Norvegian Wood/Tokyo Blues – Haruki Murakami

Buon martedì gente!

Come va? Siamo già al 4, ebbene sì, oggi è il tempo di una recensione ovvero quella del libro del mese scorso per il gdl.

E’ un libro che avevo il libreria da anni, lo avevo recuperato tramite uno scambio su Accio ma non avevo intenzione di leggerlo nel prossimo futuro, quando ha vinto il sondaggio non sapevo cosa aspettarmi una volta iniziata la lettura.

Non sono una fan del romanzo di formazione in generale, o meglio ho passato periodi in cui lo leggevo con piacere e altri in cui lo evitavo, è un genere che sfocia nel malinconico/nostalgico e a volte se non si combina bene rischia di diventare una lettura pesante.

Comunque, io direi di andare a parlarne per bene assieme subito!

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Novegian Wood/Tokyo Blues – Haruki Murakami

Casa Editrice: Einaudi

Tipologia: Romanzo di Formazione

Pagine: 374

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): €14,00

Prezzo ebook: €6,99

Anno di Pubblicazione: 1987

Link all’Acquisto: QUI*

 

Trama

 

Uno dei più clamorosi successi letterari giapponesi di tutti i tempi è anche il libro più intimo, introspettivo di Murakami, che qui si stacca dalle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso famoso, per esplorare il mondo in ombra dei sentimenti e della solitudine. Norwegian Wood è anche un grande romanzo sull’adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli “altri” per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel costi. Come il giovane Holden, Toru è continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un’istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze, Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con forza irresistibile, Toru non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui.

E mi chiedo dove siamo andati a finire noi due. Come è potuto succedere? Dove è andato a finire tutto quello che ci sembrava così prezioso, dov’è lei e dov’è la persona che ero allora, il mio mondo?

Recensione

Allora dopo averlo letto e averci pensato per bene è un libro che dal punto di vista dei personaggi esterni a quello principale non mi ha lasciato molto, ricordo a malapena i nomi dei personaggi e alcune scene sono sparite dalla mia mente ma sono scene non vitali al libro di per sè, questo succede con molti libri comunque quindi non è un “problema”.

Inizierei come faccio sempre con i punti positivi, sono un buon numero per quanto mi riguarda.

Parliamo dello stile di scrittura, io non sono una grande esperta in letteratura giapponese, l’avverto come lontana da me e ciò che ho letto scritto da autori giapponesi era diverso dallo stile di Murakami.

A riguardo ho letto l’introduzione dell’edizione che ho letto (quella di sopra) in cui si parla di questo, e ho trovato un riferimento anche all’interno del libro, in cui si parla di autori tipicamente appartenenti alla letteratura americana, si dice che Murakami è rivoluzionario sotto questo punto di vista dato che non adotta un classico stile giapponese ma fa l’occhiolino allo stile americano ed è molto vero.

Per un lettore abituato alla letteratura americana vede lo stacco ma non in modo così evidente, è uno stile digeribile, fruibile, non artefatto.

Con questo non intendo dire che sembra americano Murakami, ma di certo è un scrittore giapponese con uno stile più americano rispetto a quelli degli anni passati, ai classici scrittori giapponesi, e forse è per questo che ha avuto così tanto successo.

Il libro si legge bene, lo stile mi piace perché è pulito e non esagera mai o non ho trovato momentanei picchi di scrittura artefatta.

Le descrizioni sono bene fatte in alcuni momenti mi sono sentita tra le viuzze di Tokyo, alcuni paragoni nelle descrizioni colpiscono.

A volte però mi è sembrato che il testo insistesse su un punto ormai chiaro, su una scena già ben visualizzata o su un’emozione già trasmessa.

Per questo alcune volte durante la lettura non vedevo l’ora di passare quel punto, non lo definirei noioso ma alcuni punti duravano un po’ troppo per me.

Questo lo dico velocemente perché è un osservazione personale, a volte ho fatto fatica con i personaggi perché sono caratterizzati bene, sembrano veri, però a tratti li trovavo irritanti, questo è un appunto puramente personale.

Questo non vale per il protagonista con cui ho familiarizzato e ha rappresentato nel migliore dei modi il prototipo del protagonista dei romanzi di formazione.

Perché prima di tutto questo è un romanzo di formazione, in cui entrano in scena amicizie, amori, percorsi di studio che tornano alla mente nella vita di Watanabe, ho avvertito sempre un velo di tristezza che tranne per alcune scene mi è sembrato mettere in evidenza ancora di più la malinconia di un cresciuto Watanabe che guarda al passato.

E’ un romanzo costruito in questo modo anche per la tipologia alla quale appartiene, penso che lo scrittore abbia lavorato su questa sensazione con estrema cura dei particolari.

Il finale non mi ha convinta del tutto, l’ho trovato quasi incompleto, per un libro così ampio di formazione mi aspettavo un finale più esaustivo e meno nebuloso.

Il libro è costellato da scene degne di nota, descrizioni sopratutto di emozioni vere che difficilmente ho visto descritte in altri libri, questo è un enorme punto a favore per me, il modo in cui l’autore descrive alcune sensazioni (appartenenti sia al passato che al futuro) è già abbastanza per la lettura del libro secondo me.

Per quanto una situazione sia disperata, c’è sempre una possibilità di soluzione. Quando tutto attorno è buio non c’è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all’oscurità.

E invece, inutile negarlo, la memoria si sta allontanando, e ho già dimenticato troppe cose. Nello scrivere seguendo i ricordi come faccio adesso, a volte vengo preso da una terribile angoscia. All’improvviso mi assale il dubbio di stare perdendo la memoria delle cose più essenziali. Il dubbio che tutti i miei ricordi più preziosi, accumulati in qualche zona buia del mio corpo, in una specie di limbo della memoria, si stiano trasformando in una massa fangosa.

Insomma alla fine più che le relazioni di Watanabe ho apprezzato di più le descrizioni delle emozioni di questo, in alcune scene di apparente abbandono (mi riferisco alla prima parte del libro sopratutto) ho sentito la sofferenza del momento come se fossi io la protagonista e quella tristezza fosse mia, questo succede diverse volte ed è una valida dimostrazione dell’ottimo stile.

Se avete intenzione di leggere questo libro tenete conto del fatto che è pervaso dalla malinconia in modo anche doloroso.

Voto:

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Mi sento di dare tre stelle perché a parte lo stile, le emozioni vive e tangibili e il perfetto riconoscimento a romanzo di formazione di questo comunque alcuni aspetti non mi hanno entusiasmata come i personaggi (tranne Watanabe), la semi-noia di alcune pagine e il ritmo a volte inutilmente lento.

Come mia prima esperienza con Murakami sono soddisfatta poteva essere un amore più forte ed intenso ma è stata una buona esperienza la lettura di questo libro.

 

E voi? Avete letto “Isola? No? Sì? Vi è piaciuto? Ditemi!

A prestissimo,

Elisa

 

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