La Boutique del Mistero – Dino Buzzati

Buona Epifania ragazzi/e e finalmente ben tornati/e sul blog!

Ahhh che gioia essere tornata, le feste sono finite, o meglio finiscono oggi, ed è ora di ripartire con quinta anche.

Come sono state queste feste? Vi siete divertiti/e? Vi siete riposati/e? Spero davvero di sì!

Con il ritorno alla normalità come avrete notato la grafica del blog si allontanata dal Natale, ogni anno dopo la fine delle feste natalizie ci tengo a tornare con una nuova grafica perché dato che andiamo incontro ad un anno nuovo è giusto un po’ di rinnovamento!

Comunque iniziamo questo nuovo anno con una recensione, nello specifico la recensione de “La Boutique del Mistero” di Dino Buzzati, libro in lettura nel mese di dicembre sul gdl LiberTiAmo.

Ripartiamo people!

41+95fgh+ql._sx320_bo1,204,203,200_

La Boutique del Mistero – Dino Buzzati

Casa Editrice: Mondadori

Genere: Raccolta di Racconti

Pagine: 208

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prezzo ebook: € 7,99

Anno di Pubblicazione: 1968

Link all’Acquisto: QUI

 

Trama

Trentuno racconti, scelti e ordinati da Dino Buzzati «nella speranza di far conoscere il meglio di quanto ho scritto», compongono questa raccolta. Racconti (celeberrimi “Il colombre”, “I sette messaggeri”, “Sette piani”, “Il mantello”) in cui allegorie inquietanti, spunti surreali, invenzioni fantastiche coesistono con dati di cronaca, o presunti tali, che sembrano rimandare a possibili realtà metafisiche. Il racconto è infatti per Buzzati un momento di indagine profonda ed emozionante in un’atmosfera magica: poche volte, nella letteratura italiana, uno scrittore ha esplorato così a fondo il mistero che circonda l’uomo, le debolezze e i paradossi che lo caratterizzano, la sua solitudine, le sue esperienze.

“Io uomo fatto, lui appena adolescente.
Ma una sera all’improvviso, in solitudine all’insaputa della intera umanità, con una matita in mano, egli scrisse alcune righe, e subito cominciò a staccarsi da terra.
Volava un po’ sghembo, librandosi simile a falco giovanetto sopra le case e gli alberi, entrava e usciva dalle grandi nuvole bianche del cielo, si sentiva a casa sua lassù; macché ali, un mozzicone di lapis copiativo fra le dita gli bastava.”

Recensione

Questo è stato il mio primo Buzzati completo, dato che mesi fa ho iniziato “Il Deserto dei Tartari” senza portarlo a termine e anni fa “Un Amore” senza portarlo a termine.

Non per motivi particolari, nel primo caso dopo averlo iniziato stavo anche adorando la lettura ma sono subentrati altri libri e questo è finito sotto alla pila, mentre nel secondo caso ricordo di non aver avuto molto entusiasmo.

Ma parliamo della Boutique del Mistero, è una raccolta di racconti, parecchi racconti, trentuno nello specifico, la maggior parte sono piuttosto brevi massimo 4/5 pagine ma ci sono alcune eccezioni.

Dato che non è un romanzo o racconto lungo ad essere sincera fatico a dirvi qualcosa di specifico dato che non posso fare spoiler e in questo libro ci sono 31 situazioni diverse, ma ci sono alcuni punti in comune, ogni racconto ha lo scopo di “insegnare” o suggerire un qualcosa, una lezione, un risvolto a certi atteggiamenti o situazioni.

In alcuni racconti anche, verso la fine del libro, compare anche Buzzati stesso che si inserisce in qualche avventura.

Il problema principale con i racconti è il tralasciarne alcuni che alla fine non ti hanno lasciato niente, è come se davanti agli occhi ti passassero 31 immagini di panorami diversi e dopo averli visti tutti solo alcuni ti rendi conto di averli ancora in giro per la mente.

Quindi su 208 pagine solo alcune mi hanno lasciato qualcosa, in particolare l’ultimo racconto mi è piaciuto particolarmente, Buzzati scrive della morte della madre in termini e in ragionamenti commoventi e sentiti, questo ve lo dico dai anche se è un mini spoiler, il racconto si intitola “I Due Autisti” perché Buzzati pensa a il fulcro del discorso fra i due autisti che stanno trasportando la defunta madre, e riflette sull’egoismo dei figli e il bisogno della donna in vita della vicinanza negata da questo.

E’ molto commovente e un finale perfetto per questa raccolta.

 “Io invece no. Io andavo in giro per Milano ridendo e scherzando con gli amici, idiota, delinquente che ero, mentre il costrutto della mia stessa vita, l’unico mio vero sostegno, l’unica creatura capace di comprendermi e di amarmi, l’unico cuore capace di sanguinare per me (e non ne avrei trovati altri mai, fossi campato anche trecento anni) stava morendo.”

Altro racconto che mi è piaciuto, forse il più citato del libro è “Inviti Superflui”, qui l’autore pensa ad una donna e alla diversità che li separa oltre che alle possibili scene che potrebbero vivere assieme se fossero ancora assieme e se questa forse fosse diversa.

E’ un testo poetico, romantico e capisco perché è il più citato.

Infine, ve ne cito tre perché alla fine sono quelli che mi sono rimasti più impressi, altro racconto che mi gironzola ancora per la testa è “Il Cane che ha Visto Dio”, uno dei racconti più lunghi dell’opera.

Si dividono in due categorie i racconti di questo libro, quelli che vogliono lasciare al lettore un messaggio, una lezione diciamo e quelli che invece vogliono solo parlare di un pensiero, di uno stato d’animo dell’autore, camuffati questi ultimi sotto personaggi o scene che non vanno dritte al punto.

C’è anche qualche atmosfera gialla/inquietante come nel racconto “I Topi”, che nonostante sia piuttosto breve riesce ad iniettare nel lettore una certa ansia.

Questo è un elemento anche che mi fa capire quanto un autore di racconti sia bravo nello scrivere, perché in uno scritto di poche pagine riesce a costruire una tensione tangibile come se prima ci fossero altre 200 pagine che ti hanno portato a quel punto.

Insomma Buzzati scrive bene, non c’è niente da fare, lo stile è medio direi, non troppo semplice nè troppo articolato, godibile, veloce con qualche descrizione che aiuta ad immaginare lo scenario senza appesantire la lettura.

Lo stile è ottimo anche perché ti spinge a continuare la lettura, di racconto in racconto fino alla fine.

Alcuni racconti hanno un ingrediente magico, si parla di religione, truffa, umiltà, perdita, ipocrisia e molti altri temi.

Mi ha stupito la critica dell’autore che si ripete diverse volte nei confronti delle classi più abbienti, il signori del tempo che guardavano con disprezzo i poveri, Buzzati li critica aspramente in un modo a volte più marcato e a volte più sottile.

La critica sociale è sentita dall’autore e si ripresenta in diversi racconti.

E’ un testo che consiglierei a chi ama i racconti, la volatilità di questi, la critica sociale e la riflessione su temi degni di analisi senza mai sfociare in un qualcosa di troppo diretto.

Tuttavia a parte questi racconti citati prima non mi è rimasto molto di questo libro, alcune trovate mi sono piaciute, la simbologia è affascinante ma di 208 me ne ricordo una ventina.

Il resto è stato piacevole certo ma questo non toglie il fatto che non credo ripenserò un granché a questo libro nei prossimi mesi.

Voglio però leggere di sicuro altro di Buzzati, perché mi ha incantata con il suo stile e vorrei proseguire con “Il Deserto dei Tartari” che mi stava piacendo da impazzire.

Voto:

wefnejfn.png

Credo che tre stelline sia una valutazione più che giusta per me, è comunque un libro che consiglierei anche perché ci sono alcune perle degne di essere lette almeno una volta all’interno.

E voi? Avete mai letto “La Boutique del Mistero”? Vi piace Buzzati? Si? No?

Ancora ben tornati a tutti,

a presto!

Elisa

 

 

 

Annunci

Quel Che Resta del Giorno – Kazuo Ishiguro

Buona domenica cari/e!

Come avete passato questa settimana? Spero bene, anzi nel migliore di modi.

Ho un avviso da darvi, parecchio importante, tenetevi pronti.

Nel blog verranno introdotte tante interessanti novità, prima di tutte ci sarà un nuovo membro che inizierà a far parte della squadra di Writhings e grazie principalmente a questo nuovo membro parleremo anche di serie tv e film in molto molto più frequente e molto più approfondito. Vi piace questa novità?

Ci sarà un grande upgrade insomma per cui io sono davvero entusiasta.

Ma sarà tutto più chiaro nei prossimi giorni/settimane, intanto concentriamoci sull’articolo di oggi perché è arrivato quel giorno in cui parliamo per bene del libro del gruppo di lettura, in questo caso di gennaio.

Iniziamo subito!

71t+7Lfh+ZL

Quel Che Resta del Giorno – Kazuo Ishiguro

Editore: Einaudi

Pagine: 271

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 12,00

Prezzo ebook: € 7,99

Anno della Prima Pubblicazione: 1989

Link all’Acquisto: QUI

Trama

La prima settimana di libertà dell’irreprensibile maggiordomo inglese Stevens diventa occasione per ripensare la propria vita spesa al servizio di un gentiluomo moralmente discutibile. Stevens ha attraversato l’esistenza spinto da un unico ideale: quello di rispettare una certa tradizione e di difenderla a dispetto degli altri e del tempo. Ma il viaggio in automobile verso la Cornovaglia lo costringe ben presto a rivedere il suo passato, cosi tra dubbi e ricordi dolorosi egli si accorge dì aver vissuto come un soldato nell’adempimento di un dovere astratto senza mai riuscire ad essere se stesso. Si può cambiare improvvisamente vita e ricominciare daccapo? Da questo romanzo di Ishiguro, acclamato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti e vincitore del prestigioso Booker Prize, nel 1993 il regista americano James Ivory ha tratto un famoso film con Anthony Hopkins ed Emma Thompson.

 

Dopotutto che cosa mai c’è da guadagnare nel guardarsi continuamente alle spalle e a prendercela con noi stessi se le nostre vite non sono state proprio quelle che avremmo desiderato? La dura realtà è certamente il fatto che per quelli come voi e io, vi è ben poca scelta che porre, in definitiva, il nostro destino, nelle mani di quei grandi gentiluomini che sono al centro del mondo, i quali impiegano i nostri servizi. Che ragione c’è di preoccuparci troppo circa quello che avremmo o non avremmo potuto fare per controllare il corso che la nostra vita ha preso?

Recensione

Allora devo dire nonostante il passare dei giorni su questo libro ho ancora idee varie e sparse che cercherò di raccogliere nel migliore dei modi durante la scrittura di questa recensione.

Andiamo con ordine, iniziamo come sempre parlando dello stile di questo testo che è senza dubbio lento, non eccessivamente descritto e dispersivo a tratti.

Lento per il fatto che sopratutto all’inizio dopo aver letto trenta pagine mi sembrava di averne lette 100 senza un reale motivo, non per il fatto che succedono molti fatti perché gli eventi che accadono sono davvero ben diluiti nelle 271 pagine di questo libro ma più che altro perché il nostro personaggio principale si perde e divaga molto, concentrandosi prima su un fatto del passato e poi su un aneddoto.

Ci vogliono un tot di pagine per ingranare ma sopratutto per entrare nel ritmo giusto per la lettura di questo testo, una volta riusciti nell’impresa però ci si può godere una lettura rilassata e curiosa.

Curiosa per il fatto che dopo averci pensato ho partorito un’idea strana su questo libro, ovvero che il testo scorre lentamente ma le vicende sembrano avanzare con il ritmo più adatto e che nonostante al momento della lettura pensassi che non avrei avuto un gran ricordo in futuro di questo romanzo poi ora dopo averlo terminato mi rendo conto di non riuscire a togliermelo dalla mente.

Ishiguro ha uno stile davvero enigmatico perchè sul momento sembra di non leggere nulla di così trascendentale anche se poi con il passare delle ore e dei giorni ci si rende conto che in realtà la sua scrittura è rimasta impressa più del previsto.

E’ davvero curioso tutto ciò.

Parliamo dei personaggi e della storia, ovvero di Stevens il nostro personaggio principale e del fatto che in questo libro lui ci racconterà la sua vita.

Ovviamente non tutta la sua esistenza ma i passi salienti e ciò che lo rende un devoto maggiordomo e ci renderemo conto alla fine, un uomo che ha passato tutta la vita al servizio di un “altro”.

Stevens è un uomo non proprio nel fiore degli anni al presente del testo e in seguito ad un viaggio di sei giorni (occasione più unica che rara) verremo da lettori a conoscenza del suo passato dedicato a Lord Darlington, un gentiluomo inglese dal profilo eccellente.

Stevens ricorda i bei tempi al servizio di questo Lord con estremo orgoglio e nostalgia ma lanciando un occhiata al passato non c’è solo questa figura ma c’è anche quella di Miss Kenton, figura per cui compie in parte questo viaggio di sei giorni desideroso di un incontro.

Stevens, e questo si inizia a intuire circa a 70/80 pagine dall’inizio, è un narratore inaffidabile di cui ci si può fidare ben poco.

I suoi ricordi non sono fermi e saldi, alcuni eventi sono mischiati con altri volontariamente o meno.

Man mano che si avanza con le pagine questo fattore diventa sempre più chiaro e certo, Stevens per le emozioni contrastanti, la maggior parte delle volte represse anche per il lavoro che svolge, non ricorda in molto limpido gli eventi.

Personalmente per tutto il romanzo non sono riuscita mai del tutto a fidarmi di Stevens né come narratore né come personaggio, c’è qualcosa in lui che mi impedisce di affidarmi a questo durante la lettura.

Mentre da una parte l’estrema devozione che prova per i suoi padroni sembra comunque probabile, dall’altra in più punti raggiunge livelli che offuscano il buon senso.

Per tutto il romanzo Stevens non fa altro che interrogarsi su cosa sia la “dignità” come la intende lui in un maggiordomo e mette continuamente in questione i criteri e i doveri di un maggiordomo e quali sono quelli fondamentali, domandandosi di conseguenza se lui negli anni ha saputo innalzarsi fino a questi livelli.

Il punto su cui si basa l’intero romanzo e che rimane in modo più vivido al termine della lettura è la mentalità di Stevens che vive nella convinzione di aver raggiunto l’asticella più alta che un essere umano può raggiungere nella vita offuscato dalla estrema devozione che prova per il suo padrone e non mette mai, nemmeno una volta, in discussione ciò in cui ha sempre creduto perdendosi però di fatto una visione diversa della vita che sicuramente andrebbe ispezionata.

Ogni tanto tra l’altro Stevens mente riguardo il suo passato e questi punti mi lasciavano perplessa mi portavano a fidarmi sempre meno di lui.

Anche nei confronti di Miss Kenton e di tutti gli altri personaggi che incontrerà lui è sempre controllato, sembra essere in una specie di bolla con cui forse è cresciuto e da cui non riesce a guardare fuori.

Per quanto riguarda Miss Kenton si hanno dei sospetti sul loro rapporto, sospetti che verranno il leggerissima dose alimentati durante tutto il corso del romanzo per poi essere (sempre leggermente) confermati al termine del romanzo.

Vorrei scrivere due parole anche sul personaggio di Miss Kenton, che è forse il personaggio secondario più importante anche perché persino nei momenti in cui non c’è (o in cui non si leggono ricordi su di lei) non si può non pensare a questa donna, è un personaggio ombra sempre presente.

Anche lei è una figura molto enigmatica, una donna certamente forte e dal carattere energico e fumantino a volte.

Questo è un libro costruito senza in modo ottimo perché c’è una vera e propria escalation nella comprensione da parte del lettore di Stevens, lo stile mi è piaciuto, non poetico come quello della Woolf ma a volte portato all’essere dispersivo (e questo non è sempre un fattore negativo, in questo caso non lo è per me).

Non è stata una lettura sempre lineare e eccezionale da parte mia nel senso che mi è piaciuto questo libro ma per mio gusto personale in alcuni punti non mi ha conquistata, ci sono alcuni piccoli punti morti che distaccano il lettore dal fulcro del romanzo e lo allontanano.

Sarei curiosa di vedere il film perché mi piacerebbe guardare come un testo a tratti molto lento è stato rielaborato su pellicola.

E’ un libro che certamente si basa di più sulle emozioni che sugli eventi di per sè, ci sono eventi rilevanti, ma senza dubbio le sensazioni e le emozioni si Stevens e quelle che arrivano al lettore giocano un ruolo molto importante.

Insomma traiamo le somme, mi è piaciuta come lettura molto a penso di averlo realizzato al termine di questa, durante il libro non ero convinta, continuavo a leggere ma non capivo bene dove si volesse andare a parare.

Arrivata alla fine ho pensato “wow, che bella visione sulla vita e gli anni passati”.

Non mi era mai successo un caso così curioso, ovvero di sentire a tratti il peso della scrittura ma una volta girata pagina di sentirla così leggera e profonda, davvero uno stile interessante quello di Ishiguro ricordiamoci Premio Nobel per la Letteratura 2017.

Voto:

Progetto senza titolo (25)

Mi piacerebbe leggere di Ishiguro anche “Il Gigante Sepolto” perché mi attira molto e prima o poi penso lo farò.

Una lettura molto interessate, diversa dall’idea che mi ero fatta, più lenta e introspettiva ma una piccola grande scoperta.

E voi? Lo avete letto? Vi è piaciuto? No? Vorreste leggerlo?

 

 

 

 

Scrivere di Ciò che Si E’ Letto

Buongiorno, buon lunedì ma soprattutto buon inizio giugno (in ritardo) people!

Finalmente torno sul blog, non vedevo l’ora di poter scrivere questo articolo!

Oggi non parliamo di un libro in particolare, né di nuove uscite letterarie, né di poesia, parliamo però di un argomento sempre legato ai libri, una questione piuttosto importante su cui da qualche mese mi ritrovo a pensare.

Per la serie “parliamone” oggi ci facciamo quattro chiacchiere tranquille per ragionare sulla questione “scrivere di ciò che si è letto”.

Come ai vecchi tempi oggi con un bel bicchiere di té freddo ci mettiamo a parlare di svariati punti, io mi sa che ci vado piano col té però dato che il grande alleato ventilatore mi ha tradita facendomi prendere un raffreddore di quelli potenti, proprio a giugno.

Mi è capitato qualche volta, ma neanche tanto spesso, di entrare in quello che significa essere una bookblogger o una blogger più in generale.

Oggi vorrei soffermarmi su un dilemma che può attanagliare chi scrive di libri ovvero chi recensisce, chi ne parla, chi li racconta, insomma chi gestisce un blog che parla di libri.

Questo dilemma come vi dicevo mi attanagliava da qualche tempo, prima in maniera lieve poi con il passare delle settimane un grande interrogativo è cresciuto in me alimentato da quel dilemma iniziale, l’interrogativo in questione è:

Qual’è il modo migliore per scrivere di un libro che si è letto?

Una risposta a questa domanda (e un ulteriore conferma del fatto che non sono l’unica ad avere dubbi su ciò che scrivo) è arrivata nelle scorse settimane da Chiara del blog IlMioMondoInventato.

Chiara in un articolo racconta appunto quali sono i criteri utilizzati da lei per scrivere le recensioni che porta sul suo blog, io leggendo questo articolo mi sono posta la stessa domanda che si pone Chiara (oltre a quella di prima) “le mie sono buone recensioni?”

Ovviamente a questa seconda domanda io non posso rispondere, non sono io a poterlo dire.

Questo blog è aperto da un anno e mezzo quindi non da varie ere geologiche ma nemmeno da ieri insomma, le mie recensioni sono cambiate dall’inizio e questo penso sia evidente dando un’occhiata a quelle risalenti ai primi tempi, non sono cambiate solo le recensioni, è cambiato il mio stile di scrittura e la mia concezione riguardo al scrivere un buon articolo, o post.

Andando a guardare sul calendario non è passato molto tempo dal primo post ma il mio approccio è cambiato, si è evoluto.

Quindi mi è venuto spontaneo chiedermi quali sono gli ingredienti necessari per scrivere una buona recensione, le recensioni sono importanti per un blog che parla di libri, molto importanti e si cerca di descrivere un quadro a qualcuno che non lo ha ancora visto, oppure l’ha visto e vuole sentire l’opinione di qualcun’altro.

Trovo che una recensione scritta da qualcuno che si segue influenzi, positivamente o negativamente, un possibile lettore di un determinato titolo quindi una recensione ha il suo peso.

Almeno questo è quello che succede a me, mi è capitato ovviamente anche di acquistare e leggere titoli criticati che a me sono piaciuti, quindi bene o male che se ne parli le recensioni hanno una ripercussione secondo me sulla persona che ti segue e le legge.

Per quanto mi riguarda un buon 35% se non di più nelle mie recensioni rappresenta l’opinione personale, un 20% la scrittura o lo stile di scrittura che ritengo piuttosto importante e il resto la storia di per sè, quindi la trama, i fatti narrati e il resto.

La scrittura dipende sempre anche dal gusto personale, per esempio uno stile come quello di Simenon a me non entusiasma, è troppo coinciso e poco esaustivo dal punto di vista delle descrizioni, mi rendo anche conto però che a qualcun’altro una scrittura simile potrebbe piacere quindi l’opinione personale spalleggia l’intera recensione.

E’ un argomento interessante perché tutti (mi rivolgo ai bookblogger) scrivono le proprie recensioni in modo diverso ed è giusto sia così, in questo modo si ha un ritratto dello stesso titolo sotto punti di vista diversi, questo è un bene ma stando a questa considerazione non esiste un prototipo di recensione ideale ogni recensione è personale e ideale a modo suo.

Nelle mie recensioni di solito tendo a citare i punti positivi e negativi di un libro per poi analizzarli, a me sembra un buon modo per strutturare una recensione ma ci sono moltissimi altri modi per parlare di un libro.

Come scrive sempre Chiara la ricerca è molto importante, necessaria per parlare di un libro nel migliore dei modi è sempre utile sapere qualcosa dell’autore, qualche curiosità sulla pubblicazione insomma senza informazione non si può scrivere una buona recensione.

Ogni volta che mi siedo per scrivere una recensione al pc mi viene spontaneo domandarmi “sto facendo un buon lavoro?” e questo interrogativo persiste anche dopo averlo terminato “ho scritto una buona recensione?”, penso sia comune farsi queste domande.

Quando parlo di un libro non faccio mai spoiler, per il discorso di prima ovvero non importa come ne parli di un determinato titolo la persona che legge l’articolo potrà in futuro leggere quel libro quindi ritengo sia meglio non rivelare particolari che devono rimanere nascosti.

Di solito nelle recensioni non descrivo lo svolgimento della storia a causa spoiler appunto e anche perché quello che un potenziale lettore conosce della storia è scritto nella trama quindi io parlo solitamente della scrittura, dei punti salienti della storia (non tutta) senza entrare nei particolari, delle caratteristiche dell’opera, gli argomenti che tratta e ovviamente racconto le mie opinioni personali.

Magari per un lettore che segue determinati bookblogger penso che la cosa migliore da fare sia trovare il blogger che ha i gusti più simili ai suoi, non è la scoperta della’acqua calda quello che sto dicendo ma la ritengo una considerazione maturata nel tempo.

Bene, questo è quello che è emerso dalle mie personali considerazioni sulle recensioni e sui dilemmi legati a queste.

Ci tengo a dire che ognuno sul proprio blog scrive le recensioni come vuole sempre e solo lui (o lei), non voglio assolutamente insinuare il fatto che è meglio scrivere le recensioni in un determinato modo rispetto ad un altro, non fraintendetemi.

In questo articolo voglio solo parlare sinceramente con voi e dirvi un po’ come scrivo personalmente le mie recensioni, su quali criteri mi appoggio e aprire un sereno dibattito su cosa significa scrivere una recensione.

Voi cosa ne pensate? Ditemi la vostra ragazzi, vi aspetto!

A prestissimo!

Elisa

Le Signorine di Concarneau – Georges Simenon

Hello!

Dunque, oggi sono qui con un altra recensione, bello vero?

Sapete quando vi ho detto che assieme alla Melodia di Vienna avrei potuto anche inserire un altro titolo? L’ho fatto.

GY42060027

Editore: Adelphi (Anche se la sottoscritta l’ha letto in quest’altra edizione, acquistata in edicola con il Corriere della Sera)

Pagine: 132

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): Ed. Adelphi € 16,00 

Prezzo e-book: € 9,99

Anno della Prima Pubblicazione: 1936

Link all’acquisto: QUI

Trama

Jules Guérec – quarant’anni, celibe, proprietario di due pescherecci – è sempre vissuto nella cittadina bretone in cui è nato, nella casa adiacente all’emporio che la sua famiglia gestisce da generazioni, nello stesso odore “di catrame, cordami, caffè, cannella e acquavite”, insieme alle due sorelle rimaste nubili, che lo accudiscono con una sollecitudine benigna, occhiuta e possessiva. A loro Guérec deve rendere conto di come spende ogni centesimo. Persino quando gli capita di andare a Quimper, e di non resistere alla tentazione di tornare in quella certa strada dove un paio di signore “arrivate da Parigi” passeggiano “gettando agli uomini sguardi provocanti”, il pensiero di come farà a giustificare i cinquanta franchi mancanti gli rovina il piacere. Sono loro, le sorelle, a sorvegliare tutto, a provvedere a tutto. Anche quella volta che lui, da giovanotto, ha messa incinta una ragazza, è stata Celine – che delle due è la più penetrante e la più spiccia, e che afferma di conoscere il fratello come fosse un figlio suo – a prendere in mano la situazione. Una notte, però, Guérec, senza quasi accorgersene, sarà la causa di un evento tragico, le cui paradossali conseguenze potrebbero forse spingerlo a uscire dal bozzolo soffocante, ma anche tiepido e rassicurante, dei legami familiari.

“Certa gente nasce sotto una cattiva stella…”

Recensione

Ho terminato questo libro negli scorsi giorni e come sempre (più o meno) tendo a riflettere su un libro prima di parlarvene, cerco di ponderare su certi ragionamenti e sopratutto cerco di capire se un libro mi è piaciuto oppure no.

Con questo ho qualche difficoltà, perché non mi è piaciuto però non è neppure un libro illeggibile.

Premetto che stiamo parlando di Simenon, quindi non è il primo tizio che passa per la strada, giusto?

Ho letto in passato qualcosa di questo autore del XX secolo ovviamente tra i centinaia di scritti prodotti da quest’ultimo può essercene magari qualcuno non validissimo e per me questo titolo non è valido come altri suoi titoli.

Ci tengo a sottolineare che questi sono miei semplici pareri e che a differenza di quello che potrebbe sembrare apprezzo molto Simenon.

Partiamo dai punti positivi per me di questo scritto:

  • Il libro scorre piacevolmente e ti invoglia a proseguire la lettura, incuriosendo il lettore per via delle varie situazioni in cui il personaggio si caccerà.
  • Il linguaggio è tutto sommato semplice e diretto e questo facilita la lettura in ogni momento.

Passiamo ai punti negativi:

  • Succedono alcuni fatti gravi all’interno del libro, fatti che non posso raccontarvi altrimenti vi spoilererei tutto il libro, però sono fatti di una certa gravità e io ho avvertito una certa superficialità nel trattarli. Alcuni avvenimenti andavano, secondo me, analizzati il modo migliore di quello adoperato dall’autore.
  • Il personaggio principale, Jules, l’ho trovato profondamente immaturo. Se l’autore non avesse detto che quest’uomo aveva 40 anni io sarei andata avanti per tutto il libro con la ferma convinzione che di anni ne avesse 16.
  • Sento come se questo libro non mi avesse lasciato nulla, uno spunto di riflessione, un ricordo, nulla. E’ stata una lettura per me con poco gusto.

Forse ci sono aspetti nascosti che io non sono riuscita a carpire ma da quello che emerge dopo la lettura mi è sembrato un libro con dei personaggi conservatori e rintanati dalla nascita nello stesso luogo che per colpa dell’immagine che si andrà formando di loro alla gente saranno costretti a prendere decisioni drastiche.

Forse l’unico spunto che io riesco a trarre è questo, che a questi personaggi importa talmente tanto dell’opinione altrui da rischiare persino di lasciare tutto che avevano precedentemente costruito.

Io mi trovo seriamente in difficoltà con questo libro perché ad un certo punto ti prende talmente tanto da proseguire la lettura con una certa frenesia, però al termine io non ho provato assolutamente nulla.

Non mi lascia né un ricordo bello né uno brutto, semplicemente una lettura senza una gran spina dorsale.

Le descrizioni sono apprezzabili, si usa del gergo peschereccio per il fatto che il protagonista assieme alle sorelle vive in questo paesino marittimo in cui la pesca è l’attività ufficiale, quindi interessante sotto questo punto di vista perché si può scoprire una terminologia che magari prima era poco conosciuta.

Però tutto sommato io non riesco a farmelo piacere questo libro, nonostante il rispetto che nutro per Simenon.

Voto:

download (1)

Due stelline, come ho detto il linguaggio è scorrevole e incuriosisce quindi si legge velocemente, però al termine ripensando a quello che avevo letto mi sono detta “ah, ok, va bene”, con una certa indifferenza.

Non so cosa è andato storto.

E questa non è una buona cosa.

Ovviamente se il libro vi è piaciuto non offendetevi, questa è una mia semplice opinione.

Bene!

E voi? Avete letto quest libro? Vi è piaciuto? Sì? Paliamone, confrontiamoci!

A presto!

Elisa

Trilogia Di New York – Paul Auster

Ehilà, come state?

Finalmente sono tornate le recensioni su questo blog, ebbene sì, non vi ho avvisato di ciò perchè non mi piace ammetterlo, ma credo di essere caduta in una crisi del lettore.

Credo sia proprio per questo, che in questi mesi ho letto così poco, ma comunque ora la crisi è passata e il mio animo da lettrice è tornato a farsi sentire ancora più pimpante di prima!

Comunque!

Oggi sono qui per recensirvi appunto “Trilogia di New York” di Paul Auster, quindi non perdiamo altro tempo e addentriamoci in questo libro!

cover

Editore: Einaudi

Pagine: 314

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 12,00

Prezzo e-book: € 6,99

Anni della Prima Pubblicazione: Tra il 1985 e il 1987

Link all’acquisto: QUI

Trama

I tre romanzi che compongono questa “Trilogia” sono raffinate detective stories in cui le strade di New York fanno da cornice e palcoscenico a una profonda inquietudine esistenziale. “Città di vetro” è la storia di uno scrittore di gialli che “accetta” l’errore del caso e fingendosi un’altra persona cerca di risolvere un mistero. “Fantasmi” narra la vicenda di un detective privato che viene assoldato per tenere sotto controllo una persona, ma a poco a poco i due ruoli si scambiano e colui che doveva spiare diventa colui che viene spiato. “La stanza chiusa” racconta di uno scrittore che abbandona la vita pubblica e cerca di distruggere le copie della sua ultima opera.

Le cose muoiono quando noi moriamo, e in verità moriamo tutti i giorni.

Recensione

Dunque, questo è il primo libro di Paul Auster che ho avuto il piacere di leggere (per ora), è un autore abbastanza prolifico e senza alcun dubbio  leggerò altro di suo perché mi ha davvero stupita, questo autore inoltre è conosciuto anche con i seguenti pseudonimi: Paul Queen e Paul Benjamin.

I miei pareri, prima di leggere quest’opera, erano discordanti su quest’autore ma ora devo ammettere che il suo stile è davvero superbo (sempre secondo una mia opinione personale s’intende)  e questa trilogia racchiude tre romanzi degni di essere letti.

Partiamo con il primo, Città Di Vetro.

Dunque, in questo primo romanzo incontriamo il personaggio di Daniel Queen, uno scrittore che oramai non utilizza più il suo vero nome per scrivere, ma dalla morte della moglie e del figlio scrive solo sotto pseudonimo (William Wilson) una “saga” di romanzi che hanno come punto forte quello di narrare le vicende del protagonista di nome Max Work.

Dopo aver subito un lutto così importante e difficile da superare, Queen è un uomo che non riconosce più la sua vera identità, all’inizio quando lo conosciamo sa bene chi è ma capitolo dopo capitolo inizieremo a vedere come tutto quello che costituisce l’identità di un uomo possa essere messa in discussione e persa in altre identità.

E’ molto difficile descrivere questo primo romanzo, perché ancora adesso quando mi capita di ripensarci mi chiedo come siano in realtà andate le cose.

E’ come se ogni volta in qui ci rendiamo conto che Queen sta perdendo il suo Io anche noi perdiamo un poco di chiarezza e vediamo sempre meno la realtà per quella che è, questo romanzo riesce a intrappolare la mente una serie di dubbi e perplessità, e nel momento in cui ti sembra di essere venuto a capo della faccenda tutto si fa ancora più nebuloso.

Queen finirà per lavorare sotto le mentite spoglie di Paul Auster, che nel romanzo è descritto all’inizio come un detective per colpa di una serie di fatti ambigui.

Il protagonista si vedrà diviso fra più identità, quella di Paul Auster, Max Work, William Wilson e alla fine assisteremo al suo più totale declino.

Lo definirei un giallo-psicologico.

Andiamo avanti parliamo del secondo romanzo contenuto all’interno di questo libro, ovvero Fantasmi.

Fantasmi è quello che rispetto agli altri due romanzi ho trovato meno coinvolgente.

Ci sono alcuni momenti di tensione ma guardandolo nel suo totale è di una qualità inferiore agli altri due.

Qui abbiamo un protagonista di nome Blue e altri due personaggi importanti di nome Black e White (sì esatto in Fantasmi i nomi sono colori, interessante eh?).

Blue è un detective che viene assoldato da White per sorvegliare un certo Black, Blue non sa nulla di White non sa perchè deve tenere d’occhio Black sa solo che l’uomo che lo ha assoldato lo ha fatto trasferire in un appartamento proprio di fronte a quello di Black per avere maggiore possibilità di seguire il suo uomo in ogni più piccola azione.

Da qui si dipaneranno alcuni ragionamenti di Blue che ci aiuteranno a capire o a fantasticare sulla figura di Black.

Dico che a mio avviso Fantasmi è uno scalino in basso rispetto agli altri perché qui si inizia a capire troppo tardi il vero punto del romanzo, quindi il fatto che il pedinatore sarà quello che viene pedinato in realtà, i capisce verso i 2/3 del romanzo e avrei preferito personalmente iniziare prima a poter cogliere questi indizi.

La prima parte di Fantasmi l’ho trovato leggermente noiosa, c’è giusto qualche picco narrativo sparso in giro per tirare su l’attenzione ma niente che faccia saltare in piedi per l’emozione insomma.

Il finale anche qui come in fantasmi è tragico e enigmatico ma non so per qualche motivo l’ho sentito buttato lì a caso forse, perchè ogni buon finale deve avere una motivazione e io qui non l’ho vista (o forse c’è e io non l’ho colta), ma comunque non mi convince questo finale.

Infine, passiamo a La Stanza Chiusa, romanzo in cui alcuni personaggi precedenti ritornano in scena.

All’inizio della lettura di questo romanzo ho sentito molto coinvolgimento e l’esperienza di lettura, dato il fatto che mi stavo piacendo molto, stava anche procedendo a passo spedito finchè ad un certo punto tutto si è rallentato.

Dunque, ora, ci sono tre opzioni esistenti che possono fornire una motivazione a tutto ciò.

Ho sbagliato io a leggere i tre romanzi di seguito senza intervallarli con altro.

Dopo un certo punto il questo romanzo, i personaggi che all’inizio sono piacevoli, diventano scostanti.

Dopo un certo punto tutto è rallentato improvvisamente.

Insomma ho fatto più fatica a terminare il terzo che a leggere i primi due.

In “La Stanza Chiusa”, il nostro protagonista riceve una richiesta dalla moglie di quello che era il suo amico d’infanzia che gli domanda di incontrarsi. Gli comunica che il suo amico e marito è scomparso lasciandola con un figlio piccolo, da lì si scoprirà che l’uomo scomparso (Fanshawe) era uno scrittore che ha lasciato alcune opere mai pubblicate in mano alla moglie ed il nostro protagonista  si innamorerà della signora Fanshawe adottando di conseguenza anche il bambino.

Ovviamente Fanshawe non sarà una presenza invisibile, anzi, si potrebbe dire che la sua figura assomiglia più a quella di un secondo protagonista.

Ho già detto troppo.

All’inizio ho empatizzato molto con il nostro protagonista, non so dirvi il motivo, ma provavo simpatia per lui ed era facile sentirsi vicino a quest’ultimo.

Verso la metà però, il protagonista prende decisioni che io non condivido e che trovo non del tutto motivate quindi la  maggior parte della mia simpatia è sparita.

Detto ciò!

Questo libro tutto sommato mi è piaciuto molto, per la scrittura che a mio avviso è davvero ammirevole, per la profondità dei personaggi, per il modo in cui questo libro ti fa ripensare a lui anche dopo aver terminato la sua lettura da giorni…

Insomma è un libro molto profondo e intenso che mischia detective-stories e romanzo psicologico.

Assolutamente consigliato ed ovviamente se non avete mai letto nulla di Paul Auster, iniziate, iniziate ora!

Voto:

29116454-Classificazione-con-mezza-stella-incremento-Archivio-Fotografico

Ebbene sì, quattro stelline!

Sono rimasta davvero incantata dallo stile di questo scrittore è uno degli stili di scrittura che mi sono rimasti più impressi perché è a mio avviso singolare e ricco.

Mi sono dilungata non poco, quindi, io vi saluto e ci leggiamo prossimamente gente!!

E voi? Avete mai letto qualcosa di questo autore? Vi è piaciuto? No, perchè?

A presto!

Elisa

heart_template_2_by_raburabbit-d5xd2ot

Abbiamo Sempre Vissuto nel Castello – Shirley Jackson

Buonasera compagni!

Tutto bene? Con queste influenze in giro è facile ammalarsi in questo periodo, infatti come se l’avessi urlato ieri sera la febbre mi ha fatto visita e non vuole ancora lasciarmi in pace, anche se nelle ultime ore quest’ultima è stata più clemente con me.

Detto ciò, iniziamo con questa recensione finalmente perchè c’è molto da dire!

41pVO3ZZGqL._SX316_BO1,204,203,200_

Editore: Adelphi

Pagine: 182

Prezzo di Copertina: € 18,00

Anno della Prima Pubblicazione: 1962

Link all’acquisto: QUI

Trama 

A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce“; con questa dedica si apre “L’incendiaria” di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l’Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i “brividi silenziosi e cumulativi” che – per usare le parole di un’ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo “La lotteria“. Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male – un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai ‘cattivi’, ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

Merricat”, disse Connie, “tè e biscotti: presto, vieni”
“Fossi matta, sorellina, se ci vengo m’avveleni”
“Merricat”, disse Connie, “non è ora di dormire?”
“In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire

Recensione

Dunque, inizio con il dire che per quanto possa essermi piaciuto questo libro ritengo che il prezzo di copertina sia davvero eccessivo, per 182 pagine 18,00 € sono davvero troppi, io ero riuscita a reperirlo usato ma se fossi stata costretta a comprarlo a prezzo pieno probabilmente non l’avrei fatto.

Shirley Jackson è stata una scrittrice ed una giornalista americana e, come accennato nella trama qui sopra, autori come Stephen King, Nigel Kneale e Richard Matheson dicono si essersi ispirati a lei.

Inizio con il dire che leggendo pagina dopo pagina mi sono resa conto che quando si descrive questo libro per classificarlo in un genere si usa il termine “Horror” ma io devo ammettere di non trovarmi del tutto d’accordo con questo termine.

Per descrivere questo libro userei il termine “Thriller Psicologico“, perché è la stessa mente della protagonista che ci inquieta durante la lettura e ci fa ragionare su certi concetti che a prima vista sembrano innocenti.

Mary Katherine nelle prime pagine risulta un personaggio più o meno normale e si prova anche un po’ di pena per lei, visto il modo in cui viene trattata dai cittadini del paese, ma alla si rivelerà instabile e inquietante forse più della sorella.

Il fattore che mi stupisce più di tutti è che nonostante la pazzia mentale di queste sorelle, personalmente dopo aver chiuso il libro ho continuato a “tifare” per loro, ho continuato a credere che i veri personaggi malvagi fossero i cittadini e il cugino.

Ho sospettato solo per poche pagine di loro, ma dopo quel sentimento di compassione e pietà è tornato come se nonostante tutto loro fossero ancora le vittime.

La stile di scrittura è davvero singolare perchè ogni parola è messa in modo da aumentare la sensazione di inquietudine e la cappa cupa di questa storia.

Il personaggio di Charles all’inizio è una specie di “salvatore” perché fa pensare al lettore che finalmente è arrivato qualcuno in grado di rompere e destabilizzare la situazione di routine, ma alla fine si rivela solo un essere materialista e perfido.

Direi che ci si focalizza molto più sui personaggi che sugli avvenimenti, vista la particolarità di questi.

Il membro della famiglia più inquietante però rimane Mary Katherine, che tormenta davvero il lettore perché da una parte fa provare dolcezza vista la sua giovane età e la ingenuità ma dall’altra appunto è talmente inquietante da far venire la pelle d’oca.

In questo libro non si rimane stupiti per quello che accade almeno all’inizio, ma per quello che sentiamo e avvertiamo in questo ambiente che risulta pesante, nebuloso, poco chiaro e molto cupo.

Altri personaggi paurosi sono i cittadini di questo paesino che sono davvero pregni di una cattiveria e di quello che nella trama è descritto come Il Male assieme ad un mix di invidia e perfidia.

Insomma tirando le conclusioni, vi consiglio vivamente la lettura di questo libro se vi piacciono le turbe provocate da letture psicologiche che vi tormentano.

Ma vi avverto, siate pronti a farvi mille domande senza mai trovare una risposta.

Voto: 29116454-Classificazione-con-mezza-stella-incremento-Archivio-Fotografico (2)

Eh sì, quattro stelle!

Mi è piaciuto molto, se non si fosse ancora capito…

Come al solito sono stata attenta a non fare spoiler, spero di avercela fatta.

E voi ragazzi? Avete mai letto questo libro? Vi è piaciuto? No? Perché?

A prestissimo gente!

Elisa

tumblr_m9t1929yyU1rcsnvio1_500

Gli Uomini In Generale Mi Piacciono Molto di Véronique Ovaldé

Salve gente!

Come state questo venerdì, miei dolci cannellini alla Nutella?

Finalmente è il momento di recensire Gli Uomini In Generale Mi Piacciono Molto, quindi non perdiamoci in chiacchiere ed iniziamo subito!

71u4zztzm+L.jpg

Editore: Minimum Fax

Prezzo: € 8

Pagine: 128

Anno della prima pubblicazione: 2005

Link all’acquisto: QUI

Trama

Lili vive con il suo compagno in una piccola casa vicino allo zoo, dove gode di un’apparente tranquillità domestica. Ma un giorno d’estate, mentre osserva per l’ennesima volta le gabbie degli animali, intravede un’ombra conosciuta, uno spettro carico di ricordi e paure: Yoïm, il suo primo amante, è tornato a cercarla. Con lui riaffiora il terribile passato di Lili: la morte della madre, la follia neonazista del padre, il mutismo del fratellino, l’abbandono di sé adolescente nelle mani di un uomo maturo che la trasforma in un oggetto sessuale, manipolato, venduto, abbandonato. Il destino della protagonista si gioca tutto sul crinale tra autodistruzione e salvezza, nella lotta tra desiderio e forza di volontà, fino al riscatto finale.

Recensione

Dunque, vorrei fare due piccole “prefazioni” diciamo prima di iniziare.

La prima è che se questo libro vi è piaciuto per favore non offendetevi, non è assolutamente mia intenzione offendervi o mettermi a giudicare, vorrei solo esprimere la mia opinione.

Secondo appunto, credo che Prometto Di Sbagliare mi abbia creato un piccolo blocco del lettore, infatti è proprio per questo motivo che ho impiegato così tanto tempo per terminare questo libro, quindi nulla, è stata una lettura travagliata e forse anche per questo motivo il mio giudizio nei confronti di quest’opera sarà negativo.

Quindi spero di riprendermi d questo blocco ed iniziare a leggere come prima.

Iniziamo per davvero ora…

Mi sono appuntata quello che devo dirvi ma probabilmente mi dimenticherò gran parte di quello che voglio dirvi, bene!

Non vi dirò il finale, perché non faccio spolier (Oddio a volte sì…).

Questo romanzo mi aveva attratta all’inizio per il titolo, mi sembrava un libro leggero e adatto ai momenti più tristi.

Insomma mi immaginavo un classico romanzo rosa, non molto impegnativo che ti porta via trasportandoti in un quadro dalle tinte allegre e romantiche, ma invece mi sbagliavo.

Questo non è per niente un libro frivolo, per i temi trattati, anche se il titolo inganna, lo so.

La prima cosa che non mi è per niente piaciuta è l’impaginazione, solitamente apprezzo molto la Minimum Fax come Casa Editrice ma stavolta ha veramente toppato (gergo nobile e aulico).

A parte i caratteri che sono minuscoli, i dialoghi sono apostrofati male, non si capisce mai se un personaggio sta parlando o sta solamente pensando internamente, e questo confonde maggiormente la situazione.

Ci sono virgole messe a casaccio, nel vero senso della parola, quindi in tutto questo marasma di confusione il lettore inizia a perdersi e a non capire di preciso i fatti narrati.

Questo fattore non aiuta di certo l’autrice e la storia.

Altro punto, quando la protagonista Lili ci racconta quello che vede in alcune scene, la maggior parte delle volte non si riesce a capire se questa donna sta realmente vedendo quello che ci racconta oppure se lo sta solo immaginando, non si riesce proprio a capire, in certi momenti sembra sia sotto l’effetto di allucinogeni.

L’idea in se non era malvagia ma a mio modesto parere è stata narrata veramente in modo pessimo.

In alcuni momenti la protagonista inizia a filosofeggiare mentre in altri momenti dice la realtà nuda e cruda in due parole.

Non c’è molta coerenza in queste scene.

L’elemento che disturba nel libro penso sia proprio Lili, perché è incoerente, e non racconta il motivo di alcune sue scelte perché alcune di queste sembrano proprio immotivate.

In questo libro si posso intravedere, sì intravedere perché non si affrontano veramente, alcuni temi come il lutto, l’abuso su minori, l’oggetivazione sessuali e altri temi molto importanti su cui si sarebbe potuto dire molto di più.

Insomma, questo libro è stato una delusione per me, mi aspettavo molto di più invece dopo la lettura il mio cervello ne è uscito in uno stato di totale confusione e insoddisfazione.

E’ una recensione breve, me ne rendo conto, perché non c’è molto da dire essenzialmente, è un libro con una storia interessante a mio parere narrata male che mi ha lasciato senza parole (in negativo però).

Voto:

download (8)

Voi avete mai letto questo libro?? Vi è piaciuto?

A presto!!

PS:*Alla fine ho deciso di iniziare La Ragazza Del Treno, Il Segno dovrà attendere, pazienta amico*

Elisa

tumblr_m9t1929yyU1rcsnvio1_500

Le Notti Bianche di Fëdor Dostoevskij

Buongiorno!!

Come state miei zuccherini colorati?

Oggi voglio parlarvi di un opera immortale, ovvero Le Notti Bianche, libro che tutti almeno una volta nella vita abbiamo sentito o letto.

Che dire… Iniziamo!

51DFSYboEKL._SX347_BO1,204,203,200_

Editore: Mursia

Pagine: 136

Prezzo di Copertina: € 2, 98

Link all’acquisto: QUI

Sognando creo interi romanzi.

Trama

Sullo sfondo della Pietroburgo delle notti bianche, deserta e irreale, un impiegato, un «sognatore», incontra casualmente su uno dei ponti della città Nastjen’ka. La giovane gli apre il suo cuore in un dialogo che dura quattro notti e che li porterà a cullarsi nel sogno di una vita insieme. Sino al fatidico mattino.

Recensione

Partendo dal presupposto che personalmente provo molto rispetto e ammirazione per Dostoevskij, insieme all’amore per la sua scrittura, cercherò di parlarvi di quest’opera singolarmente senza basarmi su altre mie considerazioni.

Come avrete notato, diversamente dal modo in cui imposto solitamente le recensioni, stavolta non ho scritto nulla a fianco della copertina perché quest’opera si può trovare in molte edizioni differenti e in prezzi differenti quindi la scelta è ampia.

Ho riletto questo libricino qualche settimana fa per la seconda volta.

In quest’opera si toccano emozioni e argomenti molto delicati a mio parere ovvero la capacità di essere sognatori a tutti gli effetti e l’amore non ricambiato (del tutto almeno).

La scrittura di Dostoevskij non penso possa piacere a tutti ma è normale, è una scrittura articolata e a tratti complessa.

In questo libro il sentimento che trabocca da ogni piccola frase è in assoluto il profondo desiderio e la profonda attitudine nel sognare ad occhi aperti.

Sembra quasi magico in modo in cui ognuno di noi può ritrovarsi catapultato nella Pietroburgo di un tempo e poter immaginare assieme al protagonista migliaia di scenari e situazioni diversi.

E’ un libro che per 136 pagine ti fa staccare completamente il cervello, trascinandoti in universi nuovi senza che tu te ne renda conto e quando sarai tornato nel tuo di universo, guardando il libricino che avrai tra le mani rimarrai stupito di scoprire che in realtà non te ne eri mai andato.

E’ una magica lettura che consiglio a tutti di cuore, anche alle persone che solitamente non sognano ad occhi aperti o a cui piace stare con i piedi per terra perchè questo libro vi trascinerà comunque.

C’è anche il discorso amore non ricambiato come ho detto prima che si impossessa dello scenario suggestivo dalla metà del libro più o meno.

E’ un argomento che lascia un po’ di amaro in bocca e di sincera tristezza.

In conclusione, quest’opera mi ha dato molto e sicuramente a breve tornerò a ficcanasare tra le sue pagine.

Voto29116454-Classificazione-con-mezza-stella-incremento-Archivio-Fotografico (2)

Bene ciurma!!

E voi? Avete mai letto quest’opera? Vi è piaciuta? Anche voi siete affascinati da Dostoevskij?

(Io sono peggio di una ragazzina certe volte quando si parla di questo autore eh eh…lo so..)

A presto gente!!!

Elisa

tumblr_m9t1929yyU1rcsnvio1_500

Prometto di Sbagliare – Pedro Chagas Freitas

Ciao dolci ragassuoli! Come state? L’influenza vi ha contagiato? Speriamo di no! *incrocia le dita*

Dunque, come avrete letto, oggi finalmente sono qui per recensirvi Prometto di Sbagliare, libro su cui io avevo molte molte aspettative quindi iniziamo direi!

51VShDD+-lL._SX321_BO1,204,203,200_

Editore: Garzanti

Prezzo: 16,90 €

Pagine: 399

Anno di Pubblicazione: 2015

Quando una persona che ami serve solo a spegnerti, non è più la persona che devi amare

Trama

Il locale è affollato e rumoroso. L’uomo è seduto vicino alla finestra e guarda il cielo grigio, annoiato come ogni lunedì mattina. Improvvisamente si volta e lei è lì, di fronte a lui. Gli occhi carichi di stupore e l’imbarazzo tradito dal tremito delle dita che afferrano la borsa. Sono passati anni dall’ultima volta che l’ha vista, il giorno in cui l’ha lasciata. Senza una spiegazione, senza un perché, se n’è andato spezzandole il cuore. Da allora, lei si è rifatta una vita, e anche lui. Eppure solo ora si rende conto di non avere smesso di amarla neanche per un secondo. Per questo, quando lei cerca di fuggire da lui, troppo sconvolta dalle emozioni che la scuotono, l’uomo decide di fermarla. E nel loro abbraccio, in mezzo ai passanti, prometterle di tentare, agire, cadere, sbagliare di nuovo. Amarla. Davvero e per sempre. Questa sembrerebbe la fine, ma non è che l’inizio della loro storia. Perché ogni loro gesto, ogni lettera che si scrivono, ogni persona che incontrano, ha un universo da raccontare. E l’amore è il filo rosso che lega tutto. Quante volte ci siamo chiesti com’era l’amore da cui siamo nati? Come si è sentito nostro padre la prima volta che ci ha tenuto in braccio? L’emozione più grande è quella di ritrovare quello che si è perso e amarlo di nuovo, come se fosse la prima volta.

Quando succede che una persona smette di essere la nostra vita per diventare ciò che ci impedisce di vivere?

Recensione

Allora gente, non so proprio da dove iniziare a parlare di quest’opera.

Come ho detto all’inizio avevo enormi aspettative per questo testo e purtroppo devo ammettere che queste aspettative non sono state soddisfatte (ovviamente questa una mia opinione, se questo libro vi è piaciuto non offendetevi vi prego, questa è solo una mia piccola opinione).

Questo libro parla d’amore, come avrete già capito, ma non ha una vera e propria trama, ora mi spiego:

la trama che avete letto qui sopra sembra indicare che per tutto il libro seguiremo la vicenda di questa coppia di amanti che si sono ritrovati giusto? Sbagliato invece.

Non abbiamo dei personaggi predefiniti, ci viene dato il nome solo di alcuni personaggi, e la trama non è fissa e non è precisa.

L’unica parola che si può usare per raccontare in una parola è Amore.

Si parla d’amore, l’amore in ogni sua forma, l’amore di una coppia di vecchi sposi, l’amore di un padre verso un figlio, l’amore non ricambiato di un uomo verso una donna ecc. ecc.

Insomma non ce’ una vera trama e i “capitoli” o paragrafi durano al massimo 4 pagine, ma questo personalmente non è un male anzi è un fattore positivo perché in questo modo si può interrompere la lettura in ogni momento senza perdersi.

La scrittura è molto filosofica e a volte ammetto di essere rimasta confusa dopo la lettura di un paragrafo non capendo perfettamente quello che l’autore voleva dire.

Un altro punto forte di quest’opera è la ricchezza senza dubbio di frasi molto poetiche e ispiratrici.

Diciamo che può essere considerata un opera buona per rubacchiare qualche frase da mettere nel pacchettino regalo di San Valentino.

Molto romantico, fin troppo però dopo un tot di tempo.

Penso che questo libro vada letto in pillole, un capitolo ogni tanto, credo di aver sbagliato a leggerlo tutto assieme paragrafo dopo paragrafo.

Perché a me è risultato veramente pesante dopo un po’, non vedevo l’ora di terminarlo.

All’inizio questo romanticismo, questa poesia, questo linguaggio modesto ma raffinato al tempo stesso fa piacere ma dopo aver letto gran parte del libro risulta diventare un enorme macigno che ci si porta dietro pagina per pagina.

Bene!

Spero di avervi trasmesso un giudizio pulito, spero!

Voto: download (1)

Ebbene sì! Due stelle!

Totalmente meritate ma due stelle, perché sinceramente non mi sento di dare qualcosa in più.

E voi? Avete letto questo libro? Vi è piaciuto, perchè? No, perchè?

A presto ciurma!!

Elisa

 

Il Cimitero Senza Lapidi e altre Storie Nere di Neil Gaiman

Salve ragassuoli!!

Oggi voglio parlarvi di un libro che ho letto un pochino di tempo fa, esattamente un libro di racconti (di preciso 11 racconti) di Neil Gaiman (autore che io adoro)…

81YrjioFa2L

Editore: Mondadori

Prezzo: 9,50 €

Pagine: 217

Anno di Pubblicazione: 2009

Link all’acquisto: QUI

Mi sa che siamo quello che siamo e non possiamo farci un granché.

Trama

Nobody Owens cade dal melo ai confini del cimitero, nel terreno sconsacrato dove sono sepolti i malvagi, e decide di donare una lapide alla strega che lo soccorre. Jack incontra un troll sotto il ponte della ferrovia e da quel momento la sua vita sarà legata a un terribile patto di morte. Un nobile cavaliere trova il Santo Graal nel salotto di una vecchina che non ha alcuna intenzione di spostarlo dal suo grazioso caminetto. Tra l’horror, il fantasy e il giallo hard boiled, undici racconti per rabbrividire e sorridere. Racconti che, come scrive lo stesso Gaiman, sono “viaggi fino all’estremo opposto dell’universo che puoi fare con la certezza di essere di ritorno per l’ora di cena”.

Recensione

Penso che tutti più o meno conosciamo Neil Gaiman o almeno sappiamo il genere a cui solitamente questo autore è associato.

Personalmente (anche se non sono molto esperta del genere fantasy…) ho avuto un grande piacere nel leggere questa opera, che appunto non è solo di genere fantasy ma anche noir toccando a volte delle note horror.

Il racconto che ho preferito è quello “principale” diciamo, ovvero quello del Figlio Del Cimitero, che è disponibile anche singolarmente sempre edito da Mondadori.

Gli altri racconti mi sono piaciuti abbastanza, non mi hanno fatto impazzire ma devo dire che certe sensazioni di inquietudine e di mistero mi perseguitano ogni tanto ancora ora quando ci penso.

L’unico punto negativo se volgiamo dire del leggere Gaiman è il fatto che dopo qualche lettura ci si rende conto che più o meno le trame o le emozioni sono sempre le stesse ma penso sia comunque bello leggere un libro con questi toni.

Solitamente questa lettura è consigliata ai bambini di età superiore ai 10 anni, ma penso che tutti possano leggerlo e apprezzarlo nello stesso modo, dal bambino più estroverso all’adulto più realista.

In totale ogni racconto non dura molto, quindi non farò nessunissimo spoiler perchè vista la durata e la suspance che si prova non vi svelerò tutto ora…

Detto ciò, posso solo consigliarvi di leggere se non quest’opera nello specifico e se non l’avete ancora fatto qualcosa di questo autore.

Vi consiglierei come lettura (oltre a questa) sempre di Gaiman, Coraline, da cui è stato tratto il famoso film/cartone, che consiglio sempre perchè la considero una lettura divertente, rilassante e inquietante allo stesso tempo.

Voto: 29116454-Classificazione-con-mezza-stella-incremento-Archivio-Fotografico (1)

E voi? Avete mai letto qualcosa di questo fantasioso autore? Se sì, cosa avete letto di bello che sono curiosa :))

A presto, miei rotolini di pasta sfoglia friabile!!!

Elisa