rumore Bianco non è che abbia letto molto.

Bene!

Gente per oggi credo di avervi detto tutto, vi ho informato un po dei miei ultimi acquisti e spero di avervi tenuto compagnia.

E voi? Cosa avete acquistato di bello questo mese? Avete fatto anche voi come me una spedizione suicida in libreria?

A presto!!

Elisa

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Abbiamo Sempre Vissuto nel Castello – Shirley Jackson

Buonasera compagni!

Tutto bene? Con queste influenze in giro è facile ammalarsi in questo periodo, infatti come se l’avessi urlato ieri sera la febbre mi ha fatto visita e non vuole ancora lasciarmi in pace, anche se nelle ultime ore quest’ultima è stata più clemente con me.

Detto ciò, iniziamo con questa recensione finalmente perchè c’è molto da dire!

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Editore: Adelphi

Pagine: 182

Prezzo di Copertina: € 18,00

Anno della Prima Pubblicazione: 1962

Link all’acquisto: QUI

Trama 

A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce“; con questa dedica si apre “L’incendiaria” di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l’Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i “brividi silenziosi e cumulativi” che – per usare le parole di un’ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo “La lotteria“. Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male – un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai ‘cattivi’, ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

Merricat”, disse Connie, “tè e biscotti: presto, vieni”
“Fossi matta, sorellina, se ci vengo m’avveleni”
“Merricat”, disse Connie, “non è ora di dormire?”
“In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire

Recensione

Dunque, inizio con il dire che per quanto possa essermi piaciuto questo libro ritengo che il prezzo di copertina sia davvero eccessivo, per 182 pagine 18,00 € sono davvero troppi, io ero riuscita a reperirlo usato ma se fossi stata costretta a comprarlo a prezzo pieno probabilmente non l’avrei fatto.

Shirley Jackson è stata una scrittrice ed una giornalista americana e, come accennato nella trama qui sopra, autori come Stephen King, Nigel Kneale e Richard Matheson dicono si essersi ispirati a lei.

Inizio con il dire che leggendo pagina dopo pagina mi sono resa conto che quando si descrive questo libro per classificarlo in un genere si usa il termine “Horror” ma io devo ammettere di non trovarmi del tutto d’accordo con questo termine.

Per descrivere questo libro userei il termine “Thriller Psicologico“, perché è la stessa mente della protagonista che ci inquieta durante la lettura e ci fa ragionare su certi concetti che a prima vista sembrano innocenti.

Mary Katherine nelle prime pagine risulta un personaggio più o meno normale e si prova anche un po’ di pena per lei, visto il modo in cui viene trattata dai cittadini del paese, ma alla si rivelerà instabile e inquietante forse più della sorella.

Il fattore che mi stupisce più di tutti è che nonostante la pazzia mentale di queste sorelle, personalmente dopo aver chiuso il libro ho continuato a “tifare” per loro, ho continuato a credere che i veri personaggi malvagi fossero i cittadini e il cugino.

Ho sospettato solo per poche pagine di loro, ma dopo quel sentimento di compassione e pietà è tornato come se nonostante tutto loro fossero ancora le vittime.

La stile di scrittura è davvero singolare perchè ogni parola è messa in modo da aumentare la sensazione di inquietudine e la cappa cupa di questa storia.

Il personaggio di Charles all’inizio è una specie di “salvatore” perché fa pensare al lettore che finalmente è arrivato qualcuno in grado di rompere e destabilizzare la situazione di routine, ma alla fine si rivela solo un essere materialista e perfido.

Direi che ci si focalizza molto più sui personaggi che sugli avvenimenti, vista la particolarità di questi.

Il membro della famiglia più inquietante però rimane Mary Katherine, che tormenta davvero il lettore perché da una parte fa provare dolcezza vista la sua giovane età e la ingenuità ma dall’altra appunto è talmente inquietante da far venire la pelle d’oca.

In questo libro non si rimane stupiti per quello che accade almeno all’inizio, ma per quello che sentiamo e avvertiamo in questo ambiente che risulta pesante, nebuloso, poco chiaro e molto cupo.

Altri personaggi paurosi sono i cittadini di questo paesino che sono davvero pregni di una cattiveria e di quello che nella trama è descritto come Il Male assieme ad un mix di invidia e perfidia.

Insomma tirando le conclusioni, vi consiglio vivamente la lettura di questo libro se vi piacciono le turbe provocate da letture psicologiche che vi tormentano.

Ma vi avverto, siate pronti a farvi mille domande senza mai trovare una risposta.

Voto: 29116454-Classificazione-con-mezza-stella-incremento-Archivio-Fotografico (2)

Eh sì, quattro stelle!

Mi è piaciuto molto, se non si fosse ancora capito…

Come al solito sono stata attenta a non fare spoiler, spero di avercela fatta.

E voi ragazzi? Avete mai letto questo libro? Vi è piaciuto? No? Perché?

A prestissimo gente!

Elisa

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14,000 Cose Per Cui Essere Felici – 14,000 things to be happy about – Parliamone!

Ehilà ciurma come state?

In questi giorni mi sono un pochettino chiusa nelle mie letture, senza aggiornare nessun sito o social o altro… Brava Elisa!

Questo sarà un articolo un tantino diverso dal solito, come avrete letto dal titolo non sarà una recensione ma bensì un Parliamone, ovvero un tipo di articolo in cui vi parlerò di un libro che mi incuriosisce molto e che ho acquistato da poco (quindi che non ho ancora letto ma solo scuriosato…).

Vi voglio parlare di questo libro anche perché ha per me una storia curiosa e ho intenzione di leggerlo a breve, ma non so di preciso se tornerò a parlarvene in futuro nella recensione perché è un libro… particolare diciamo.

Comunque ora di parlare a vanvera e inizio magari… Andiamo!

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Eccolo qui!

14,000 things to be happy about di Ann Kipfer, è come evincere dal titolo un libro in lingua originale, che non è stato ad oggi tradotto in italiano.

Se con l’inglese ve la cavate bene, con tutta probabilità non avrete nessun tipo di difficoltà perchè (per quello che ho potuto vedere) il linguaggio che si usa è nel complesso decifrabile per una persona che possiede quantomeno un livello medio di padronanza della lingua.

Quindi, non è il primo libro che leggo in lingua, con l’inglese me la sono sempre cavata bene quindi spero di avere problemi.

Questo libro ha in tutto 609 pagine, ma il formato della pagina non è molto ampio, diciamo formato “tascabile” da portare sempre con se in borsa o altro…

*Il libro contiene anche piccolissime illustrazioni in bianco e nero all’interno.

Per questo libro non avuto grandi difficoltà per quanto riguarda la reperibilità, avendolo acquistato la scorsa settimana su Amazon (al prezzo di € 8, 76 anche se controllando ora il prezzo è sceso a € 7, 19… non so perché…).

Insomma il libro si presenta come una specie di “elenco” di piccole cose come per esempio:

i pancakes con la frutta fresca

i raggi del sole

le palle da golf personalizzate

suonare e ballare la musica da vacanza

l’insegna di Hollywood

Ecc. ecc. con altre 13,995 ragioni per essere felici.

Insomma piccole cose che però ci rendono per qualche secondo felici.

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<-    Le pagine sono fatte in questo modo

Come ho scoperto questo libricino?

Siamo arrivati al momento flashback di questo articolo, tempo fa stavo girovagando su We Heart It, un applicazione direi molto popolare in cui si possono salvare immagini creare collezioni ecc. fin quando scrivendo Book sulla barra di ricerca mi sono venute fuori immagini appunto di libri (la maggior parte delle immagini su questa app/sito sono provenienti dall’America presumo…), perchè le immagini di libri sono un mio feticcio, lo so è grave, e in molte di queste immagini compariva questo libro.

Così sono stata subito attratta sia per il titolo che per in generale il contenuto e l’ho subito cercato su Amazon, io adoro i libri di questo tipo.

Immagini come queste per intenderci…

Quindi, brevemente, volevo parlarvi di questo libro perché l’ho iniziato proprio oggi, anche se è da leggere in pillole, e sento che mi terrà compagnia per molto tempo.

Ve ne ho parlato anche perchè spero possa incuriosirvi tanto quanto ha incuriosito me e ho preferito parlarvene in un articolo come questo piuttosto che in una recensione per il tipo di libro appunto.

E’ il classico libro che ogni giorno ti solleva il morale secondo me.

A voi incuriosisce? Conoscevate già questo libro (anche perchè in America è molto famoso) oppure no?

A prestissimo ciurma!!!!

Elisa

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News Letterarie #2

Ehilà amici, come state??

In questo venerdì che apre le porte ad un nuovo week end ancora da scoprire torna l’appuntamento con la rubrica News Letterarie.

Siete emozionati? Oggi parleremo di ben quattro titoli fra i tanti che usciranno prossimamente, come sempre ho selezionato i titoli che mi hanno incuriosita e stuzzicata maggiormente.

Bene ciurma, iniziamo!!

 

Il primo libro di cui vi parlo oggi è La Prima Volta Per Sempre di Sarah Morgan

Romanzi Rosa

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Questo libro sarà disponibile precisamente dal 9 Febbraio.

Edito dalla HarperCollins Italia per un prezzo di copertina di € 14,90.

Trama

È un’estate di prime volte per Emily Donovan. Nel momento in cui mette piede sul traghetto che la porterà a Puffin Island insieme alla nipotina di cui ora si deve prendere cura, le è ben chiaro in mente che niente sarà più come prima e che la sua vita sta per cambiare drasticamente. Come potrà tenere al sicuro una creatura così fragile e indifesa come la piccola Lizzy? E come riuscirà a convivere con il panico irrazionale che l’assale di fronte all’oceano su un lembo di terra che ne è completamente circondato? Eppure, inspiegabilmente, l’isola comincia a operare la sua magia ed Emily, respiro dopo respiro, riscopre sicurezza, fiducia e serenità. E un uomo che le fa battere forte il cuore. A Ryan Cooper basta un solo sguardo per capire che la nuova arrivata nasconde più di un segreto in quegli occhi bellissimi e guardinghi, e meno ancora per riconoscere che l’alchimia tra lui ed Emily è fortissima. E pericolosa. Eppure il carismatico proprietario del locale yacht club sa di non avere scelta. Negare l’attrazione tra di loro è solo una perdita di tempo. Meglio abbandonarsi alla corrente di desiderio e vedere dove li porterà.

Questa autrice probabilmente alcuni di voi la ricorderanno per Accade a Natale, libro uscito il 17 novembre dello scorso anno, che hai tempi aveva riscosso tutto sommato un buon riscontro da parte del pubblico.

La prima volta per sempre è appartiene al genere Romanzi Rosa, quindi per tutti gli appassionati/e del genere a mio parere potrebbe rivelarsi una lettura piacevole e intrigante, vedremo!!

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Passiamo al secondo titolo di oggi!

Adesso di Chiara Gamberale.

Narrativa Contemporanea

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Questo libro comparirà negli store e sugli scaffali delle librerie, a partire dall’ 11 di Febbraio.

Edito dalla casa editrice Feltrinelli, a prezzo di copertina di € 16,00.

Trama

Esiste un momento nella vita di ognuno di noi dopo il quale niente sarà più come prima: quel momento è adesso. Arriva quando ci innamoriamo, come si innamorano Lidia e Pietro. Sempre in cerca di emozioni forti lei, introverso e prigioniero del passato lui: si incontrano. Rinunciando a ogni certezza, si fermano, anche se affidarsi alla vita ha già tradito entrambi, ma chissà, forse proprio per questo, finalmente, adesso… E allora Lidia che ne farà della sua ansia di fuga? E di Lorenzo, il suo “amoreterno”, a cui la lega ancora qualcosa di ostinato? Pietro come potrà accedere allo stupore, se non affronterà un trauma che, anno dopo anno, si è abituato a dimenticare? Chiara Gamberale stavolta raccoglie la scommessa più alta: raccontare l’innamoramento dall’interno. Cercare parole per l’attrazione, per il sesso, per la battaglia continua tra le nostre ferite e le nostre speranze, fino a interrogarsi sul mistero a cui tutto questo ci chiama. Grazie a una voce a tratti sognante e a tratti chirurgica, ci troviamo a tu per tu con gli slanci, le resistenze, gli errori di Lidia e Pietro e con i nostri, per poi calarci in quel punto “sotto le costole, all’altezza della pancia” dove è possibile accada quello a cui tutti aspiriamo ma che tutti spaventa: cambiare. Mentre attorno ai due protagonisti una giostra di personaggi tragicomici mette in scena l’affanno di chi invece, anziché fermarsi, continua a rincorrere gli altri per fuggire da se stesso

Chiara Gamberale oramai la conoscono un po’ tutti insomma, per opere come Per Dieci Minuti, Avrò Cura Di Te e molte altre…

Autrice che ha collaborato anche con altri nomi del panorama letterario italiano, quali Massimo Gramellini o Lorenzo Marone.

Questo nuova uscita si prospetta molto interessante e piena di amore e conflitti personali, insomma una lettura da fare assolutamente.

Forse chissà raggiungerà la stessa popolarità delle altre sue opere, ma tempo al tempo, vedremo gente!

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Passiamo al terzo titolo!

Finalmente passiamo alla categoria

Gialli e Thriller

Il titolo in questione di cui andrò a parlarvi è La Scelta di Sigmund di Carlo A. Martigli.

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Questo librò sarà disponibile dal 23 Febbraio.

Edito dalla Mondadori, per un prezzo totale di copertina di € 19,00.

(Che a mio parere, per 250 pagine è forse un pochettino eccessivo cara Mondadori eh…)

Trama

Roma 1903: la morte di una guardia svizzera e di una giovane cameriera scuote il Vaticano. Il papa Leone XIII decide che per risolvere il mistero è necessaria la consulenza di un giovane medico viennese esperto nell’indagare la mente: Sigmund Freud. Il suo compito sarà individuare l’individuo che sta dietro alla tragica morte dei giovani. Non per assicurarlo alla giustizia, però, perché uno scandalo metterebbe a repentaglio la missione della Chiesa. E in fondo, pensa il papa, il colpevole riceverà l’adeguata punizione nell’aldilà. Il risultato dell’indagine servirà a impedire che, alla morte ormai prossima di Leone, il soglio di Pietro venga occupato da un empio, da un assassino. E Freud potrà contare sull’assistenza della bellissima cameriera Maria e di un giovane seminarista dal cuore puro, un certo Giuseppe Angelo Roncalli.

Avete capito bene, ci sono in questo libro personaggi molto importanti e reali.

Di solito questi esperimenti sono molto delicati e non sempre funzionano, perché basta poco per sbagliare tutto e rendere un opera al limite del ridicolo.

Ci sono pareri contrastanti su Martigli, alcuni lo considerano un autore molto valido, mentre per alcuni potrebbe anche sparire dal panorama letterario e non cambierebbe nulla.

Questo autore ha pubblicato in passato opere come L’Eretico e 999. L’ultimo Custode.

Voi cosa ne pensate? Avete mai letto qualcosa di questo autore?

Questo libro mi incuriosisce ma allo stesso tempo respinge la mia curiosità, sono combattuta *ahimè*, infatti ero dubbiosa sull’inserire questa uscita nelle News Letterarie ma alla fine ho scelto di farlo.

Senza averlo letto non posso ovviamente dare un giudizio e partire con dei preconcetti quindi aspettiamo che esca, poi vedremo!

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Ultimo testo di cui andremo a parlare oggi!

Il Dono del Lupo di Anne Rice.

Horror/Fantasy

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Disponibile dall’ 11 Febbraio ed edito dalla Longanesi a prezzo totale di € 19,90, Il Dono del Lupo è il primo romanzo di una saga che ad oggi conta due libri ed una novella.

Trama

Reuben Golding, un giovane giornalista alle prime armi, viene chiamato in una villa isolata su un promontorio a picco sul Pacifico dall’enigmatica e misteriosa proprietaria della casa. Lo scopo dell’invito sarebbe raccontare la storia dell’antica casa, e potrebbe uscirne un pezzo interessante per dare finalmente una svolta alla sua carriera. Ma forse non è così semplice. Che cosa vuole la donna da lui? Sicuramente una notte di passione, al termine della quale qualcuno – un uomo? un animale? – dal buio assale il ragazzo. Questa aggressione, apparentemente senza gravi conseguenze, mette in moto in lui una profonda trasformazione e lo introduce a un mondo nuovo e misterioso, nel quale Reuben possiede una doppia natura umana e ferina e ne è perfettamente cosciente. Ma questo pone altri interrogativi… Chi lo ha trasformato così? Qual è la sua vera natura? E soprattutto, esistono altri come lui nel mondo?

Anne Rice è considerata una rivoluzionaria nel panorama della letteratura sui vampiri e ora sembra volersi dedicare anche al mondo della mitologia del lupo o licantropo.

Anne Rice è conosciuta per varie saghe come quella Delle Streghe Mayfair, Le Cronache dei Vampiri e anche per opere singole.

Insomma è una veterana del panorama fantasy conosciuta da molti.

Come ho detto precedentemente, questo libro (ovvero Il dono del Lupo), è il primo romanzo di una saga che per ora può essere chiamata una duologia.

Se siete appassionati di questo genere e dei fan sfegatati della Rice, tenetevi pronti all’ 11 gente!

Bene!!

Spero che questi libri vi abbiamo incuriosito tanto quanto hanno incuriosito me!

Ditemi cosa ne pensate mi raccomando! Avete intenzione di leggere qualcuno di questi? Non vedete l’ora di ritrovare un uscita sullo scaffale? Ditemi!

A presto ciurma!

Elisa

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Le Notti Bianche di Fëdor Dostoevskij

Buongiorno!!

Come state miei zuccherini colorati?

Oggi voglio parlarvi di un opera immortale, ovvero Le Notti Bianche, libro che tutti almeno una volta nella vita abbiamo sentito o letto.

Che dire… Iniziamo!

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Editore: Mursia

Pagine: 136

Prezzo di Copertina: € 2, 98

Link all’acquisto: QUI

Sognando creo interi romanzi.

Trama

Sullo sfondo della Pietroburgo delle notti bianche, deserta e irreale, un impiegato, un «sognatore», incontra casualmente su uno dei ponti della città Nastjen’ka. La giovane gli apre il suo cuore in un dialogo che dura quattro notti e che li porterà a cullarsi nel sogno di una vita insieme. Sino al fatidico mattino.

Recensione

Partendo dal presupposto che personalmente provo molto rispetto e ammirazione per Dostoevskij, insieme all’amore per la sua scrittura, cercherò di parlarvi di quest’opera singolarmente senza basarmi su altre mie considerazioni.

Come avrete notato, diversamente dal modo in cui imposto solitamente le recensioni, stavolta non ho scritto nulla a fianco della copertina perché quest’opera si può trovare in molte edizioni differenti e in prezzi differenti quindi la scelta è ampia.

Ho riletto questo libricino qualche settimana fa per la seconda volta.

In quest’opera si toccano emozioni e argomenti molto delicati a mio parere ovvero la capacità di essere sognatori a tutti gli effetti e l’amore non ricambiato (del tutto almeno).

La scrittura di Dostoevskij non penso possa piacere a tutti ma è normale, è una scrittura articolata e a tratti complessa.

In questo libro il sentimento che trabocca da ogni piccola frase è in assoluto il profondo desiderio e la profonda attitudine nel sognare ad occhi aperti.

Sembra quasi magico in modo in cui ognuno di noi può ritrovarsi catapultato nella Pietroburgo di un tempo e poter immaginare assieme al protagonista migliaia di scenari e situazioni diversi.

E’ un libro che per 136 pagine ti fa staccare completamente il cervello, trascinandoti in universi nuovi senza che tu te ne renda conto e quando sarai tornato nel tuo di universo, guardando il libricino che avrai tra le mani rimarrai stupito di scoprire che in realtà non te ne eri mai andato.

E’ una magica lettura che consiglio a tutti di cuore, anche alle persone che solitamente non sognano ad occhi aperti o a cui piace stare con i piedi per terra perchè questo libro vi trascinerà comunque.

C’è anche il discorso amore non ricambiato come ho detto prima che si impossessa dello scenario suggestivo dalla metà del libro più o meno.

E’ un argomento che lascia un po’ di amaro in bocca e di sincera tristezza.

In conclusione, quest’opera mi ha dato molto e sicuramente a breve tornerò a ficcanasare tra le sue pagine.

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Bene ciurma!!

E voi? Avete mai letto quest’opera? Vi è piaciuta? Anche voi siete affascinati da Dostoevskij?

(Io sono peggio di una ragazzina certe volte quando si parla di questo autore eh eh…lo so..)

A presto gente!!!

Elisa

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